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Subiamo il debito e speriamo di non ammalarci, mi chiedo quale pena stiamo espiando

Subiamo il debito e speriamo di non ammalarci, mi chiedo quale pena stiamo espiando

Il Molise condannato alle pene dell’inferno. A tempo indeterminato.
Nonostante le rassicurazioni dei parlamentari pentastellati, i ministeri che affiancano i commissari nell’attuazione del piano di rientro sanitario hanno di fatto bloccato il turnover e disposto l’aumento della pressione fiscale.
Un altro macigno si abbatte dunque sulla già martoriata condizione che vivono gli operatori del settore e di conseguenza gli utenti.
Qualche giorno fa, ovvero, venerdì scorso, con un comunicato dai toni trionfalistici, il deputato Federico annunciava: «Finalmente abbiamo eliminato il blocco del turnover».
Ieri è arrivato negli uffici dell’Asrem il verbale relativo all’ultimo tavolo tecnico, che nelle conclusioni, invece, prevede proprio il blocco del turnover e l’aumento delle aliquote.
Da cittadino di questa regione chiedo e mi chiedo: quale grave pena stiamo espiando per meritare ciò?
Reparti chiusi, disservizi nell’ordine di più casi al giorno, liste d’attesa infinite. Medici, infermieri e personale sanitario costretti ai lavori forzati. Livello sempre più scadente. Utenti sempre più sfiduciati e, per giunta, costretti a rimettere mano al portafogli.
Perché? Qualcuno spieghi perché!
Oggi chi ha bisogno di cure e il personale sanitario sono sullo stesso piano e rappresentano l’anello debole della catena: chi lavora in corsia e chi negli ospedali ci va per farsi curare pagherà le conseguenze dell’ennesima scellerata decisione ragionieristica che mina i principi costituzionalmente riconosciuti circa il diritto alla salute.
I contenuti del verbale dell’ultimo tavolo tecnico non sono noti. Certamente si saprà di più nelle prossime ore, ma i dettagli oltre a soddisfare la curiosità non faranno la differenza. Chi ha sbagliato, ha contribuito e sta contribuendo a generare il debito, continua a rimanere bello comodo sulla sua poltrona, al costo per la collettività di decine di migliaia di euro all’anno. Chi quel debito lo subisce, oltre a partecipare economicamente al risanamento dello stesso, deve anche sperare di non ammalarsi.
I nostri nonni, i nostri bisnonni hanno combattuto due guerre. Hanno fatto grande l’Italia lavorando la terra, nelle miniere, costruendo palazzi, monumenti, strade, ospedali. Hanno dato la vita per il Paese, per assicurare un futuro migliore ai figli, ai nipoti. Ai loro tempi c’era la miseria, hanno vissuto con le pezze al culo e sono cresciuti a pane e acqua.
Intelligenti, lungimiranti e avanguardisti, sono stati così forti e fieri da vivere sì in povertà ma con dignità.
Ecco, la dignità.
Quella che è stata tolta al popolo ormai assuefatto e abituato a subire.
Quella che manca a chi il popolo lo governa.
Purtroppo non siamo al punto di non ritorno, siamo oltre. Anche oltre la vergogna.
Luca Colella

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