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Il futuro del Molise, parla Invitalia: essere periferia può diventare punto di forza

Il futuro del Molise, parla Invitalia: essere periferia può diventare punto di forza

Il suo patrimonio culturale, la cultura e l’integrazione col quadro economico più generale. Su questi asset, scelte strategiche di programmazione, punterebbe l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri per disegnare un futuro di crescita per il Molise.
Dal 2007 è ad della società dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia. Fra le altre cose, Invitalia è soggetto attuatore per la reindustrializzazione di aree di crisi, come quella molisana, il distretto che va da Campochiaro a Venafro.
Indicatori, vocazioni e necessità di questo territorio, Arcuri li conosce probabilmente come pochi altri a Roma. Ed è ormai un riferimento per sindaci, imprenditori, organizzazioni di categoria e sindacati che stanno costruendo insieme alla presidenza del Consiglio dei ministri il Contratto istituzionale di sviluppo dedicato a tutto il territorio regionale. Ha preso parte di persona alle numerose riunioni che in tre mesi si sono tenute nelle due prefetture. Ieri era alla seduta di insediamento del tavolo istituzionale sul Cis che è stato finanziato dal Cipe con 220 milioni.
Dottor Arcuri, tracciamo lo stato dell’arte?
«Facciamo qualche passo indietro allora. Il presidente del Consiglio Conte ha promosso in quattro luoghi del Mezzogiorno, luoghi che a nostro avviso hanno particolare bisogno di accelerare lo sviluppo, la possibilità di attivare contratti istituzionali. Si tratta della Capitanata, del Molise, della Basilicata e della provincia di Cagliari. La modalità di realizzazione è quella del confronto con gli attori del territorio, senza pregiudizio, per comprendere se e quale è la domanda di sviluppo. Solo dopo, attraverso un sistema standardizzato, si capisce se esiste una domanda strutturata di sviluppo e qual è la dotazione necessaria a soddisfarla».
È questa la caratteristica che ritiene peculiare del contratto e che lo rende diverso, più efficace rispetto ad altri – per esempio l’area di crisi complessa – già utilizzati anche in Molise?
«È la sua caratteristica rispetto a strumenti usati per troppo tempo in passato e con risultati non sempre… Un approccio completamente ribaltato. Noi chiediamo al territorio: qual è lo sviluppo che volete?».
Invitalia è soggetto attuatore.
«Sì, lo è per legge. Insieme al premier Conte abbiamo partecipato ai due incontri in Prefettura a Campobasso l’11 febbraio e il 15 aprile. E a numerosi incontri per ascoltare, verificare e promuovere l’emersione di questa domanda di sviluppo. Il 5 aprile il presidente della Regione ha chiesto l’attivazione del contratto, l’8 maggio il presidente del Consiglio ha firmato il decreto con cui ha istituito il Cis Molise e, cosa rilevante per i tempi italiani, il 15 maggio il Cipe ha deliberato lo stanziamento di 220 milioni. In tre mesi abbiamo strutturato la domanda locale, richiesto il decreto e provveduto a un primo stanziamento».
Ora si è insediato il tavolo.
«Il tavolo istituzionale è l’organo che governa l’attuazione del Contratto. Da adesso siamo in fase attuativa, quindi. Presieduto dal premier Conte, al tavolo siedono vari ministri, sono componenti il governatore, i sindaci dei due capoluoghi e i presidenti delle Province, partecipano ai lavori i prefetti di Campobasso e Isernia. Ovviamente, Invitalia. Ieri, al primo incontro, abbiamo messo a disposizione dei partecipanti le 350 proposte che sono arrivate, invitando tutti a valutarle così da operare una selezione e già dalla prossima riunione individuare quelle da cominciare a realizzare».
A Campobasso anche lei ha parlato di un risultato sorprendente in Molise, rispetto alle proposte.
«Un risultato straordinario: 350 progetti e tenga presente che 111 Comuni hanno inviato proposte, l’80% dei Comuni molisani quindi ha un progetto da realizzare. Queste idee riguardano le infrastrutture, lo sviluppo economico e produttivo, il turismo, la cultura, la sostenibilità».
Entro fine giugno l’elenco dei progetti approvati?
«Sì, entro fine giugno un primo gruppo di progetti che si inizierà a realizzare costruito in base a quanto emerso dalla domanda del territorio. Abbiamo individuato anche una prima direttrice
nel recupero e nella valorizzazione della rete dei tratturi e nella riqualificazione dei borghi antichi attraversati dalla rete tratturale. Una prima direttrice, non l’unica, che darà il segno della differenza rispetto alle stagioni precedenti, da tempo i tratturi meritano di essere considerati come una formidabile leva per lo sviluppo».
Il Cis è pensato per interagire anche con gli altri strumenti e fondi già attivati?
«Assolutamente sì. È già nelle pieghe di ciò che stiamo facendo, c’è una proficua collaborazione con la Regione che potrà integrare e valorizzare con il Contratto di sviluppo gli altri fondi che ha attivato».
Qual è il suo giudizio sulle condizioni attuali del Molise e sulle sue prospettive?
«Il Molise ha una sorprendente potenzialità di recupero dello sviluppo in senso turistico e della valorizzazione del patrimonio culturale. Credo debba far diventare il suo essere periferico un punto di forza, mentre fin qui è stato punto di debolezza. Ha potenzialità davvero ignote ai più che possono essere fatte emergere. Quindi, se dovessi dire su cosa puntare direi sul patrimonio culturale, sul turismo e sull’integrazione con il quadro economico più generale».
rita iacobucci

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