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Carri, storia e devozione: a Larino la festa in onore di San Pardo entra nel vivo

Entrano nel vivo i festeggiamenti in onore di San Pardo, patrono di Larino e di tutta la Diocesi. Con fede, devozione e partecipazione popolare la comunità si prepara a vivere tre giornate intense. Si tratta di un evento che richiama la comunità diocesana a soffermarsi su momenti di preghiera, riflessione e riscoperta della propria fede nell’affidamento al Santo protettore e ai suoi insegnamenti rimettendo al centro la Parola di Dio come modello. La festa comincia oggi con la processione dei Carri verso la chiesa di San Primiano. Il rientro in serata in Cattedrale con la suggestiva fiaccolata accompagnata dalla banda “Don Luigi M.Aster Band”. L’appuntamento a partire dalle ore 17.
Domani alle 8 la celebrazione eucaristica in Cattedrale e alle 10.30 il solenne pontificale presieduto da monsignor Gianfranco De Luca. A mezzogiorno ci sarà la benedizione dei Carri e la processione per le vie del centro storico. Non mancheranno i fuochi d’artificio e alle 19 la celebrazione eucaristica in Cattedrale. Lunedì, terzo giorno di feste in onore del Patrono di Larino, appuntamento alle 10,30 con processione dei carri verso la chiesa di San Primiano. Alle 16 ritorno dei carri e rientro dell’immagine. Chiuderà una celebrazione eucaristica. «La caratteristica festa di San Pardo, Patrono principale di Larino e della Diocesi – spiega Giuseppe Mammarella responsabile dell’archivio del Comune – è considerata, da noti esperti, una delle più belle che si celebrano in Italia. Oltre centoventi carri, dalla foggia trionfale o dal formato a capanna, buona parte di cui trainati da buoi, artisticamente addobbati e ricoperti di fiori, offrono dal 25 al 27 maggio nella città frentana uno spettacolo indimenticabile. La festa di San Pardo ha origine antichissima. Anche il celebre drammaturgo francese Alexandre Dumas (padre) nel suo famoso romanzo “La Sanfelice”, scritto negli anni Sessanta del XIX secolo, si interessa della particolare manifestazione. L’attuale celebrazione della festa consiste in tre grandi cortei. Dopo il tramonto del primo giorno (25 maggio) i carri si avviano lentamente dal centro storico medioevale verso la parte alta dell’antico capoluogo frentano, sito dove, sotto Diocleziano, furono martirizzati tre cittadini Larinati: Primiano, Firmiano e Casto. In questa località, sui resti di un tempio paleocristiano, sorge una chiesa settecentesca dedicata al primo dei tre Martiri, San Primiano, il cui simulacro viene prelevato e deposto sull’ultimo dei carri, quello più antico. È ormai notte fonda ed è anche il momento culminante dell’affascinante processione. I carri, in una fantasmagoria indescrivibile di luci alimentate da piccole lampade multicolori situate a centinaia su ognuno di essi, e dalle migliaia di fiaccole poste ai due lati dell’interminabile corteo, ritornano nella Piazza del Duomo per collocare nella monumentale cattedrale, dove nel tardo pomeriggio erano state sistemate, lungo le due navate laterali, altre artistiche statue di santi venerate nei vari edifici sacri della città, l’ultima effigie che ancora mancava per la imponente processione del giorno dopo, quella del Martire, Compatrono di Larino e diocesi. È il giorno seguente quello più importante perché ricorda l’arrivo in città delle spoglie mortali di San Pardo, avvenuto il 26 maggio dell’anno 842. Distrutta Larino dai Saraceni (anno 840), gli abitanti di Lesina e Lucera, trafugarono agevolmente i corpi dei primi due Martiri Larinesi. Appena giunti a Lesina con i sacri depositi, proclamarono i Santi Primiano e Firmiano Patroni della nascente località lagunare. Quei larinesi scampati dalla strage, sentirono che la più grande sventura era caduta sulla loro città, quando trovarono vuoti i venerati sepolcri dei Santi Martiri, motivo per cui decisero subito di ricercarli. Nei pressi di Lucera, però, scoprirono la tomba di S. Pardo e se ne impadronirono. Venne, quindi, approntato un rozzo carro trainato da buoi, su cui sistemarono il sacro deposito che, tra preghiere, inni e canti, portarono a Larino. Di San Pardo si hanno due biografie: una di autore anonimo del X secolo e l’altra di Radoino, levìta della Chiesa di Larino, scritta tra il XII ed il XIII secolo. Esse, però, non permettono di acquisire dati storici certi. L’unico elemento sicuro scaturito da studi recenti, riguarda un Pardo, primo vescovo pugliese storicamente certo, che partecipò al Concilio di Arles nel 314. Non è da escludere, quindi, che il San Pardo venerato a Larino e quello recatosi ad Arles in rappresentanza della comunità cristiana di Salpi o Salapia, antica città situata nei pressi dell’attuale Trinitapoli, siano la stessa persona. Proprio in ricordo di questo trasporto si celebra la solenne manifestazione di fede, seppure modificata più volte, come già accennato, nel corso dei secoli. Tornando brevemente alla descrizione dell’attuale festa, c’è da segnalare che nella parte centrale del secondo giorno la sfilata dei carri si snoda da un capo all’altro del quartiere medioevale, percorrendone le vie tortuose e, per oltre tre ore, è possibile ammirare uno scenario meraviglioso. La fase conclusiva del terzo giorno (27 maggio) consiste nel riaccompagnare il simulacro di San Primiano nella sua abituale dimora. I carri partono dal centro storico medioevale intorno a mezzogiorno per ritornarne nel tardo pomeriggio, regalando ancora una volta una straordinaria visione che non stanca mai. Durante questa manifestazione si esegue ancora la carrese, una forma di canto monodico di tradizione orale, definita anche con i termini di laudata e carrera. In passato, l’esecuzione veniva realizzata in luoghi e momenti definiti; oggi, invece, l’intonazione è lasciata alla discrezione degli esecutori. Il canto, di profondo contenuto teologico, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, è una lode all’Onnipotente, alla Madonna, a San Pardo e San Primiano in particolare, ma anche ad altri Santi venerati come Patroni in vari centri del Basso Molise».

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