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Arriva primo e stacca la Lega, Niro dà le carte nel centrodestra

Arriva primo e stacca la Lega, Niro dà le carte nel centrodestra

Alle amministrative di Campobasso la lista ha preso quasi gli stessi voti che alle europee: 4.254 voti nel capoluogo, 4.504 su tutto il territorio regionale nel test per Strasburgo. A Termoli poi le due squadre a sostegno di Roberti insieme superano il 16% e portano in Assise (se vince Roberti al ballottaggio) cinque consiglieri.
Nel centrodestra, Vincenzo Niro è il vincitore delle elezioni 2019. I Popolari per l’Italia danno le carte. E infatti l’assessore ai Lavori pubblici mette in chiaro: adesso basta personalismi, se vogliamo continuare a chiamarci coalizione.
Ha di che essere soddisfatto, assessore Niro.
«Un risultato eccezionale, sia alle europee sia alle comunali. Per le europee abbiamo messo su le liste in 15 giorni. Lo abbiamo fatto in tutte le circoscrizioni e costruendo proposte credibili. Raccogliere 80mila preferenze credo sia un dato eccezionale. Altri partiti che da più tempo hanno avviato il percorso non hanno avuto un riscontro così eclatante. Mi riferisco al Popolo della famiglia o a Casapound. In Molise, poi, Mario Mauro non era molto conosciuto se non attraverso me. Ed è arrivato prima di Raffaele Fitto (candidato con Fratelli d’Italia, ndr). Ci ho dovuto lavorare da solo. Il nostro risultato ha avuto una bella eco nei palazzi di Bruxelles, io sono componente del Consiglio d’Europa, anche attraverso i social. Il partito esiste su scala nazionale ed europeo, che dimostra come anche i piccoli territori possano lanciare piattaforme di interesse».
A Campobasso il suo partito è il primo del centrodestra. Oltre il 15%, avete battuto anche la Lega.
«La prima vittoria sta nella costruzione di una lista…».
Ma la sua ha accolto, o raccolto, chi stava nel centrosinistra anche fino al giorno prima…
«Guardi, a proposito di queste polemiche sui ‘salti’, il bipolarismo non mi ha mai affascinato. Tantomeno il voto disgiunto, quello sì una truffa all’elettore di cui non comprendo la ratio. Se il 26 maggio avessimo votato con lo stesso modello elettorale utilizzato per le regionali un anno fa, e parlo di una legge che ho curato io, lunedì sera avremmo avuto il nuovo sindaco di Campobasso. Maria Domenica D’Alessandro sarebbe il nuovo sindaco. Quanto ai miei candidati, tra i Popolari per l’Italia c’è il primo eletto in assoluto nella storia di Campobasso, Salvatore Colagiovanni. Il suo risultato dimostra che l’elettorato riconosce chi lavora e chi sa anche fare un sacrificio personale, prendere decisioni che vanno contro i propri interessi. Si è dimesso per non stare in un quadro politico che non condivideva più. Il risultato è suo. Anche del simbolo? È una valutazione che tocca fare a lui. Con Salvatore e gli altri, comunque, il progetto di rimettere in piedi l’area moderata è stato avviato dalle regionali ed è proseguito alle provinciali e ora alle comunali. Ringrazio i campobassani e i termolesi che hanno dato forza a quest’area che si sta dimostrando trascinante».
Siamo al punto: cosa cambia adesso nel centrodestra?
«Una cosa che non accetto è quando in una squadra di calcio c’è il terzino che pretende di fare la punta. Bisogna giocare ognuno nel proprio ruolo, senza mostrare i muscoli e senza tatticismi. Senza fughe in avanti, come avvenuto alla Provincia di Isernia. Se vogliamo considerarci coalizione, altrimenti è una somma di personalismi. Io ho subito molto i personalismi, tanti mancati riconoscimenti, accordi sull’agibilità politica non mantenuti. Ho raccontato queste cose agli elettori e loro hanno saputo scegliere tra chi fa le chiacchiere e chi lavora dalla mattina alla sera. È naturale che adesso, al di là del nostro risultato eccezionale, l’importante è vincere al ballottaggio. Altrimenti il progetto si inceppa. Pure questa regione è inceppata da sei, sette anni. Quindi, tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e dare risposte».

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