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Santissimo Rosario di Venafro: dialisi a rischio, pazienti in rivolta

Non ci stanno, e rifiutano di sottoscrivere il trasferimento i circa venti pazienti della Dialisi di Venafro. Il servizio, infatti, potrebbe saltare al “Santissimo Rosario” a causa della mancanza di personale.
Tra medici (purtroppo) in malattia e medici il cui contratto è in scadenza, a giugno la sala rischia di chiudere i battenti. C’è chi dice provvisoriamente, chi definitivamente. Sia come sia, nessuno ci sta. E i dializzati al momento si sono opposti al trasferimento presso altre sedi: “Veneziale” di Isernia o “Neprhocare” di Venafro.
Loro si sentono al sicuro e tutelati al “Ss Rosario” e vorrebbero restare a curarsi nell’ospedale. Allo stesso tempo, il presidio andrebbe a perdere un altro servizio. Quindi, qualcosa va fatta. E i pazienti si appellano all’Asrem affinché risolva la situazione, magari rinnovando i contratti al personale.
Per chi non lo sapesse, la dialisi è un procedimento (terapia) per rimuovere le scorie prodotte dall’organismo e l’eccesso di liquido dal sangue quando la funzionalità renale del malato risulta compromessa dell’85-90%.
Un’altra funzione della dialisi è quella di assicurare l’equilibrio di determinate sostanze nel sangue quali, ad esempio, potassio, sodio, calcio, fosforo e bicarbonato.
Normalmente i reni filtrano il sangue rimuovendo i rifiuti nocivi e i liquidi in eccesso e li trasformano in urina per espellerli dal corpo ed evitare l’accumulo di tossine nel sangue. Quando ciò non avviene, diventa necessario sottoporsi a dialisi.
E a Venafro ci sono attualmente 17 pazienti, divisi in turni di giorni pari e giorni dispari: secondo la proposta loro giunta, 9 dovrebbero recarsi al “Veneziale” di Isernia e 8 presso la “Nephrocare” di Venafro.
«Da quando mi reco a fare la dialisi al Ss Rosario sono stato assistito da 5 medici diversi, tutti a tempo determinato. Non gli rinnovano i contratti e se ne vanno. E noi restiamo in balìa degli eventi…», afferma amarissimo uno dei 19 dializzati venafrani. Se fino a ieri i medici si sono alternati, dal primo giugno il rischio è che non ci siano più medici a prestare servizio a Venafro. Con il conseguente trasferimento nelle altre strutture. Con tutti i disagi facilmente immaginabili.
Del caso, va detto, si sta occupando il consigliere provinciale e comunale Alfonso Cantone che ha contestato quanto sta avvenendo «nell’assordante silenzio di tutti». Quindi Cantone ha lanciato stilettate: «Povero ospedale, martoriato e strumentalizzato solo in funzione di propaganda politica. Non voglio fare polemiche, anzi garantisco che mi sono già attivato nelle mie funzioni di consigliere comunale e provinciale ma è inaccettabile che chi di dovere non si sia ancora mosso…».

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