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A Termoli Sbrocca sfida Roberti, una battaglia in salita

Domenica 9 giugno ci sarà il ballottaggio, come a Campobasso, ma diversamente dal capoluogo, non sarà una contesa centrodestra-grillini, ma la classica sfida col centrosinistra, anche se sull’esito di questa sfida pende la spada di Damocle della cosiddetta Anatra Zoppa. Quel che non è riuscito ad Antonio Battista è riuscito invece ad Angelo Sbrocca, che coi denti e le unghie è riuscito a sopravanzare Nick Di Michele di poco meno di 400 schede per guadagnare l’accesso al secondo turno. La battaglia per le amministrative di Termoli lo vedrà contrapposto a Francesco Roberti, che ha sfiorato l’elezione in prima battuta e che stante le varie interpretazioni della legge elettorale, dovrebbe già avere una maggioranza precostituita in Consiglio, oltre a un vantaggio di 24 punti e mezzo, più degli stessi consensi del suo avversario. Insomma, vincitori e sconfitti delle elezioni amministrative 2019 a Termoli: liste forti, ma non fortissime nel centrodestra e forse questo è stato il piccolo scoglio rimasto invalicato per non far eleggere Francesco Roberti al primo turno. Il totale della coalizione è al 51,03%, con 9.669 voti, con Roberti al 47,87%. Il centrosinistra si è mantenuto sul livello di sopravvivenza, potendo contare solo su 3 vere liste competitive delle 4 in carniere e ha chiuso al 22,63%. Meglio ha fatto il candidato sindaco Angelo Sbrocca, che col 23,43% ha superato i voti dello schieramento, 4.440 contro 4.288. Un risultato ancora più amplificato nel Movimento 5 Stelle, con Nicolino Di Michele al 21,40% e 4.054 voti. La lista pentastellata si è fermata al 18,29%, con 3.466 voti, ma rimane la prima forza a Termoli. Ultima, ma con un risultato che definiamo dignitoso è Marcella Stumpo, al 7,30% e 1.383 voti. Un bagaglio che a sinistra, vista la debacle degli ultimi anni per l’ala più radicale, non tanti possono vantare e anche la lista collegata ha preso il 5,25%, nient’affatto scontato, con 995 voti. Nel computo complessivo ci sono stati solo 30 elettori che hanno scelto di contrassegnare esclusivamente il sindaco, uno 0,16% che è davvero impressionante, al ribasso. A conferma di come la campagna elettorale è stata profonda, non mediatica. Un’analisi del voto dalle mille sfaccettature, quello che s’impone dopo l’esito dello scrutinio alle elezioni comunali, che ha visto il candidato sindaco del centrodestra Francesco Roberti sfiorare la vittoria al primo turno, ma mettere in banca il controllo del Consiglio comunale, con le liste che hanno superato il 50% dei voti, anche se di pochissimo. Una differenza che ha testimoniato anche una minore propensione al voto disgiunto, se pensiamo che nelle ultime due vittorie elettorali del centrodestra, nel 2002 e nel 2010, con Remo Di Giandomenico e Antonio Di Brino, il distacco tra liste e candidati fu del 14%, anche se con successi maturati uno al primo e l’altro al secondo turno. L’altra significativa diversità da cogliere nel voto di domenica alle comunali, complice anche l’abbinata di genere, che comunque c’era anche nel 2014, è stata la performance di molti consiglieri comunali. Preferenze espresse con numeri che da tanto non si vedevano. Il primo eletto Vincenzo Ferrazzano ha aumentato almeno del 50% il suo consenso, ma ottimi riscontri si sono avuti anche nelle altre liste, tra conferme e debutti clamorosi. Ecco, inoltre, come si sono divisi i voti nelle 12 liste collegate ai 4 candidati sindaci. In una sorta di sfida trasversale, facile la vittoria del Movimento 5 Stelle, al 18,29%, ma non è riuscito a portare il suo candidato al ballottaggio, anatra zoppa o meno. Dei 18.947 voti validi assegnati, tolte le 30 schede riservate a soli sindaci, solo 3 liste hanno superato il 10%, oltre al Movimento 5 Stelle, con i suoi 3.466 voti, sono i Popolari per l’Italia al’11,35% con 2.150 voti e la Lega al 12,35%, 2.340 i suffragi. Il Pd si è fermato al 9,99% (1.893 voti), quinta piazza per una coriacea Forza Italia, all’8,93% (1.692 consensi). Fratelli d’Italia si conferma sul trend nazionale, anzi oltre, col 7,07% (1.339 voti). Scendendo lungo questa ipotetica graduatoria, abbiamo un’ottima lista civica Vota per Te-Sbrocca sindaco, al 6,84% (1.296 voti), capace di superare due squadre accreditate come Diritti e libertà Molise, la seconda formazione della galassia niriana, al 5,88% e 1.115 voti e la civica Siamo Termoli nel futuro con Roberti sindaco, al 5,45% e 1.033 suffragi. Deludente la performance dell’Unione per Termoli, ferma al 4,34% con 823 voti, sopravanzata anche dalla Rete della Sinistra, che ha ottenuto il 5.25% e 995 voti. Infine, fanalino di coda, con appena 276 voti e l’1,46% Italia in Comune. Infine, la parola ballottaggio evoca sfide epiche o meno alle elezioni amministrative di Termoli. Sin dall’introduzione dell’attuale sistema elettorale, che ha debuttato in città nel 1995, solo una volta – nel 2002 – non si è andati al ballottaggio, solo perché due erano i candidati sindaci, Remo Di Giandomenico e Francesco Di Falco.
Nel maggio 1995 si affrontarono Lino Di Sapia, che colse la prima delle tre vittoria di centrosinistra sin qui, e Pasquale Bartollino; nel dicembre 1997 match a due tra Alberto Montano e Maria Paolo Pietropaolo. Maggio 2002 e sfida di primo turno senza un domani, come abbiamo ricordato prima. Si arriva al giugno 2006, col braccio di ferro tra Vincenzo Greco e Oreste Campopiano; quindi all’aprile 2010: Antonio Di Brino vs Filippo Monaco. Più di recente Angelo Sbrocca con Michele Marone nel giugno 2014. La sfida del 2019, del 9 giugno, sarà comunque un unicum, poiché è la prima volta che un candidato lo affronterà per la seconda volta e ci riferiamo al sindaco uscente Angelo Sbrocca e anche per la cosiddetta “anatra zoppa”, ossia con l’ipotesi che in caso di vittoria contro Francesco Roberti, si troverebbe ad avere una maggioranza ostile in Consiglio comunale. Ma su questo, nella mattinata di oggi, Angelo Sbrocca ha aperto uno spiraglio normativo: «Il 51% è un numero molto risicato e dobbiamo vedere se c’è l’applicabilità, perché se il centrodestra avesse superato il 60% come avevano preventivato allora sarebbe stata un’altra questione, ma con appena l’1% in più della metà vedremo se la legge elettorale verrà applicato il meccanismo dell’anatra zoppa, oppure per un principio di governabilità viene applicato il normale premio di maggioranza come credo, quindi il problema si porrà dopo l’elezione del sindaco e non prima».

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