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Importavano auto evadendo Iva e tasse, chiuse le indagini

Importavano auto evadendo Iva e tasse, chiuse le indagini

La Procura di Campobasso ha chiuso le indagini relative alla maxi inchiesta (poi suddivisa in due tronconi) condotta dalla Polizia di Stato e dall’Agenzia delle Entrate del capoluogo, relativa a reati tributari, falsi ed altro, legati all’importazione dall’estero e la successiva vendita di veicoli usati.
Secondo gli inquirenti, che sul caso hanno lavorato mesi spulciando documenti e ricostruendo le rotte delle importazioni, gli indagati hanno evaso l’Iva e le conseguenti imposte sui redditi per milioni di euro. Viene contestata anche l’associazione a delinquere.
L’inchiesta ha avuto inizio del 2016. Gli agenti e i funzionari dell’Agenzia delle Entrate hanno chiesto e ottenuto anche la collaborazione delle autorità estere per verificare la documentazione di vendita dei veicoli.
Conseguenze pure per gli acquirenti finali, tant’è che sono state trasmesse agli uffici della Motorizzazione civile di diverse province le richieste di revoca delle immatricolazioni dei veicoli eseguite sulla base di documentazione falsa. Molti acquirenti sono stati invece chiamati a versare l’imposta dovuta al fisco. In diversi casi, tuttavia, gli autosaloni che avevano venduto le autovetture si erano “schermati” con società “cartiere” rendendo impossibile il recupero dell’imposta evasa, perché formalmente prive (le società cartiere) di beni patrimoniali intestati.
La Squadra Mobile, all’esito delle indagini, aveva fornito alla Procura elementi di prova sulla sussistenza dei reati e sulla reiterazione degli stessi. Il gip non accolse, se non in minima parte, la richiesta della Procura di emissione delle misure cautelari personali e reali. Successivamente, il Tribunale del riesame, ribaltando in parte la tesi del gip, dispose due misure personali e sequestri preventivi per milioni di euro.
Lo stesso gip che aveva rigettato gran parte delle misure chiesta dalla Procura della Repubblica, ha di recente ordinato il dissequestro (col parere contrario della Procura) dei beni immobili riconducibili ad una indagata (ma intestati ad una società di cui la predetta è socia, ritenendo trattarsi di soggetto diverso dall’indagata) nonché il dissequestro di una concessionaria multimarche (sempre col parere contrario della Procura), perché ritenuta società terza rispetto ad uno degli indagati (di cui è legale rappresentante il suocero, dimostrato in atti dalla Polizia e dall’Agenzia delle Entrate che invece si tratta proprio dello strumento attraverso il quale uno degli indagati operava gli illeciti penalmente rilevanti).
Terminata la fase investigativa, per un primo gruppo indagati (11 su 12) il pubblico ministero ha ipotizzato l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di delitti in violazione della disciplina in materia di imposte dei redditi e sul valore aggiunto (Iva), attraverso la commercializzazione di numerosi veicoli provenienti dall’estero con sistematica inosservanza delle norme sull’Iva nonché con la realizzazione di reati complementari finalizzati all’immatricolazione delle autovetture senza il versamento delle imposte dovute. In particolare, mediante l’utilizzo di società e ditte individuali cosiddette “cartiere”, interposte nelle transazioni commerciali e mediante la creazione e l’utilizzo di documenti falsi e/o contenenti dati falsi (fatture, contratti, certificazioni sostitutive di atto notorio, contratti di finanziamento ecc.), gli indagati elaboravano un meccanismo di frode fiscale, finalizzato all’evasione dell’Iva, attuato mediante l’omessa regolarizzazione degli acquisti intracomunitari di autovetture, con ruoli distinti e ben individuati all’interno dell’associazione criminale.
A dieci indagati viene contestato il falso nell’aver predisposto o fatto predisporre false dichiarazioni sostitutive per il successivo deposito presso gli uffici della Motorizzazione civile, apponendovi o facendovi apporre da terzi la falsa sottoscrizione di diversi soggetti interessati, al fine di ottenere l’immatricolazione di autovetture di provenienza comunitaria senza il versamento dell’Iva; inoltre, per essersi sostituiti a diversi acquirenti nella realizzazione dei falsi di cui sopra, al fine di procurarsi un vantaggio – consistito nella conclusione di un contratto di compravendita di autovetture a prezzi commerciali più vantaggiosi per effetto dell’omesso versamento delle imposte dovute.
A cinque degli indagati viene contestato di aver indicato nelle dichiarazioni Iva degli anni 2013 e 2014 elementi passivi fittizi (derivati da simulati acquisti di autovetture usate non imponibili Iva in quanto assoggettate fraudolentemente al regime del margine, ma che in realtà erano acquisti intracomunitari di autovetture imponibili ai fini Iva nel Paese di destinazione), ed elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo (derivante da cessioni di autovetture non dichiarate), evadendo l’Iva per complessivi 267.973,00 euro nel 2013 e 178.316,00 nel 2014.
A quattro degli indagati viene contestata l’emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti al fine di consentire l’evasione dell’Iva ai componenti dell’associazione, reali operatori che, occultandosi o schermandosi, si avvalevano di società cartiera interposta negli acquisti comunitari e deputata a realizzare la frode fiscale attraverso gli omessi versamenti Iva (per 1.001.300,00 euro nel 2013 e per euro 410.510,00 nel 2014), e, in quei rari casi in cui le fatture venivano assoggettate ad Iva, l’imposta non veniva poi versata all’Erario; così facevano occultando il reale acquisto intracomunitario di autoveicoli da assoggettare ad Iva in Italia prima della loro immatricolazione. Inoltre, al fine di evadere l’Iva e le imposte sui redditi, e consentire l’evasione a terzi, occultavano e sottraevano, non consegnandole in sede di verifica fiscale, le scritture contabili.
A quattro indagati viene contestato di aver indicato nelle dichiarazioni Iva dell’anno 2014 elementi passivi fittizi ed elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo evadendo Iva per 133.516,00 euro. In particolare, sulla base della falsa rappresentazione inserita nelle scritture contabili obbligatorie, nonché avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento (ossia contrattualistica di compravendita falsa e/o contraffatta, fatture fittizie, false dichiarazioni sostitutive di atto notorio), facevano figurare, artificiosamente, le reali compravendite intracomunitarie avvenute tra i fornitori Ue e acquirenti concessionarie italiane, entrambi operatori commerciali soggetti all’imposta, in simulati acquisti di autovetture eseguiti direttamente da privati acquirenti così da escluderle dal campo Iva.
A sei indagati viene contestato di aver emesso fatture per operazioni soggettivamente inesistenti negli anni 2014 e 2015, per 216.060,00 euro e 175.400,00 al fine di consentire l’evasione Iva ai componenti dell’associazione, reali operatori commerciali che occultandosi e schermandosi si avvalevano di una società cartiera interposta negli acquisti intracomunitari e deputata a realizzare la frode fiscale. Inoltre, per aver omesso di presentare la dichiarazione fiscale per l’anno 2015, evadendo l’imposta per 225.761,00 euro.
A tre indagati la Procura contesta di aver omesso di dichiarare i reali acquisti intracomunitari di autoveicoli, consentendo loro una evasione Iva per il 2015 di 39.507,00 euro e per il 2016 di 55.765,00.
A due indagati si contesta l’emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti allo scopo di far evadere l’Iva ai soggetti dell’associazione, reali operatori commerciali che si occultavano e schermavano dietro una società cartiera interposta negli acquisti intracomunitari e deputata a realizzare la frode fiscale attraverso gli omessi versamenti Iva, per l’anno 2015 per un importo di 201.845,01 euro e per il 2016 per 1.300.182,81.
A tre indagati si contesta l’emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti allo scopo di far evadere l’Iva ai soggetti dell’associazione, reali operatori commerciali che si occultavano e schermavano dietro una società cartiera interposta negli acquisti intracomunitari e deputata a realizzare la frode fiscale attraverso gli omessi versamenti Iva, per l’anno 2016 per un importo di 207.897,97 euro. Inoltre, emettevano fatture per operazioni oggettivamente inesistenti nell’anno 2016 per 244,00 euro; per il 2017 per 35.700,00 euro. Omettevano di presentare la dichiarazione fiscale per l’anno 2016 evadendo Iva per 487.825,00 euro.
Vi è inoltre un indagato per emissione di fatture soggettivamente inesistenti per un importo di 9.600,00 euro (nel 2016), per 151.345,01 euro per il 2015 e 1.407.492,78 euro nel 2016, indicando nelle dichiarazioni Iva relative a detti anni d’imposta elementi passivi fittizi e detraendo, pertanto l’Iva in realtà non detraibile (evadendola) per 27.291,73 euro per l’anno 2015 e 255.543,03 euro per il 2016.
Ad un indagato viene contestata l’emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti (per euro 4.150,00); ciò faceva per ottenere i finanziamenti bancari per l’acquisto di autovetture per conto degli acquirenti, altrimenti non ottenibili stante l’inconsistenza patrimoniale delle società cartiere, simulando lo svolgimento di attività di brokeraggio a favore di una ditta ed emettendo fatture concretate da provvigioni per attività di intermediazione nella vendita di auto, vendite in realtà dallo stesso mai effettuate in quanto intercorse tra altri soggetti dell’associazione ed i loro clienti. Inoltre, emettendo una fattura per operazioni oggettivamente inesistenti per 42.400,00 euro, indicava nella dichiarazione Iva per l’anno 2016 elementi passivi fittizi, evadendo Iva per 7.645,90 euro.
A due indagati viene contestata l’emissione nell’anno 2017 di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti per un importo di 90.100,00 euro. Una società cartiera emetteva fatture soggettivamente fittizie ai clienti di una concessionaria, sostituendosi a quest’ultima e, pur presentando le dichiarazioni fiscali, ometteva il versamento dell’Iva pagata dai clienti.
Un altro indagato, di professione commercialista, per l’acquisto di autovettura di un familiare, esibiva all’Agenzia delle Entrate documenti falsi e forniva dati e notizie non rispondenti al vero.
A un secondo gruppo di sette indagati, il pubblico ministero contesta la predisposizione in proprio o attraverso terzi di dichiarazioni sostitutive false destinate agli uffici delle Motorizzazione civile, allo scopo di ottenere l’immatricolazione di autovetture di provenienza comunitaria senza versamento Iva. E per fare ciò, allo scopo di concludere coi clienti un contratto di compravendita di autovettura a prezzi commerciali più vantaggiosi per l’effetto dell’omesso versamento imposte sulla commercializzazione di autovetture di provenienza comunitaria, si sostituivano ai clienti nella predisposizione dei falsi di cui sopra.
A tre indagati viene contestata l’indicazione nella dichiarazione ai fini Iva per l’anno 2016 di elementi passivi fittizi, frutto di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, registrate nelle scritture contabili, emesse da società cartiere, e ciò per evadere l’Iva per un importo di 1.172.132,24 euro.
A quattro indagati si contesta l’indicazione nelle dichiarazioni Iva 2013, 2014 e 2016 (allo scopo di evadere l’Iva) di elementi attivi imponibili per un ammontare inferiore a quello effettivo; in particolare, gli stessi, compiendo operazioni soggettivamente ed oggettivamente simulate, avvalendosi di documenti falsi idonei ad ostacolare l’accertamento e tali da indurre in errore l’amministrazione finanziaria, qualificavano, fraudolentemente, le reali operazioni imponibili ai fini Iva, quali operazioni non imponibili, evadendo Iva nel 2013 per 165.889,00 euro, nel 2014 per 291.896,00 euro, nel 2015 per 264.968,00 euro.
A tre indagati viene contestata l’emissione da parte di una cartiera a loro riconducibile di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, consentendo l’evasione Iva nel 2013 per 165.889,00 euro e nel 2014 per 291.896,00.
A quattro indagati si contesta, infine, indicazione nella dichiarazione Iva per l’anno 2016 di elementi passivi fittizi derivanti da fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, con evasione Iva per 344.642,00 euro e 663.846,00 euro.
La Procura a breve dovrebbe procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.

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