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Toma rilancia: dopo la semina voglio i frutti

Toma rilancia: dopo la semina voglio i frutti

Un fiume in piena. Parla di tutto. «Le elezioni di Campobasso? Sto meditando – afferma Toma – ma non deciderò nulla senza aver prima sentito i partiti nazionali».
Sul punto è categorico.
La partita il presidente vuole giocarla con i fatti, con gli interventi che sta mettendo in campo la Regione per le aziende, per ridare vigore all’economia.
Le misure adottate nel primo anno di attività sono state indirizzate prevalentemente alle medie e piccole imprese. Affinché una piccola impresa mette a frutto il contributo ricevuto – ragiona il governatore – ci vogliono mesi. Ma a breve vedremo raccoglieremo i risultati. In termini di occupazione i dati Istat del primo trimestre 2019 cominciano «a darci ragione».
In settimana la giunta erogherà altri fondi per finanziare interventi importanti in riva all’Adriatico. E, ancora, un milione di euro per la messa in sicurezza delle sponde del Biferno.
«Considerata la perdurante crisi al nucleo industriale di Campochiaro, Termoli diventa fondamentale per l’economia della regione. Stiamo aspettando, ma so che ormai ci siamo, anche il decreto per l’istituzione delle Zone economiche speciali. E, poi, il Cis. Non appena l’amministrazione di Campobasso sarà pronta, cominceremo la valutazione dei progetti. Immagino, in termini di operatività, un estate torrida, così come saranno caldissimi autunno e inverno».
Strade, il dissesto di Civitacampomarano, frana di Petacciato. Toma afferma di lavorare giorno e notte. Ma lo sforzo non trova la giusta corrispondenza nelle strutture: troppo lente. Non generalizza il presidente, anzi ci tiene a far sapere che ci sono dirigenti e funzionari infaticabili. Ma non è sempre così.
E allora si rivolge ai suoi assessori: «Mercoledì faremo il punto a Trivento sul Por. L’anno scorso abbiamo recuperato milioni di euro quasi persi. Quest’anno mi aspetto grandi cose. Se dovessi accorgermi che qualcuno è in ritardo, non accetterò scuse».
Il presidente non sfugge alle domande politiche, elezioni di Campobasso a parte.
«Come massimo esponente del centrodestra sto consolidando i rapporti con tutte le amministrazioni locali. Amministriamo nei maggiori centri della regione, fatta eccezione per il capoluogo. Ma questo non vuol dire che non vigileremo su Campobasso. Anzi, staremo molto attenti. La programmazione è prerogativa della Regione. Con il sindaco di Termoli c’è molta sintonia. Roberti è persona di grande esperienza ed è molto in linea con il mio pensiero, mi riferisco alla programmazione, ovviamente».
Un giudizio su Gravina? Toma elude, rinvia. «I giudizi li do dopo aver constatato i fatti. Fare opposizione o fare politica è cosa diversa da amministrare. Talvolta si rimane stritolati dai processi. Sono stato amministratore del capoluogo, chiamato in giunta da Gino Di Bartolomeo: la situazione a Palazzo San Giorgio è molto complessa. Vedremo. Chiaramente auguro il meglio per la città capoluogo del Molise. Il giudizio politico lo sospendo. Istituzionalmente, per Roberto Gravina e per tutta l’amministrazione del capoluogo, le porte della Regione e quelle della presidenza non sono aperte ma spalancate».
Sulle responsabilità di quanto accaduto sia al primo turno, sia al ballottaggio, Toma sembra avere le idee chiare: «La sconfitta è orfana, si dice. In realtà un buon amministratore sa che ha dei padri. Abbiamo avuto problemi e io li ho individuati. C’è una corresponsabilità a cui nessuno può sfuggire. L’esercizio della democrazia ha fatto sì che i decisori nazionali abbiano influito sulle nostre scelte. La conseguenza poteva essere anche la spaccatura del centrodestra, evitata con grossa fatica. Il candidato sindaco, persona perbene e preparata, doveva essere sostenuta di più dalle liste, questo lo dicono i numeri. Maria Domenica (D’Alessandro, ndr) non ha colpe. Tutt’altro. Qualcun altro sì. Ma le colpe in politica non si pagano. Servono a migliorare. Si cambia dove è necessario cambiare, si sostituisce un ingranaggio se non funziona bene, se ne olia un altro se è necessario lubrificarlo».
La domanda è d’obbligo: cambierà qualcosa nella sua giunta?
«L’esecutivo regionale è il frutto della concertazione con i partiti nazionali. Vede, io sono un moderato. Ho avviato una ragionamento con le varie anime romane. Manca ancora qualcuno. Aspetto le indicazioni e poi decido. Un battito di ali di farfalla a Roma può provocare una tempesta a Campobasso. E viceversa. È in atto una discussione a livello nazionale sul futuro del centrodestra. Guardo, partecipo, mi confronto. Osservo. So aspettare. E adesso sono in attesa».
Campobasso o meno, una cosa il governatore la mette in chiaro: dopo più di un anno di rodaggio è necessario passare ai fatti. Gli assessori sono tutti in discussione. E loro lo sanno.
Lu.Co.

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