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Caso Cesaride, il Ministero assolve l’Asrem ma riapre il fronte ‘neurochirurgia’

Caso Cesaride, il Ministero assolve l'Asrem ma riapre il fronte 'neurochirurgia'

I fatti, quasi un anno fa. È metà luglio. Un 47enne di Larino muore per un ictus dopo essere stato trasportato al San Timoteo dei Termoli, dove la Tac era in manutenzione, e poi a San Giovanni Rotondo.
Il cuore di Michele Cesaride cessò di battere alla Casa sollievo della sofferenza. Il ministro Grillo commentò sui social, sulla stampa, inviò gli ispettori. Sotto accusa la rete di emergenza urgenza, riorganizzata in base al decreto Balduzzi e a un piano operativo approvato con legge dello Stato.
Quasi un anno dopo gli ispettori inviati da Giulia Grillo – medici ed esperti di organizzazione sanitaria – hanno chiuso il caso. La morte di Cesaride non è riconducibile a cause generate dall’organizzazione sanitaria.
Il verbale è arrivato venerdì da Roma a Campobasso. Sul banco degli imputati in quei giorni difficili – e qualche mese dopo quando sull’inchiesta penale in corso a Larino si è saputo della comunicazione sulla manutenzione della Tac del San Timoteo inviato a un numero di fax sbagliato, finito in una stanza dove nessuno lo aveva visto – l’Asrem dagli accertamenti della task force ministeriale esce pulita. Quanto avvenne quella mattina di luglio 2018 non causò il decesso del 47enne.
Conferma questo quadro il direttore dell’azienda sanitaria Gennaro Sosto, che si è confrontato con la direzione sanitaria sul contenuto del documento. «Non sono state rilevate criticità sanitarie. Qualche rilievo è stato mosso sull’organizzazione, il Ministero formula un invito a rivederla».
Non siamo quindi più nel merito del caso. In generale, per la neurochirurgia, il verbale evidenzia che l’area di Termoli e del basso Molise, vista la distanza col centro di riferimento regionale (il Neuromed di Pozzilli, che in quel caso comunque non fu neanche contattato), andrebbe gestita attraverso intese con zone e ospedali più vicini. In pratica, gli accordi di confine, che pure la Regione e la struttura commissariale hanno tentato in questi anni più volte e con diverse Regioni, di chiudere.
Un elemento di valutazione che nel verbale ha un significato di corollario, ma che nel dibattito sempre acceso che caratterizza le questioni sanitarie in Molise farà discutere. Il punto più vicino a Termoli è Foggia, non a caso Cesaride fu poi trasportato a San Giovanni Rotondo. In seconda battuta, c’è Pescara. E poi Pozzilli. Queste le linee guida aziendali. Il Ministero suggerisce che siano formalizzate vere e proprie intese. Difficili da raggiungere, però, la realtà dei fatti dice questo.
Anche all’azienda di via Petrella, i tecnici suggeriscono «una metodologia più efficace di comunicazione» fra gli ospedali e la centrale operativa del 118, riferisce Sosto. Un metodo che renda le comunicazioni più sicure, perché non accada più che la comunicazione di una Tac in manutenzione finisca non letta da qualche parte. «Avevamo già agito su questo – prosegue il manager – disponendo che le comunicazioni avvengano via mail».
Sui risultati della task force inviata da Grillo, il senatore dei 5 Stelle Fabrizio Ortis un paio di settimane fa aveva presentato un’interrogazione. La risposta, fino a ieri mattina, non era ancora arrivata. Nel frattempo, però, erano giunti i verbali dei tecnici a Campobasso. Riservandosi di approfondire meglio, dopo aver letto le carte, il parlamentare commenta le prime risultanze così: «Devono essere da stimolo perché le prossime ispezioni siano improntate a criteri differenti. Non cioè solo la verifica di quanto accaduto, ma anche cosa non ha funzionato nelle strutture».

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