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Giustini boccia il bilancio della Gsa e manda le carte in procura: cosa ne è stato dei 4.2 milioni?

Giustini boccia il bilancio della Gsa e manda le carte in procura: cosa ne è stato dei 4.2 milioni?

I decreti sono firmati solo dal sub Ida Grossi e dal commissario Angelo Giustini. Sui provvedimenti del 6 e del 12 giugno – pubblicati solo ieri all’albo pretorio della Regione Molise – mancano le firme di funzionari e dirigenti dei settori interessati. Avrebbero sconfessato il loro lavoro, quello cioè di dipendenti della Regione Molise.
Perché i due decreti rispettivamente bocciano il bilancio della Gsa (Gestione sanitaria accentrata), che la dg della Salute Lolita Gallo ha adottato il 30 maggio scorso, e impongono al Consiglio di via IV Novembre una modifica alla legge 13 del 2007 che disciplina la copertura del mutuo trentennale contratto dall’ex giunta Iorio per il debito cumulato in sanità fino al 31 dicembre 2005.
La prima parte, quella stabilita dal decreto 76 del 6 giugno scorso, era più o meno nota. Il contenzioso nasce l’11 aprile a Roma. è il tavolo tecnico, infatti, a rilevare che risultano trasferiti dal conto Regione a quello sanità 13,6 milioni di fiscalità mentre in base alla stima del direttore del dipartimento Finanze le entrate (da Irpef e Irap) sono pari a 17,8 milioni. Questo al netto dei 2 milioni destinati al rimborso della rata del mutuo. Lo mette nero su bianco, il tavolo Adduce. Ma la legge del Molise prevede invece che siano utilizzabili sei milioni della fiscalità per rimborsare il prestito trentennale. Si origina qui il cortocircuito che ha portato alla diffida che i commissari hanno inviato a Toma chiedendogli di individuare l’importo di 4,2 milioni. E adesso alla bocciatura del bilancio.
Ma non solo. Il passo successivo, consentito dai poteri affidati alla struttura commissariale dalla legge e dal decreto del Consiglio dei ministri che nomina Grossi e Giustini, è la rimozione dei provvedimenti, anche legislativi, regionali che risultassero «di ostacolo alla piena attuazione del piano di rientro» o in contrasto «con i pareri e le valutazioni dei Tavoli tecnici». Quindi, il 12 giugno, commissario e sub firmano l’atto con cui modificano la legge 13 del 2007 stabilendo che la Regione «debba destinare unicamente la somma di due milioni di euro alla copertura della rata del mutuo trentennale sottoscritto dalla Regione Molise nell’anno 2008». L’Assemblea legislativa ha 60 giorni per procedere alla modifica, dopo di che Giustini trasmetterà la proposta di modifica al Consiglio dei ministri per «l’adozione delle necessarie misure». In pratica: un altro commissariamento. Infine, il decreto di dieci giorni fa è stato trasmesso alla Procura della Corte dei Conti perché mancano ancora all’appello i 4,2 milioni e la richiesta è di accertare se non siano stati utilizzati per spese extrasanitarie.
In silenzio stampa da giorni – e in silenzio sul destino di reparti sempre più sguarniti di personale, un allarme che lui stesso aveva sollevato – il generale della Guardia di Finanza inviato dal ministro Grillo a gestire il piano di rientro del Molise, esercita per la prima volta nella storia del commissariamento del Molise un potere che davvero passa sopra la testa del Consiglio (caratteristico quindi del commissariamento) e lo fa indossando la divisa del custode della legalità. Certo, fanno pensare i 15 giorni che ci sono voluti per pubblicare il decreto del 6 giugno sull’albo pretorio e i nove necessari per quello del 12. E fanno pensare quelle firme che mancano.

ritai

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