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Sale la protesta fra le maestranze Gam: «Lavoro, questo sconosciuto»

Sale la protesta fra le maestranze Gam: «Lavoro, questo sconosciuto»

Ieri un incontro, in settimana l’assemblea. Si infiamma l’estate molisana anche sul fronte delle vertenze di lavoro.
Torna, infatti, l’allarme fra le maestranze della Gam. Solo qualche giorno fa il decreto che autorizza altri sei mesi di cassa integrazione. Però saranno gli ultimi. «E noi siamo stanchi di questa situazione, noi vogliamo tornare al lavoro e non vivere dell’assistenza dello Stato», dice Giancarlo D’Ilio. Dipendente storico dell’azienda di Bojano, rsu e oggi portavoce di una protesta che potrebbe riesplodere da un momento all’altro. Amadori ha rinunciato alla ristrutturazione del macello, è attivo solo l’incubatoio che non potrà dare soddisfazione alle esigenze di tutti i circa 200 ex Arena che al momento non vedono prospettive.
«Il nostro è un grido d’allarme che parte da una constatazione: l’immobilismo di tutte le forze politiche per quanto riguarda il lavoro. L’ultima volta che l’ho sentita pronunciare è stata in campagna elettorale. Lanciamo per ora un appello ai partiti e agli eletti di tutti gli schieramenti: unitevi per creare una task force che si occupi di lavoro e di ricollocazione di chi come me lo ha perso. Altrimenti, noi finiremo tutti alla Caritas».
Alcuni colleghi di D’Ilio si sono rivolti allo studio Iacovino: vogliono verificare la possibilità di intraprendere azioni legali e comunque di sottoporre quanto sta avvenendo alla procura territoriale e a quella della Corte dei conti. Il clima, in sintesi, è arroventato. Il fronte è compatto e pronto ad azioni eclatanti.
«La rabbia – spiega D’Ilio – nasce dal fatto che gli strumenti a disposizione ci sono. L’area di crisi, per esempio, ma la politica sembra non sapere neanche cos’è e come nasce. Nasce, fra l’altro, dalla crisi della Gam. E cosa sta facendo la politica per mettere in sicurezza questi lavoratori? Sono mesi che chiediamo un confronto che trovi una soluzione per tutte le maestranze coinvolte nella vertenza della nostra azienda. Nessuno, dopo 30 anni di lavoro e contributi pagati, può essere lasciato senza reddito».
Sbocchi alternativi, poi, ve ne sono pochissimi. «La situazione del Molise è sotto gli occhi di tutti. Disoccupazione, i giovani che se ne vanno per lavorare. Ce ne sono alcuni emigrati a Milano per un posto in un supermercato. Di lavoro non si parla e l’assessore regionale Mazzuto che ha la delega è in bilico. Per non parlare dei servizi essenziali, la sanità allo sfascio e le infrastrutture che mancano. Una situazione drammatica. Vogliamo andare a Roma a raccontarla al ministro Di Maio – conclude D’Ilio – perché non esistono solo Ilva e Whirlpool. Intanto, però, il nostro appello è indirizzato principalmente ai politici locali, parlamentari e regionali: noi siamo disponibili a qualsiasi confronto, ma unite le forze e occupatevi di come creare lavoro».
r.i.

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