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Sfida del governatore ai ‘ribelli’, nervi tesi nel centrodestra

Sfida del governatore ai 'ribelli', nervi tesi nel centrodestra

Relatore insieme a Enzo Bianco al seminario formativo della Conferenza delle Regioni destinato ai dirigenti regionali, Donato Toma ha fatto il punto ieri sulla politica di coesione post 2020.
«Politiche di coesione significa tenere insieme più Regioni facendo sì che le differenze infrastrutturali ed economico finanziarie vengano quanto meno ridotte», ha detto a margine dell’appuntamento. Ha focalizzato l’attenzione sullo sviluppo delle aree interne e rurali, sui progetti di cooperazione territoriale e sul cofinanziamento. Il Molise torna in obiettivo 1, il presidente punta a che la quota di cofinanziamento regionale dei programmi europei «sia ridotta al minimo possibile».
Anche oggi giornata romana per Toma. In mattinata incontri politici, non ancora con la Lega però. La riunione decisiva coi dirigenti nazionali del Carroccio per il caso Mazzuto ancora non è fissata ma il governatore è convinto che ci sarà a breve. Non è escluso, anzi è verosimile, che a Toma verrà chiesto di mantenere il coordinatore regionale in giunta. Ed è verosimile, a giudicare dagli umori piuttosto evidenti in maggioranza, che la reazione degli alleati sarà di chiusura. Si rischia una legislatura davvero per Mazzuto? Difficile stabilire fino a che punto è così e fin dove arriva la strategia di alcuni pezzi della maggioranza.
Una cosa invece è emersa chiara ieri è il nervosismo. Il presidente è stato netto coi dissidenti: l’azione di governo è di mia competenza, se ai consiglieri non piace questa impostazione hanno uno strumento a disposizione. E cioè la mozione di sfiducia. L’arma dei governatori, eletti dal popolo e quindi se cadono vanno tutti a casa, fa il suo ingresso ufficiale e pubblico, per la prima volta, nel dibattito infuocato di questi giorni. Dalla maggioranza sono filtrate reazioni agitate. La sfida dà l’adrenalina della provocazione – vediamo chi cede – ma mette anche paura.

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