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Fatti, coincidenze e guerre abruzzesi: le tessere del puzzle ‘Neurochirurgia verso Teramo’

Fatti, coincidenze e guerre abruzzesi: le tessere del puzzle ‘Neurochirurgia verso Teramo’

Super favorito per la direzione Salute della Regione Abruzzo (la nomina a giorni), Roberto Fagnano in questi giorni è alle prese con una battaglia di cui da questa parte del Trigno non si sapeva molto. Il manager molisano, da qualche anno alla guida dell’Asl di Teramo, difende a spada tratta la Neurochirurgia del Mazzini. Sì, la Neurochirurgia di cui tanto si sta ancora discutendo. E allora conviene riassumere le puntate precedenti.
All’inizio della scorsa settimana, in Molise esplode il caso: al Cardarelli non si effettuano più gli interventi neurochirurgici in emergenza e i pazienti colpiti da ictus andranno a Teramo, 230 chilometri di distanza. Se così fosse, l’allarme sarebbe più che giustificato. Ma così non è. Rinnovata e rimodulata la convenzione col Neuromed, poiché la neurochirurgia è stata disattivata per effetto del Balduzzi, avendo meno personale disponibile la direzione dell’Asrem ha scritto a sei ospedali, quelli entro un raggio utile a gestire efficacemente un ictus. La nota a Fagnano per Teramo, diffusa pure sui social, non è l’unica. Non è Teramo la prima scelta del nostro servizio di emergenza, è semmai l’ultima essendo la più lontana. Come l’azienda di via Petrella spiega in una nota venerdì e come Primo Piano ha documentato giovedì. «L’azienda – così dall’Asrem – ha provveduto ad informare alcuni degli ospedali extraregionali vicini dotati di Uoc di Neurochirurgia come Pescara, Foggia, San Giovanni Rotondo, Benevento, oltre quello di Teramo, per assicurare, se necessaria, la propria collaborazione, in previsione dei futuri accordi interregionali, previsti dalla normativa vigente».
Le coincidenze in questa vicenda giocano un ruolo fondamentale. Sabato Il Centro apre così l’edizione di Teramo: «La Asl pronta a dare battaglia per tenere neurochirurgia». L’autonomia del reparto dell’ospedale Mazzini è messa a rischio dalla bozza di piano sanitario regionale. L’articolo del quotidiano abruzzese non parla di chiusura del reparto, ma di assetto «del presidio di secondo livello che sarà composto dal Mazzini di Teramo e dal San Salvatore dell’Aquila». Accenna a una concorrenza fra i due ospedali, ai rispettivi ‘numeri’ (ricoveri e interventi).
Il dg dell’Asl teramana mette in chiaro: «A noi l’unica cosa che interessa veramente è conservare l’Unità operativa complessa di neurochirurgia in maniera autonoma, perché se venisse tolta perderemmo questa vocazione che abbiamo al Mazzini». E conclude: «Diciamo che la nostra è una buona neurochirurgia, e che non si può distruggere qualcosa che funziona. Sarebbe un peccato. Il fatto che dal Molise ci vogliono mandare le emergenze neurochirurgiche non è una cosa da niente, è un riconoscimento ulteriore. È la prova che fuori dei confini teramani ritengono che la neurochirurgia di Teramo sia la migliore d’Abruzzo».
Fin qui i fatti. Alcuni almeno, quelli noti. Nessuna conclusione, per ora. Se non che la verità, soprattutto in questioni che riguardano la sanità, è degna del migliore Pirandello.
r.i.

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