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Termoli, il Consiglio approva l’Odg e chiama in causa Toma

Concluso il Consiglio comunale monotematico sulla Sanità, con la votazione unanime dell’ordine del giorno relativo all’apertura di «un tavolo di confronto con il Presidente della Regione Molise, Donato Toma, l’assessore regionale alla Sanità, con il Ministro alla Salute, Giulia Grillo e con il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per arrivare a un intervento che ristabilisca in Molise una organizzazione sanitaria adeguata alle esigenze della popolazione, attraverso la stesura di un Piano Sanitario Regionale equilibrato e l’immediata indizione dei concorsi». Il presidente della Regione Molise Donato Toma è stato invitato ad intervenire in Consiglio ma ha fatto pervenire una comunicazione in cui faceva sapere che per impegni istituzionali non gli è stato possibile presenziare. La seduta inizia con un minuto di silenzio per il vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma, richiesto dal consigliere Sabella. Il primo intervento è del dottor Filippo Vitale: “Per circa 30 anni sono stato il direttore dell’ospedale di Termoli. Noi abbiamo un Pos scaduto e tutt’ora vigente. Questo piano operativo prevedeva l’ospedale di Termoli come presidio ospedaliero. Ancora oggi non abbiamo attivato il Piano operativo 2015/201818. Bisogna pretendere l’attivazione del piano operativo: riabilitazione ospedaliera, i posti letto e altre piccole attivazioni. Chi conosce il piano 15/18, capisce che sono presenti tutte le discipline di base: Pediatria, Ortopedia, Oncologia, Cardiologia e Ginecologia. Non dobbiamo rincorrere situazioni nuove, senza attuare quelle che il ministero ci ha autorizzato. Mettendo in discussione discipline fondamentali, si creano delle incertezze. I medici che vogliono lavorare qui restano perplessi in merito alle mancate attivazioni del piano 15/18. Bisogna partire e bisogna attivare il piano. Nel prossimo piano operativo 2019/2021 bisogna vedere quali miglioramenti fare. Il punto nascita non si chiude per lo scarso numero parti, ma per le risorse. Non ci sono ginecologi. Questi ultimi hanno incertezza sul prossimo futuro del nostro ospedale”. I lavori proseguono con l’intervento del dottor Giovanni Cardillo: “Ho lavorato per 35 anni nell’ospedale di Termoli. L’ospedale è un centro di riferimento da Foggia a Pescara. È stato per decenni un’eccellenza per la cura di moltissime patologie. Oggi le differenze con il passato sono tante. Una volta, presso l’ospedale, l’unità operativa di Chirurgia interveniva sul torace, collo, vascolare e addominale. Fino a pochi anni fa si operava con risultati eccellenti. L’unità operativa di Ortopedia era tra le tantissime eccellenze, soprattutto per la traumatologia: si operavano pazienti con problematiche ortopediche con tecniche all’avanguardia. Altra unità importante è Ostetricia e Ginecologia. Gli interventi erano importanti e complessi. Le tecniche utilizzate erano all’avanguardia su tutti i fronti. Altra grande unità operativa era Urologia. Continua il giornalista Paolo Di Lella: “Sono un giornalista de “Il bene comune”. Non sono qui per darvi notizie che già conoscete. Mi basta dire che la sanità pubblica sta venendo meno. Stanno finendo i finanziamenti. Perché questo? Io voglio denunciare la mancata responsabilità della politica. Una sanità pubblica è ancora possibile: i soldi, ancora da stanziare, sono tanti. Ma come mai, con tutti questi soldi che spendiamo, siamo in queste condizioni? Quando ci dicono che il problema è il debito, non parlano mai di come questo si sia formato e di chi sono le responsabilità. La gestione durante il governo Iorio è stata un po’ “allegra”. Progressi di carriera e pensioni anticipate di figure di altissimo livello (oggi in cliniche private) sono solo alcune problematiche. Frattura ha fatto una bella rivoluzione dei tagli. Ma il rapporto del budget per le strutture pubbliche e private è anomalo. Cuore e tumori sono i due rami più redditizi, guarda caso due reparti chiusi nel pubblico e finanziati nel privato. Noi non possiamo lasciare la sanità nelle mani di chi non vuole il bene comune. Per uscire da questa situazione ci vuole democrazia. Occorre studiare proposte alternative: il piano operativo deve essere funzionale per la popolazione.” Sarà messo ai voti l’emendamento proposto dalla Consigliera comunale di maggioranza Fernanda De Guglielmo, il quale prevede l’istituzione di un tavolo di confronto sulla sanità anche con il ministro della Sanità Giulia Grillo e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Bisogna risolvere il problema alla radice: il governo. Il decreto Balduzzi è un altro problema. Nel 2015, un gruppo di persone ha fatto una raccolta firme per contrastare questo decreto e le sue possibili conseguenze. Ma nonostante le 600mila firme, cestinate, il decreto è passato lo stesso. Assumere personale è il nostro obbiettivo. L’incertezza è uno dei problemi principali: per quanto riguarda Ostetricia-Ginecologia e il nido, ci hanno dato la sicurezza dell’arrivo dei medici. Ma questi ultimi vogliono l’aiuto politico, in quanto non sanno se il reparto rimane aperto o no. Ma questo chi ce lo assicura? Questo che succede oggi non è una sorpresa”, l’intervento della De Guglielmo.
I consiglieri comunali Nick Di Michele, Andrea Casolino e Manuela Vigilante sottolineano come occorra fare riferimento a chi ha il potere di cambiare le cose, ovvero occorra cercare un’interlocuzione con la giunta regionale. Questo il commento di Nick Di Michele: “Noi della minoranza ci siamo subito messi in moto per aprire un tavolo di confronto. Abbiamo chiesto un consiglio monotematico con esperti in materia. Oggi la De Guglielmo ci chiede di votare un emendamento che sollecita un intervento con il ministro Grillo e lo stesso Salvini. Ma noi, come Movimento 5 stelle, crediamo che l’interlocuzione debba essere diretta con chi può risolvere i problemi che abbiamo. Il sindaco Francesco Roberti commenta così l’emendamento: “In merito a questo emendamento aggiungerei che la politica nazionale è una politica debole. Non hanno avuto gli anticorpi per contrastare queste problematiche. Qui il problema non è tecnico, ma politico, sia a livello nazionale che regionale. Oggi gli interlocutori che ci sono e ci sono stati hanno venduto la sanità. Occorre rivedere questo emendamento.” Sulla stessa linea il Consigliere comunale di maggioranza Enrico Miele: “La riforma dell’articolo 117 della Costituzione ha portato ad uno squilibrio tra regioni. La difesa dell’ospedale è la difesa stessa della sanità e dell’autonomia regionale. Abbiamo un diritto alla salute che non può essere soppresso per logiche aziendali. Il problema va spostato a livello nazionale. Termoli senza Molise può esistere, ma non il contrario. Da termoli può partire un grande riscatto.” Questo l’intervento della Consigliera comunale di minoranza Marcella Stumpo: “Io ritengo che la distruzione della sanità riguardi l’intera nazione, ma qui in Molise è arrivata molto prima. Oggi siamo qui a parlare di macerie, quelle che riguardano un diritto umano che non si può cancellare. Il problema della sanità nasce nel momento in cui entra in gioco la parola “azienda”: abbiamo introdotto il concetto di merce. La salute non è un costo. Se passasse questo principio, può passare tutto. Se dovesse andare avanti così, il Molise non esisterebbe più. La distruzione parte tanto tempo fa, ma la popolazione dov’era? Ora ci rendiamo conto di non avere più quello che era nostro. Dobbiamo dire i nomi e cognomi di chi lucra. Il Molise è il laboratorio del peggio. Dobbiamo avere il coraggio di dire che non accettiamo più questo drenaggio di risorse. Questa non è una questione di colore. La sanità è pubblica.” Il Consigliere Annibale Ciarniello interviene così: “La chiusura del punto nascita è stata un una pagina triste della nostra storia. Il decreto Balduzzi è stato il problema principale, la politica non ha agito nei tempi giusti. L’impegno dei sindaci del basso Molise è stupendo. Con la sospensiva del tar abbiamo vinto la prima battaglia, ma ad aprile si deciderà il vincitore di questa guerra. Balduzzi non ha compreso le criticità del nostro territorio. Come si può avere un solo ospedale per un territorio con oltre 100 Comuni mal collegati? Non siamo un quartiere di Roma o di Catania. Qualcuno deve spiegare perché paghiamo lauti stipendi a chi dovrebbe far quadrare i conti, un’attività che può svolgere un ragioniere. Come può un medico garantire sicurezza ad un paziente, dopo straordinari continui? In Molise succede tutto al contrario. Si chiudo reparti e i pazienti vanno a Vasto e non a Campobasso per una Bifernina che tutti conosciamo. Se vogliamo fare squadra, dobbiamo conoscere i fatti. Chi ha sbagliato vada a casa. Dov’erano i politici che ci hanno rappresentato? Dobbiamo lottare per ottenere qualcosa.” Il Consigliere del Movimento 5 Stelle Ippazio Stamerra sottolinea come “è in gioco il futuro della nostra sanità. Essa è stata utilizzata dalla politica come una mucca da mungere. I 12 di commissariamento non sono serviti a nulla. I conflitti di interessi sono all’ordine del giorno. Aldo Particello ne è l’emblema. La sanità privata fa i proprio interessi, giustamente, ma deve affiancare quella pubblica. Per risolvere questa situazione, bisogna comprendere le difficoltà tecniche. Occorre riprogettare il sistema sanitario regionale per rispondere a tutte le richieste del territorio. Per scongiurare la chiusura del reparto di ostetricia ginecologia, bisogna implementare il personale. Ma bisogna comprendere che bisogna incrementare la qualità dei servizi offerti ai cittadini. Per fare tutto ciò serve la politica. Fare rete con tutti i comuni e la regione per una sanità equa, sicura e di qualità.” Interviene il gruppo del Pd. Così Oscar Scurti: “Toma ha tutte le competenze e soprattutto la delega alla Sanità. Per noi la sua presenza era fondamentale. Lo stesso vale per gli ex governatori Iorio e Frattura. Bisogna avere più spunti possibili, come quelli dati dai relatori, e più interlocutori possibili. Il punto nascita di Termoli è un argomento delicato: dobbiamo fare i passi necessari per aumentare la sicurezza e il numero delle nascite. Capire le problematiche è fondamentale per poterle risolvere. Il colore politico non deve mettersi davanti alla coesione di tutti”. Sulla stessa linea Manuela Vigilante: “Dobbiamo continuare a battere i pugni e far sentire la nostra voce. Non dobbiamo consentire la chiusura del punto nascita. Perché se non dovessero cambiare le cose, la situazione peggiorerà ulteriormente. Io spero che si riesca ad unire le nostre forze e garantire il diritto alla salute”. Nick Di Michele ricorda l’art. 32 della Costituzione. “Dobbiamo garantire il diritto alla salute. Noi prima di essere politici siamo cittadini. Noi siamo qui perché dobbiamo tutelare la salute di tutto il territorio. Io sono pronto a schierarmi apertamente, anche contro le decisioni del ministro Grillo. Perché vogliamo tutelare il diritto al benessere umano. Qui parliamo di interessi collettivi. Noi saremo sempre vicini a chi porterà avanti queste battaglie. Vogliamo che la battaglia incominciata dagli stessi comitati, sia portata avanti per difendere i nostri diritti”. È il momento della votazione, che vede per la prima volta i consiglieri di maggioranza e opposizione compatti e unanimi sull’emendamento all’ordine del giorno. Conclude tirando le somme il sindaco Roberti: “Condivido tutti gli interventi fatti in questa sala. Io mi sono fatto un’idea della situazione. C’è un quadro molto più complesso, l’Italia è un sistema fatto in maniera scientifica. Mettere a capo delle teste di legno e affiancarlo con dei tecnici è un metodo tipico e scientifico. C’è un corto circuito scientifico. Se io vado a parlare a Roma, con chi lo faccio? È uno scarica barile continuo. Si sta privatizzando la sanità in maniera indecente. C’è bisogno di uno scatto di orgoglio, patriottico. Altrimenti saremo destinati a scomparire come popolo. Dopo la guerra abbiamo garantito la sanità pubblica. È possibile oggi che questa costi 3 volte più delle altre? Questo significa che c’è un doping incredibile. Non ci sono figure con le giuste capacità. Essere un parlamentare significa gestire un paese di 57 milioni di persone. Rischiamo di diventare una Nazione del terzo mondo. Serve uno scatto di orgoglio: da questo nasce una consapevolezza politica, la quale molte volte ci ha divisi. Ma quando questo succede, ci sono altri che decidono per noi. A livello nazionale ci sono troppe lobby, troppi soldi. Oggi sono ben pronto a prendermi questi impegni. Perché non sono da solo. Cercheremo di rendere questa sala consiliare luogo di dibattito per i temi dei cittadini. Occorre fare la politica che i nostri padri fondatori ci hanno insegnato: fare la politica per il bene di tutti”.

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