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Vertenze, Cis e Zes: la Cgil lancia l’allarme

Vertenze, Cis e Zes: la Cgil lancia l’allarme

A livello nazionale, 180 vertenze aperte solo presso il Mise. A livello regionale, molte situazioni richiedono provvedimenti urgenti da parte del governo nazionale.
«Senza un governo non si possono affrontare le emergenze occupazionali e cresce la preoccupazione per quella che sarebbe una vera iattura per tutti i settori: l’aumento dell’Iva che dal 1° gennaio, in assenza di manovre governative correttive, scatterebbe in automatico».
La Cgil Abruzzo Molise, con Franco Spina e Paolo De Socio, avverte il rischio di subire contraccolpi pesanti dalla crisi aperta dalla Lega e formalizzata da Conte con le dimissioni da presidente del Consiglio. «Non avere un governo – proseguono i due sindacalisti – pregiudica anche la possibilità di ottenere attenzione sulla già traballante programmazione e sulle vertenze molisane. La mancanza di interlocutori determina tempi di risoluzione sempre più incerti. Con questo scenario appare paradossale che in Regione si sviluppi un dibattito del tutto surreale, dove taluni chiedono a parole unità di intenti a tutte le forze politiche e sociali per difendere il Molise e i suoi problemi nei tavoli nazionali, ma contemporaneamente prendono posizione di parte dentro la crisi – meno esplicita di quello della Uil ma pure dalla Cgil arriva una critica alla posizione del governatore Toma, ndr – Forse anche in Molise il prevalere dei personalismi fa perdere di vista le criticità che questa crisi porta».
Con chi interloquire per riaprire il tavolo della Gam al Mise o affrontare al ministero dell’Agricoltura il tema della filiera avicola o dell’indotto bieticolo saccarifero? E, ancora, chiede la Cgil, «come otteniamo le risorse programmate sulla mobilità in deroga ex Ittierre? Con chi dovremmo discutere delle risorse destinate all’accordo di programma? Con chi si svilupperà la discussione sull’area di crisi e sulla possibile proroga degli ammortizzatori per le aziende in essa ancora esistenti? Quale sarà il percorso del Contratto istituzionale di sviluppo che, per quanto ci riguarda, per essere credibile deve contenere risorse per il lavoro e la messa in sicurezza del territorio? Quale percorso è definibile per le Zone economiche speciali?».
Domande a cui, concludono Spina e De Socio, «servono risposte e non perenni campagne elettorali, abbiamo bisogno di interlocutori sia a livello nazionale che regionale. All’Italia e al Molise tutto serve tranne che improvvisatori e opportunisti».
Lunedì a Bojano – alle 10.30 a Palazzo Colagrosso – i lavoratori della Gam hanno chiamato a raccolta la politica regionale, i parlamentari, i sindacati, i sindaci per fare il punto sulla vertenza che al momento sembra arenata. Il 4 novembre scade la cassa integrazione, l’accordo con Amadori segna una brusca battuta d’arresto perché l’azienda ha rinunciato alla ristrutturazione del macello. Tra le motivazioni del gruppo, il bando di vendita del II lotto, che non ha risolto interferenze e ostacoli: a ottobre, peraltro, la terza asta a 3.8 milioni. «Vogliamo soluzioni definitive e certezze da questa classe politica, che mi auguro sarà presente lunedì altrimenti saremo noi presenti a tutti i Consigli regionali», così Giancarlo D’Ilio. «Abbiamo firmato un accordo con Amadori per il rilancio, è andato quasi in fumo un investimento da 42 milioni per l’area del Matese e nessuno ne parla», aggiunge Mauro Latessa.
«Lunedì ribadiremo che bisogna rispettare l’intesa siglata con Amadori – conclude Annalisa Maroncelli la carrellata di opinioni dei lavoratori Gam – quindi che l’azienda va convocata d’urgenza al Ministero. Bisogna correre e impegnarsi, le chiacchiere sono finite».

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