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Conte bis, Trivisonno sgombra il campo: noi restiamo opposizione

Conte bis, Trivisonno sgombra il campo: noi restiamo opposizione

L’era del Conte bis è ufficialmente partita. Chiusa la partita dei sottosegretari e dei viceministri (in tutto 42 nomine, con 10 viceministri con la maggioranza pentasetllata composta da 21 esponenti; 18 sono invece in quota Pd, cinque di area renziana, due sono indicati da Leu, uno è del Maie . I viceministri sono 6 in quota M5S, 4 per il Partito democratico), il nuovo governo può finalmente mettersi al lavoro.
Ma l’accordo tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico non è stato esente da aspre critiche, uno su tutti l’ex alleato grillino Matteo Salvini. A fare eco agli attacchi dell’esponente della Lega ci ha pensato il capogruppo del Carroccio al Comune di Campobasso Alberto Tramontano che non ha usato mezzi termini per bollare la nuova alleanza come un esperimento di «prostituzione politica».
In effetti nei corridoi di Palazzo San Giorgio si respira un’aria diversa da quella immediatamente successiva alle elezioni amministrative. Secondo molti infatti – gli esponenti della minoranza di centrodestra – il nuovo ‘assetto’ romano si tradurrà in un appiattimento dell’opposizione in Consiglio, con il gruppo dem ridotto sostanzialmente a stampella della squadra capitanata da Gravina.
Uno scenario che ha però voluto smentire il capogruppo del Partito democratico a Palazzo San Giorgio Giose Trivisonno, che partendo dall’analisi della situazione nazionale ha sgombrato il campo dai dubbi anche sull’azione dei 4 consiglieri dem.
«Partiamo da una premessa fondamentale. Nel 2018 nessuno ha vinto le elezioni – evidenzia commentando la costituzione del governo M5s Pd – quantomeno nessuno era in grado di governare da solo. Sono stato in assemblea nazionale a giugno 2018 per sostenere, con la mozione Fronte Democratico, la necessità di fare un governo con i 5 stelle. Toccava al primo partito governare con il secondo, ma Renzi (altro errore storico) – la stoccata all’ex segretario dem – aveva voglia di popcorn».
Non teme che l’alleanza con i grillini possa avere delle ripercussioni su quella fetta di elettorato del Pd che non ha mai visto di buon occhio il Movimento?
«Per parafrasare le frase “fatta l’Italia facciamo gli italiani”, credo che siamo in una fase dove fatto il Governo dobbiamo fare gli elettori. Spazio, dunque, alla politica che deve creare un blocco raccontando una nuova Italia.
Crede che il nuovo governo arriverà alla scadenza naturale della legislatura?
«Durerà tre anni solo se i Cinque Stelle usciranno dalla banalità dell’uno vale uno. Nel Movimento hanno bisogno di capire in fretta che esistono a loro interno persone capaci che non vanno più oscurate in nome di un principio balordo».
La Lega ha alzato le barricate contro il nuovo governo invocando le elezioni e accusando il Pd di essersi ‘piegato’ al Movimento solo per tornare al potere. Come risponde a chi vi ha bollato come ‘cacciatori di poltrone’?
«Le critiche da parte di chi? Dei tifosi di Salvini? Io al loro posto sarei molto arrabbiato con Salvini stesso. Un megalomane, autore di una mossa politica suicida. Un fenomeno stagionale».
Veniamo alle questioni ‘locali’. In Consiglio la minoranza di centrodestra parla già di un cambio di rotta del gruppo dem, definendovi la stampella della maggioranza di Gravina.
«Noi siamo compatti e uniti da valori politici comuni. Il centrodestra, semmai, – risponde sorridendo – deve ancora affiatarsi».
Dunque dopo l’accordo nazionale la vostra azione in Consiglio rimarrà la stessa?
«Non è cambiato nulla, noi siamo opposizione e loro maggioranza. Certo, il ballottaggio ci ha costretto a scegliere ciò che ci sembrava più vicino. Nessun dirigente politico ha condizionato il voto ma la gente di centrosinistra ha preferito Gravina. Il nostro ruolo in Consiglio è chiaro».
L’accordo di Roma può prefigurare anche la possibilità di un’alleanza tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle a livello locale nei prossimi appuntamenti elettorali?
«Dipende dalla generosità della classe dirigente del Pd e dalla maturità dei vertici 5 Stelle: la vedo dura ma è possibile. Ripeto, c’è spazio per la politica».
md

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