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Renzi chiama Frattura risponde: pronto a dargli una mano in Molise

Renzi chiama Frattura risponde: pronto a dargli una mano in Molise

C’è un filo che unisce Matteo Renzi e Paolo Di Laura Frattura: entrambi sono stati considerati degli intrusi in casa della ‘ditta-Pd’. Era il 2012 quando Roberto Ruta e Danilo Leva puntarono sull’architetto campobassano, con un passato in Forza Italia, per conquistare il governo della Regione da 13 anni saldamente in mano a Michele Iorio. Le primarie servirono a fornire il pass all’ex presidente della Camera di commercio che entrò nel centrosinistra dal portone principale. Ma il mandato popolare non azzerò il dna politico di provenienza. Perciò quando l’ex premier ha comunicato la decisione di lasciare il Pd, in tanti hanno pensato all’ex governatore: Paolo sarà della partita? Forse. La disponibilità l’ha data. Quel che è certo a ottobre andrà per la prima volta alla Leopolda dove Renzi conta di fare il pienone.
Presidente Frattura, quali secondo lei i motivi della scissione di Renzi?
«La decisione di Renzi è l’esplicitazione di una posizione ormai chiara: il Pd nasce dalla fusione di Ds e Margherita ed è stato un partito ‘vincente’ fino a quando non c’è stato il tentativo di prevalenza dell’una sull’altra parte».
L’ex premier sostiene di essersi sentito un estraneo fin dal primo giorno.
«Non è un’affermazione corretta perché parlano i numeri: ha vinto due congressi con un consenso plebiscitario. L’80% del partito era con lui ed solo il 20% eventualmente non lo faceva sentire a casa sua. Anche in Molise io ho votato Renzi e Leva Bersani. Lui aveva un’estrazione di sinistra io più moderata, vinto Bersani però tra me e Danilo non ci sono stati problemi. Alle Politiche abbiamo eletto tre parlamentari, risultati ritengo per nulla deludenti. Anche Rutelli non era Ds, né lo era Prodi, e D’Alema non era della Margherita. Quello che voglio dire è che il contenitore Pd ha funzionato fino a quanto c’è stato l’equilibrio sull’impostazione, fino a quando non è subentrata la personalizzazione della politica con la sovraesposizione e la speculazione del simbolo. Ed è a questo punto che si è creata la contrapposizione che ha portato anche alla perdita del consenso elettorale. I cittadini ne hanno piene le tasche delle beghe interne, delle correnti e delle correntine. Oggi la domanda che ci dobbiamo porre è perché il 40% non va a votare. Si è allontanato dalla politica, non si sente rappresentato né vede uno spazio di condivisione con gli altri».
Molti a Renzi contestano la tempistica: dopo il ‘capolavoro’ del Conte bis, ritengono inopportuno e controproducente la scissione in questo momento.
«Oggi nel Pd c’è un recupero a sinistra. Ma io non ritengo si tratti di una scissione, credo che la proposta di Renzi sia ad adiuvandum, non in contrapposizione con i dem. Non possiamo prescindere dall’attuale sistema elettorale che nell’ultimo periodo maggioritario non lo è stato più. Nel momento in cui sta prendendo piede il ritorno al proporzionale, che cosa fai? Cerchi di riunire tutte le persone che non si sentono vicine alla politica perché hanno perso la voglia, l’entusiasmo, la fiducia, e provi a ricreare una casa che accolga chi vuole affrontare la politica in modo diverso, raccontando la consistenza e la concretezza delle cose che pensa di fare, e che ha dimostrato di saper fare pur con tutti gli errori. Non ci dimentichiamo tutte quello che ha fatto Renzi in 3 anni. Al momento non sta conducendo nemmeno una campagna acquisti, i suoi strettissimi restano nel Pd, basti pensare a Lotti e alla Boschi. Garantisce la piena fiducia al Conte bis e, non dimentichiamo il rapporto conflittuale con i 5 stelle, i rospi che ha dovuto ingoiare, ma ha capito che bisognava mettere da parte le vicende personali e pensare all’Italia».
Fino ad oggi renziani, anche Micaele Fanelli e Vittorino Facciolla resteranno nel Pd e non seguiranno il senatore toscano in “Italia Viva? Lei invece?
«Intanto spero che il movimento rappresenti anche in Molise una opportunità con lo stesso obiettivo: sostenere tutte le amministrazioni a guida Pd. Non ho responsabilità da amministratore e quindi qualsiasi cosa decida non farò torto a nessuno. Da tesserato Pd sono però contento di questa nuova casa con la logica che anche in Molise si possa tornare a fare politica con il sorriso. Spero in un movimento che punti al coinvolgimento dei cittadini per restituirgli quel ruolo da protagonista che hanno, che consenta di ritrovare l’entusiasmo del confronto, che si costruisca sull’innovazione anche amministrativo-istituzionale. Uno spazio per tanti di quel 40% che non è andato a votare, in cui si possa ritrovare l’entusiasmo e credere in qualcosa. Ma se tutto questo deve servire per levare dei punti percentuali al Pd, allora…»
Leggo dalla sue parole che è pronto ad abbracciare la causa ‘nobile’ dell’ex premier. Ma Renzi l’ha chiamata? Le ha chiesto di far parte del nuovo partito? Se le chiedesse di darle una mano in Molise?
«Io con piacere dirò sì. Renzi l’ho sentito recentemente, per il piacere di sentirlo. Di questo progetto me ne sta parlando da tempo, mi ha chiesto cosa ne pensassi, ci siamo scambiati opinioni sulla questione. Sia chiaro non gli darò una mano perché devo, io condivido il suo ragionamento e quando sento parlare di scissione mi dispiace perché questa non lo è. È la creazione di un’opportunità per aggregare, non contro il Pd ma a favore di una proposta alternativa».
Questo significa che presto tornerà in campo?
«Condivido le scelte di Renzi ma non per un tornaconto personale. Il protagonista della politica nazionale è lui, io in questo momento sono un cittadino che vede di buon occhio questa forza politica che in grado di sostenere al meglio la contrapposizione al nulla che purtroppo respiriamo».
A ottobre Renzi riunirà gli aderenti al movimento alla Leopolda. Ci sarà anche lei?
«Alla Leopolda non sono mai andato, al momento non ho ancora aderito al movimento, ma condivido l’idea. Certo non rinnego l’opportunità che mi ha dato il Partito democratico, ma ritengo che Italia Viva sia una chance per il nostro Paese e mi auguro lo sia anche per il Molise. Se sono libero andrò con piacere a Firenze, prima non ci andavo perché era un problema anche per gli impegni istituzionali».
ppm

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