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Sanità, Giustini ha le ore contate

Sanità, Giustini ha le ore contate

Cambiano i governi – regionali e nazionali – ma in Molise l’emergenza porta sempre lo stesso nome: sanità. E l’argomento, a distanza di tre anni, finirà nuovamente all’attenzione dei lavori dell’assise civica di Palazzo San Giorgio perché, nonostante il Comune non abbia competenza in materia, «Campobasso ha il dovere politico di far sentire la sua voce per discutere e suggerire soluzioni».
Ne sono convinti gli esponenti di Pd e Sinistra per Campobasso Giose Trivisonno, Bibiana Chierchia, Alessandra Salvatore e Antonio Battista che hanno richiesto e ottenuto la convocazione di un Consiglio monotematico, grazie anche alle firme dei colleghi di opposizione Salvatore Colagiovanni, Domenico Esposito e Massimo Sabusco, e di maggioranza Antonio Vinciguerra, in programma il prossimo 7 ottobre.
Alla seduta sono stati invitati anche il governatore Toma, le associazioni, i comitati, gli ordini professionali e, ovviamente, il commissario Angelo Giustini, che qualche mese fa disertò la medesima seduta convocata a Palazzo D’Aimmo.
La figura del commissario, per altro, è uno dei nodi da sciogliere per gli esponenti di centrosinistra che ieri mattina hanno incontrato la stampa. «È necessaria un figura politica, non tecnica, in grado di comprendere la realtà del territorio», la tesi dell’ex sindaco Battista. A microfoni spenti la sensazione però è che il commissario ad acta Giustini – vicino alla Lega e nominato dal governo gialloverde – abbia le ore contate dopo l’avvicendamento al Ministero della Salute tra Giulia Grillo (5S) e Roberto Speranza (Pd). Con il ministro dem sono già stati avviati i contatti e non è escluso che il 7 ottobre il Molise abbia già un nuovo commissario.
«Noi speriamo che il dibattito che si produrrà in Consiglio sia proficuo e che faccia capire a tutti i protagonisti di questa vicenda – le parole del capogruppo Pd Trivisonno – che il Molise non può essere lasciato indietro in materia sanitaria, c’è bisogno di un cambiamento di rotta e un miglioramento sensibile della qualità dell’offerta sanitaria».
«Sono passati 3 anni, cambiano le forze politiche e i governi ma le nostre battaglie – incalza la prima firmataria Alessandra Salvatore – restano le stesse. Battaglie per la sanità pubblica, per il diritto di tutti i cittadini molisani non solo a sopravvivere ad eventi traumatici e a patologie tempo dipendenti, ma a godere dei livelli essenziali garantiti nelle altre regioni. Il dato numerico non è dalla nostra parte noi ma chiediamo che vengano rivisti proprio i criteri introdotti dal decreto Balduzzi perché evidentemente non sono compatibili con il nostro diritto alla salute costituzionalmente garantito».
Oltre ad una revisione del famigerato decreto Balduzzi le richieste degli inquilini di Palazzo San Giorgio vanno in un’unica direzione: colmare lo squilibrio tra pubblico e privato venutosi a creare con la sospensione dell’attività neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso (in favore del Neuromed) «disposta senza che sia stata resa nota la predisposizione di un piano di intervento efficace e che garantisca le cure adeguate e tempestive in caso di eventi che lo richiedano».
È necessario inoltre ripristinare il Dea di II livello a Campobasso e presidi ospedalieri che garantiscano il rispetto dei Lea, e che tutti i comitati, i referenti degli ordini professionali, i decisori politici interloquiscano con la struttura commissariale prima del varo del nuovo Pos.
«Sarà un monotematico di ascolto e di confronto e chiederemo un voto all’unanimità – ha spiegato Bibiana Chierchia –, la nostra priorità è tenere i riflettori accesi sulle emergenze e sulle urgenze della nostra città dopo la chiusura di neurochirurgia».
«Sappiamo che sta peggiorando la condizione del sistema salute in Molise – ha concluso Battista -, sia dei malati, sia di quelle presone che hanno diritto alla prevenzione, sia del personale medico e infermieristico, stressato e sottoposto a turni massacranti.
Con il nuovo governo è necessario un salto di qualità. Ho contestato la nomina dei commissari tecnici perché hanno ricevuto un mandato da ‘ragionieri’ dal precedente governo, noi non abbiamo bisogno di ragionieri ma della politica».

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