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Dsa, per le ripetizioni e la logopedia l’Inps deve pagare l’indennità

I disturbi specifici dell’apprendimento non vanno in pausa quando suona la campanella all’ora di pranzo né quando arriva il momento di fare i compiti. Per la prima volta in Molise una sentenza del Tribunale cristallizza questo punto fermo, riconoscendo le motivazioni della richiesta – legittima – di indennità di frequenza scolastica avanzata all’Inps dalla famiglia di una ragazza, che oggi ha 15 anni. Certo, si è dovuti arrivare in un’aula di Tribunale, affidarsi alla determinazione e alla professionalità degli avvocati Carmelina Salvatore e Salvatore Di Pardo che da anni si occupano della materia per far sì che un diritto, negato per quasi 2 anni, fosse riconosciuto come tale. La storia inizia nel 2017 quando la famiglia dell’adolescente avanza richiesta all’Inps di indennità di frequenza scolastica per la figlia, allora 13enne alla quale sono stati diagnosticati disturbi specifici dell’apprendimento misti, in particolare quello delle abilità scolastiche che, in gergo tecnico, si chiamano dislessia e discalculia. Nella quotidianità, questo acronimo “d.s.a” per quella ragazzina significa non autosufficienza scolastica causata dai disturbi relativi alla capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente, alle attività mnemoniche e alle abilità numeriche ed aritmetiche. Poi i frequenti episodi di mal di testa, una cefalea ricorrente, gli attacchi di emicrania localizzati nella regione fronto-temporale sinistra. Le difficoltà che affronta con il sostegno della famiglia sono di scrittura e di calcolo, nella lettura per le distorsioni, inversioni o omissioni di parole e sillabe che generano poi errori di comprensione, nella distinzione di simboli simili sotto il profilo grafico, di riconoscimento dei gruppi di consonanti, nella strutturazione di una frase. La richiesta avanzata all’Inps viene respinta, «perché la ragazza ha un quoziente intellettivo nella media e quindi nessun bisogno di aiuti particolari – spiega l’avvocato Salvatore che ha assistito la famiglia in questo iter giudiziario – a dispetto, però, del particolare che la diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento avviene proprio in soggetti con il quoziente intellettivo nella media, altrimenti si tratterebbe di altro e cioè di ritardi dal punto di vista cognitivo. In più, per l’Inps, la ragazza non aveva bisogno d’altro perché già usufruiva, nelle ore scolastiche, di un piano didattico personalizzato, con strumenti compensativi per l’apprendimento e le specifiche misure dispensative». Ergo, i d.s.a. ad una certa ora avrebbero smesso di essere tali, non si sarebbero materializzati nello svolgimento dei compiti? «La ragazza è seguita anche nelle ore extrascolastiche, per lo svolgimento dei compiti, per i quali di solito non si è mai autonomi, presso un centro specializzato di Campobasso – continua l’avvocato Salvatore – perché i disturbi specifici dell’apprendimento non si esauriscono nelle cinque ore del mattino che si trascorrono a scuola, hanno un impatto nella quotidianità. Ed è proprio questo – spiega ancora – l’ambito nel quale si inserisce l’indennità di frequenza scolastica dell’Inps, derivante dall’applicazione della legge 289 del 1990, che viene riconosciuta ai minori con difficoltà persistenti a svolgere compiti e funzioni proprie dell’età, da non confondersi con la legge 104 del 1992 che riguarda le disabilità». L’Inps, quando ne ricorrano i presupposti, eroga un sostegno mensile per sollevare le famiglie che sostengono sia spese aggiuntive, come possono essere quelle legate alla frequenza di centri specializzati per svolgere le attività scolastiche pomeridiane, sia per l’inserimento scolastico e sociale dei minori. Consente quindi alle famiglie di poter pagare, con un aiuto dello Stato, quelle spese necessarie per i figli in difficoltà, come il doposcuola, i tutor specializzati nei d.s.a, i logopedisti. «Contro il verbale dell’Inps con il quale è stata respinta la richiesta dei nostri assistiti, abbiamo proposto ricorso al Tribunale del Lavoro di Campobasso. In una prima fase, il consulente tecnico nominato dal giudice ha ritenuto che i disturbi specifici dell’apprendimento non consentissero di accedere all’indennità di frequenza, ritenendoli un mero disagio in ambito scolastico. Ci siamo opposti e, con il supporto del consulente tecnico di parte, la psicologa Piera Giuliano, esperta proprio nei d.s.a., il Tribunale ha nominato un nuovo consulente tecnico di ufficio che ha ritenuto fondate le nostre obiezioni circa la necessità di affiancamento specialistico anche al di fuori delle ore scolastiche. Un supporto, anche privato e a pagamento, che sia di aiuto per l’acquisizione di validi metodi di studio e di strategie consone alle difficoltà che ogni persona che soffre di disturbi specifici dell’apprendimento può incontrare». L’Inps quindi, adesso, dovrà erogare l’indennità di frequenza scolastica a supporto della 15enne sollevando la famiglia dalle spese extra e consentendo alla giovane studentessa di poter seguire il proprio percorso di apprendimento anche nel pomeriggio.

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