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Cis, Toma affonda il metodo: «Ora noi dovremo riprogrammare»

Cis, Toma affonda il metodo: «Ora noi dovremo riprogrammare»

Che fosse cambiato il clima si è capito dal discorso che ha pronunciato in Prefettura venerdì, prima della firma del Cis. Firma da cui la Regione, pur riguardando lo strumento l’intero territorio di una regione (ed è l’unico di quelli avviati), è stata esclusa.
«Non voglio dire che è un errore… ma è un errore». Donato Toma sceglie la via soft alla polemica. Ma col governo giallorosso non è cominciata bene. «Non so se sia stato voluto o meno – aggiunge a margine della conferenza sul roadshow per l’internazionalizzazione delle pmi – Devo supporre che sia stato voluto. Il Cis Molise è l’unico in Italia che coinvolge un’intera regione, non dimentichiamo che per dettato costituzionale la programmazione è in mano alle Regioni e quindi noi saremo costretti, giocoforza, a definanziare alcuni interventi che riguardano determinati Comuni adesso nel Cis e a rafforzare la programmazione e il finanziamento di interventi in altri Comuni che non sono rientrati per ora nel Cis. Un attimo dopo la firma del contratto istituzionale di sviluppo dovremo adattare la nostra programmazione a ciò che il governo ha voluto fare direttamente con i Comuni bypassando la Regione».
Al premier Conte, che pure ha mostrato e dichiarato di stimare nei mesi scorsi, ricorda: «A noi servono come il pane le infrastrutture, a noi serve un’attenzione particolare sulla sanità. Io l’ho chiesta ufficialmente. Ci sono i requisiti perché la Regione si riappropri della propria sanità, ci sono i requisiti perché il Molise sia partecipe di un grande piano infrastrutturale del Sud».
Quanto all’uscita dal commissariamento, Conte ha risposto: abbiamo i tecnici a Roma, valuteremo.
«Questa è risposta che non mi sarei aspettato perché si tratta di un’azione politica. Io sono un tecnico ma prestato alla politica e quindi adesso faccio politica, voglio risposte politiche».
E quindi mette in fila: «Laddove una regione come la nostra viene valutata a 180 – la Basilicata è a 191 e ha un Dea di II livello – che è un buon livello, con poche carenze che possiamo rimuovere in maniera anche immediata e laddove abbiamo la capacità, come Regione, di coprire il nostro disavanzo dell’ultimo anno – preciso che l’Asrem ha chiuso in pareggio mentre il ‘sistema Molise’ ha chiuso con disavanzo di 15.7 milioni coperto integralmente con risorse del bilancio regionale – non abbiamo più bisogno del commissario, siamo capaci di fare i compiti che il governo ci ha assegnato da soli». Ieri, a proposito del deficit, la I Commissione ha approvato la variazione al bilancio di cui parla Toma. A favore la maggioranza, contrari Fanelli e Greco. Ora manca solo l’ok definitivo del Consiglio. Senza il quale, e senza l’effettivo trasferimento delle risorse, per il tavolo tecnico il disavanzo resterebbe. Il prossimo appuntamento a Roma è previsto a novembre.
Infine, Toma sferra l’attacco al generale Giustini: «Non abbiamo bisogno di chi si è insediato il 27 dicembre, e noi questi risultati li abbiamo ottenuti l’anno scorso senza commissario, e ad oggi che siamo quasi a novembre, non ancora redige il piano operativo straordinario. Parla ddi bozza e mi sembra l’araba fenice, che esiste lo sanno tutti ma dove sia nessun lo sa». Il piano come l’uccello mitologico. Da Conte, conclude, «mi aspetto una risposta politica perché ci sono tutti i presupposti per costruirla anche se si vuol partire da una base tecnica».
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