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Isernia, maxi frode delle auto di lusso: indagati davanti al giudice

Sono cominciati gli interrogatori di garanzia nei confronti dei principali indagati nell’ambito dell’operazione ‘Galaxy’, l’inchiesta della Guardia di Finanza di Isernia che ha permesso di portare alla luce una frode milionaria ai danni dell’Unione Europea. Nel mirino, come è noto, è finita la commercializzazione delle auto di lusso. Sono ventitre le persone arrestate e, tra loro, figurano due isernini. Ieri mattina C.I., il 50enne finito in carcere è stato ascoltato dal gip a cui ha raccontato la sua verità, rispondendo alle domande che gli sono state formulate, assistito dall’avvocato Raffaele Teodoro. Stando a quanto si è appreso l’uomo si è dichiarato innocente e quindi estraneo ai fatti. Diversa la posizione degli inquirenti, secondo cui l’uomo avrebbe invece avuto un ruolo importante nelle gestione delle false pratiche auto finte sotto le lente delle Fiamme Gialle. Le accuse formulate nei suoi confronti sono infatti associazione a delinquere, truffa aggravata e falso. Il suo legale sta studiando il fascicolo per stabilire quale dovrà essere la linea difensiva da seguire. E la prima mossa sarà di certo quella di presentare istanza per ottenere misure meno afflittive per il suo assistito.
Da giovedì mattina, con le stesse accuse, è reclusa nel penitenziario femminile di Chieti M.L.B., 54enne di Isernia, al momento in attesa dell’interrogatorio di garanzia, che con ogni probabilità si terrà lunedì. Nel suo caso i fatti contestati vanno dal 2016 all’inizio del 2018. Ad assisterla è l’avvocato Carmine Biasello di Venafro, al lavoro sul voluminoso carteggio dell’inchiesta. La donna, stando a quanto emerso dalle indagini, si occupava della presentazione delle pratiche auto di immatricolazione presso l’Agenzia delle Entrate finite nel mirino degli inquirenti.
Un’operazione imponente quella messa a segno dai militari delle Fiamme Gialle, coordinati dalla Procura .
L’inchiesta, partita nel dicembre del 2017, ha consentito di smantellare una organizzazione criminale ritenuta responsabile della maxi truffa delle auto di lusso. Eseguito anche un decreto di sequestro preventivo per l’importo complessivo pari ad 7.499.220,05 euro per beni mobili ed immobili, somme di denaro, autoveicoli e quote societarie, nei confronti di 23 persone fisiche e 21 compagini societarie con sede in tutt’Italia. I numeri dell’inchiesta parlano di 1.576 ‘supercar’, illecitamente nazionalizzate, tra cui Ferrari, Porsche, Maserati, Bentley, Jaguar, oltre ad una moltitudine di Mercedes, Audi, Bmw e Land Rover. Gli inquirenti hanno accertato 7.499.220,05 euro di Iva evasa, 51.572.268,86 euro di imponibile relativo all’emissione di fatture false. Coinvolte nell’inchiesta, a vario titolo, 167 persone, 159 concessionarie auto italiane e 9 società estere.
Gli inquirenti hanno scoperto che il meccanismo di frode correva a doppio binario su due versanti distinti e correlati: quello “fiscale”, attraverso l’utilizzo di triangolazioni societarie; quello “tecnico”, legato alla nazionalizzazione dei veicoli con l’utilizzo di documentazione falsa, appositamente prodotta per aggirare i sistemi di controllo incrociato dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dei Trasporti, sfruttandone le “falle” comunicative. Il sistema di triangolazione societaria era basato su operazioni commerciali tra aziende di paesi membri dell’Unione Europea, attraverso l’utilizzo di società cartiere ( “missing trader”), con l’interposizione di più società filtro cd. “buffer”, talvolta controllate a loro volta da società “off-shore” (operanti a Cipro e nelle isole Cayman), il tutto al fine di ostacolare la tracciabilità dei flussi commerciali e finanziari. Le società estere utilizzate venivano costituite ad “hoc” da soggetti italiani che stabilivano delle teste di ponte soprattutto in Repubblica Ceca e in Germania.
Altro aspetto fondamentale emerso dall’inchiesta la presenza di due grossi gruppi commerciali operanti rispettivamente nel Lazio e in Campania, risultati in qualche modo legati a esponenti del clan dei casalesi e dell’area vesuviana e nocerino-sarnese. Tra le 23 persone arrestate figurano, infatti, con un ruolo di rilievo Aladino Saidi, 42enne imprenditore di origini tunisine e titolare della Saidi Autoexpert Sora e Francesco Tedesco, 52enne titolare dalla Fc Car Group in provincia di Salerno.

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