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L’Abruzzo vuole emodinamica, Toma frena: l’accordo non si fa togliendo qualcosa agli altri

L’Abruzzo vuole emodinamica, Toma frena: l’accordo non si fa togliendo qualcosa agli altri

Sta andando a Roma, piazza San Giovanni, per la manifestazione del centrodestra. Una pausa in autogrill, nella rassegna stampa del governatore del Molise anche le dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità dell’Abruzzo Nicoletta Verì. Non ci sono i numeri per l’emodinamica al San Pio, i cugini guidati da un’amministrazione dello stesso colore politico di quella molisana puntano a un accordo con Palazzo Vitale che però consenta di aumentare i numeri dell’ospedale di Vasto e aprire lì il reparto. Donato Toma non dichiara guerra, ma dice no.
«Con l’assessore Verì mi confronto tutte le settimane», spiega. Ma aggiunge anche: «Loro non hanno i numeri per l’emodinamica, tant’è che vorrebbero, avrebbero voluto, un accordo di confine con il Molise. Però, l’accordo di confine non si fa togliendo a qualcuno che ha qualcosa di buono e dicendo: ti valorizzerò qualcosa che adesso non è ancora valorizzato. Si costruisce su basi diverse. Una cosa è chiara: i confini sono stretti per alcune regioni, come l’Abruzzo, il Molise, ma anche la Campania. Forse questo è il momento buono per avviare una revisione di tutto il sistema sanitario nazionale perché i problemi ce li abbiamo tutti».
Anche il Nord, per esempio, soffre la carenza di specialisti.
«Esatto. La scorsa settimana il governatore del Veneto Zaia mi diceva che sta avviando le assunzioni di 500 medici di medicina generale (i non specializzati per i Pronto soccorso, ndr). nsomma, ci stiamo tutti arrangiando, gli altri hanno la fortuna di avere attrattive per i medici, noi non le abbiamo. Una scarsa programmazione degli ultimi 15 anni ha portato all’imbuto delle specialistiche che dobbiamo risolvere. Ma la soluzione si trova a Roma, non ragionando ognuno all’interno dei propri confini».
La sede c’è, è il Patto per la Salute.
«Sì. E non nascondo che la ministra Grillo ha fatto danni, aveva promesso di avviarlo entro il 31 marzo… Abbiamo approvato una proroga al 31 dicembre per evitare di perdere i due miliardi aggiuntivi. Non abbiamo trovato la sponda giusta al governo, la Grillo si è chiusa, non ha voluto prendere in considerazione le proposte della Conferenza delle Regioni, abbiamo fatto molte richieste di tavoli per il Patto. Adesso pare che stiamo andando avanti. Ma abbiamo perso un anno. Il Molise, poi, ha avuto un danno enorme. Se si pensa che Zingaretti e De Luca sono ancora presidenti e commissari… Oppure se si pensa ai punti nascita. In diverse occasioni ho portato l’argomento al tavolo delle Regioni, l’ultima è stata il 3 luglio, ho battuto i pugni: è un anno che il ministro ci ha promesso di discutere di quelli sotto i 500 parti nel Patto, ci avete portato alla chiusura di Termoli e ancora stiamo a ragionare del Patto. Di quella seduta, per intenderci, c’è il verbale. Solo che in Molise, ma un po’ in tutte le regioni, si è molto miopi, si è poco attenti a ciò che succede a Roma e ci si perde le occasioni buone».
A proposito di buone occasioni, presidente, l’Asrem. Ha i conti in pareggio, come lei ha sempre evidenziato. Il Molise è stato promosso per i livelli di assistenza, 180 punti mai raggiunti prima. A quando il nuovo dg?
«Ho nominato la commissione, ho notificato il mio decreto ai nominati. Ho indicato il presidente. E quindi mi auguro che la settimana prossima inizino a lavorare».
La reggenza di 60 giorni è agli sgoccioli…
«Guardi, le reggenze si possono sempre prorogare. Non è un problema questo. Il problema è che devono fare presto perché abbiamo bisogno di dare stabilità alla nostra sanità. Io quello che dovevo fare l’ho fatto. Avrei dovuto nominare un esperto per conto della Regione, me lo sono fatto indicare dal presidente della Liguria Toti e peraltro è professionista validissimo, un super esperto (il direttore del dipartimento Salute della Liguria Quaglia, ndr). Ora però devono lavorare».
Le indicavo i dati positivi – bilancio e Lea – come sintesi di un trend positivo che sarebbe un peccato vanificare. O, peggio, invertire tornando a indicatori molto meno entusiasmanti.
«Ma non solo Lea. Proprio io ho presieduto la seduta in cui si è chiuso l’accordo alla Stato-Regioni sul payback, 4 milioni e un altro sta maturando. Soldi che ci riducono il disavanzo. E lo sa perché non siamo arrivati a 190 nei Lea? Perché il Comitato nazionale ci ha rilevato una criticità forte sulla senologia. Se avessimo fatto l’operazione di lasciare a Isernia un punto di primo livello e centralizzato gli interventi a Campobasso (come indicato dal tavolo tecnico, ndr), oggi saremmo forse verso i 190. La Basilicata, con un Dea di II livello, è a 191. Per chiudere, io ho la necessità di dimostrare che siamo in grado di amministrare la sanità e non lo siamo ancora pienamente. A me servono i risultati, devo avere tutte le condizioni per poter chiedere in seno alla Conferenza delle Regioni, dove la maggior parte dei presidenti è di centrodestra, una deroga seria al Balduzzi».
ritai

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