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Reati tributari, riciclaggio e usura: tre molisani coinvolti nella maxi operazione

Reati tributari, riciclaggio e usura: tre molisani coinvolti nella maxi operazione

Il blitz di Polizia e Fiamme gialle è scattato ieri mattina nelle province di Frosinone, Pescara, Benevento e Campobasso e ha smascherato un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio, all’usura e responsabile di diversi reati in materia tributaria. Gli agenti della Squadra Mobile della Questura e della Sezione Polizia Postale di Frosinone insieme ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone, coordinati dai sostituti procuratori Maria Pia Ticino e Samuel Amari della locale Procura, hanno eseguito numerosi provvedimenti cautelari disposti dal gip Ida Logoluso, consistenti in una misura della custodia cautelare in carcere, 6 misure cautelari degli arresti domiciliari, 25 misure interdittive del divieto di ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche per 12 mesi e al sequestro preventivo di oltre 1.500.000 euro nei confronti di 31 soggetti coinvolti a vario titolo. Nella rete delle forze dell’ordine sono finiti anche Mario Testa, 46enne di Cercemaggiore, molto noto in Molise per il suo passato del mondo del Rally attualmente imprenditore nel settore edile, che da ieri è ristretto ai domiciliari, e un 25enne ed un 31enne, entrambi residenti a Cercemaggiore che invece non potranno più esercitare attività professionali di ragioniere commercialista.
Tra le società coinvolte nell’operazione due hanno sede legale a Campobasso: si tratta della Consulting Managment Service Srl (società in cui Mario Testa figura come legale rappresentante fino al 2016) e della My Way Consulting.
L’operazione, denominata ‘Waterfall’, è nata da una serie di segnalazioni dell’Ufficio Antifrode di Poste Italiane che hanno offerto lo spunto alla Squadra Mobile ed alla Polizia Postale per iniziare un’intensa e complessa attività investigativa, che ha visto anche la partecipazione della Guardia di Finanza con l’impiego del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Frosinone e della Tenenza di Arce, interessati per le specifiche competenze in materia tributaria, che ha permesso di ricostruire le dinamiche economico fiscali dell’attività illecita.
È stato possibile ricostruire la struttura dell’organizzazione criminale, composta da un commercialista ciociaro, imprenditori e legali rappresentanti di società del centro e nord Italia, e varie “teste di legno”, delineando chiaramente i ruoli di ognuno.
L’attenzione degli investigatori è stata rivolta all’analisi del flusso finanziario di due conti correnti postali che nell’arco di dieci mesi hanno visto una movimentazione di circa 2 milioni di euro, a seguito di una serie di bonifici effettuati da numerose società dislocate su tutto il territorio nazionale.
In particolare, gli appartenenti al sodalizio criminale mediante la costituzione di società “cartiere” create ad hoc, attraverso le quali si producevano fatture false per giustificare le ingenti movimentazioni di denaro, hanno distratto grosse somme che venivano poi prelevate in contanti presso alcuni uffici postali delle province di Frosinone e Roma, per poi rientrare nella disponibilità dei promotori del sodalizio attraverso appositi corrieri.
In questo modo si consentiva alle società reali di stornare dagli utili le somme di denaro corrispondenti ai pagamenti delle fatture emesse dalla “cartiera” per le prestazioni inesistenti ed evadere così le imposte relative, oltre a permettere l’alimentazione di fondi neri di denaro liquido, formati dalle somme restituite a seguito dei bonifici.
Agli indagati sono stati contestati i reati di usura, intestazione fittizia di beni, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento delle imposte e dichiarazione fraudolenta.
La Polizia di Stato e la Guardia di finanza, integrandosi ciascuno nelle rispettive competenze, con questa operazione hanno svolto un’attività che si inserisce in più ampio quadro di contrasto alla criminalità economico-finanziaria in grado di inquinare l’economia legale ed alterare le condizioni di concorrenza, aggredendo in particolare il patrimonio illecitamente accumulato dall’organizzazione criminale oggi sgominata, che è stata colpita nel cuore dei propri interessi, restituendo alla collettività i beni della stessa.

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