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Dal torpedone per andare al Magistrale all’olimpo dei patologi più influenti, la storia della molisana Silvana Di Palma

Dal torpedone per andare al Magistrale all’olimpo dei patologi più influenti, la storia della molisana Silvana Di Palma

Nella lista dei patologi più influenti del mondo lei c’è. È il riconoscimento del suo impegno nel campo della medicina diagnostica che si prepara a passare a quella di precisione, dei traguardi nel campo della ricerca. Vive nel Surrey, una contea dell’Inghilterra sud orientale. Lì insegna, nell’università di Guilford, e svolge la sua professione.
Abusando di un luogo comune, Silvana Di Palma è una delle ‘prove provate’ che il Molise esiste. Eccome se esiste. Sì, perché la patologa che compare nella lista mondiale delle professionalità più influenti nel suo campo è nata ad Oratino, piccolo e suggestivo borgo alle porte di Campobasso. Da lì, ogni mattina, su un torpedone raggiungeva Campobasso per poter frequentare l’istituto magistrale. Percorso di studi che nulla aveva a che vedere con quella che sarebbe poi diventata la sua professione, il suo obiettivo, il suo mondo concreto e vitale, l’impegno che porta in alto il nome del Molise nel mondo. Silvana Di Palma, allora, dovette frequentare l’anno integrativo per potersi iscriversi all’università di Bologna, facoltà di Medicina. Il primo passo verso orizzonti più ampi, lasciare Oratino e la famiglia per raggiungere ‘la dotta’ e impegnarsi negli studi dando già prova di quella che sarebbe voluta diventare. Una grande curiosità, quella testardaggine innata che i molisani ‘usano’ dovunque, in regione e nel mondo, e che diventa passpartout, quel quid che è valore aggiunto, indispensabile per raggiungere l’obiettivo. Dopo la laurea, la seconda grande sfida: per oltre 20 anni lavora all’Istituto nazionale Tumori di Milano, lì applica le sue conoscenze e le arricchisce con la passione e la curiosità, la voglia di fare sempre meglio in un campo le cui applicazioni sono davvero questione di vita o di morte. La terza grande sfida, per ragioni familiari, arriva con il trasferimento in Inghilterra: lingua e abitudini diverse, ma quella caparbietà che non ammette scuse. E così arriva ad essere inserita nell’elenco dei patologi mondiali più importanti, nella Power List del 2019 di The Pathologist. Ma resta sempre una donna del Sud, molisana con la testa ben piantata sulle spalle e i piedi per terra. Ogni anno il suo viaggio del cuore è proprio quello che la riporta nel piccolo borgo di Oratino dove si gode l’aria buona, la cucina di una volta, i sapori mai dimenticati e i suoi tre fratelli. Dove riassapora quell’infanzia che le ha permesso di diventare ciò che è. E lo ammette quando racconta di aver portato, negli ambienti professionali dove è stata impegnata, quell’educazione e quel rispetto che le hanno insegnato i suoi, che la vita lenta di un piccolo paese – dove ci si conosce tutti – le ha instillato. Ha studiato sodo, ha imparato tanto quanto ha restituito lì dove ora lei rappresenta una eccellenza. Si occupa di attività di ricerca e insegna alle nuove generazioni di patologi, è esperta di seno, testa e collo, ghiandole salivari e istopatologia tiroidea, da 15 anni al Royal Surrey per sfidare le patologie più tradizionali ed estendere la sua conoscenza dei tumori a livello genetico, con uno spiccato interesse per la ricerca e l’innovazione. Nel 2006, lavorando con il laboratorio di diagnostica molecolare, ha creato un primo test nel suo genere per il gene del cancro al seno HER2 per pazienti nel Regno Unito. E per lei è arrivato anche il riconoscimento del Royal College of Pathology per il suo impegno nell’educazione della prossima generazione di patologi. «Sono onorata che il mio impegno sia stato riconosciuto e accostato a figure così importanti e influenti nel mondo della patologia; la famiglia del Royal Surrey mi ha abbracciato quando sono arrivata 15 anni fa e in questi anni ho visto il Dipartimento di Medicina diagnostica crescere e prosperare, diventare un centro leader, noto per abbracciare nuove tecnologie e scoperte» ha dichiarato quando le è stato attribuito il riconoscimento del Royal College. Ma con l’umiltà di chi sa bene che non si finisce mai d’imparare, ha ringraziato «i colleghi, gli amici e gli accademici che ho incontrato al Royal Surrey, che continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella mia carriera professionale». Ad un lunghissimo elenco di titoli ed incarichi, di riconoscimenti e di impegni, fa da contraltare la certezza che tanto del suo presente è legato al passato. Quello stesso che affascina la giovane figlia, studentessa in farmacologia con la passione per l’italiano, Oratino e il Molise.

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