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La villa a Vinchiaturo dove passare gli ultimi giorni, «nessuno si permetta di dire che Alfredo odiava la sua terra»

La villa a Vinchiaturo dove passare gli ultimi giorni, «nessuno si permetta di dire che Alfredo odiava la sua terra»

Benito Pizzuto ha 80 anni. Campobassano doc, un tempo virtuoso del sassofono, oggi vive a Pescara. Amico d’infanzia di Fred Bongusto, ha creato su Facebook un fan club dedicato al crooner di via Marconi. Nella sua personale collezione ospita 150 cd di ‘Alfredo’ ed altrettanti dischi in vinile.
Benito da ragazzo lavorava come commesso dai fratelli Russo. Poi – dopo il militare – iniziò a girare l’Italia vendendo biancheria sino a quando, all’inizio del ’60, non si stabilì definitivamente a Pescara. Tuttavia non ha mai reciso il legame con l’amico Alfredo, neanche quando Fred scese per sempre dal palcoscenico vinto dalla malattia e dalla stanchezza.
«Se c’è una cosa che mi fa incazzare in queste ore – confida – è leggere le idiozie che si stanno scrivendo sulla morte di Fred Bongusto. Lui amava Campobasso in modo viscerale. Ha finanche comprato una villa a Vinchiaturo convinto di poter trascorrere lì gli ultimi giorni della sua vita. Oggi sono tutti amici suoi. E tutti lo conoscevano da una vita. In realtà gli amici di Alfredo si contano sulle dita di una mano».
Nella mente di Benito i ricordi si accavallano pur restando sempre nitidi: «Da ragazzo Alfredo faceva il matinée al Savoia. La prima composizione prevedeva Vittorio Albino alla batteria, Franco Gammieri alla fisarmonica, Enio Lozzi al contrabbasso. Quando il maestro Loris (pianista chi chiara fama) notò Fred, lo volle con sé a Torino. Andò via da Campobasso una prima volta per suonare allo Chantal. Incise il primo 45 giri dal titolo Checheche: narrava dei suoi amori giovanili ed era in dialetto campobassano. Seguirono almeno altre dieci canzoni dedicate alla sua città natale. Vi pare che potesse odiare Campobasso?»
Fred Bongusto era un artista completo: ammaliato da Sinatra, amante del jazz, aveva anche un infinito repertorio di classici napoletani. Cantava con disinvoltura in spagnolo e in inglese ed era apprezzato in ogni angolo del mondo. Nella sua infinita discografia, però, ogni tanto riemergevano le origini molisane e la sua campobassanità rispuntava come una sorta di recidiva.
«Alfredo non è Una rotonda sul mare – afferma ancora con convinzione Benito -. Alfredo è ‘Campobasso e il gabbiano’. Una rotonda sul mare gli portò fama e gloria ma Campobasso e il gabbiano ricordava a se stesso, prim’ancora che al resto del mondo, da dove veniva».
Nel ‘63 esplose definitivamente e si fece conoscere al grande pubblico. A Napoli si esibiva al “Loyd”. A Roma al “Rosso e il nero”. Poi sul Tirreno e sull’Adriatico d’estate nei luoghi di villeggiatura più rinomati. Le folle impazzivano per lui; per quel ragazzo dall’aria romantica ed affascinante.
«Ma quando arrivavano gli amici di Campobasso nel locale – racconta Benito – Alfredo era capace di interrompere l’esibizione per salutarli. A Bari – ricorda ancora – divenne consigliere comunale per il Partito socialista. Lo incontrai fuori dalla stazione. Mi invitò al suo concerto. Io facevo il militare e dovetti chiedere il permesso ai miei superiori per poter uscire la sera. Loro accettarono a patto che potessero accompagnarmi. Alfredo pagò la cena a tutta la comitiva dopo l’esibizione. Nel ‘64 doveva esibirsi a Bisceglie per l’ultimo di Carnevale. Partii da Campobasso con un amico per andare a trovarlo. Ricordo che si esibiva in un cinema: dal palco si rivolse a noi in dialetto campobassano. Ci dedicò “Moon”’. Dopo il concerto lo raggiungemmo in albergo: ci invitò in camera dove restammo fino all’alba. Mi interrogò sui vari personaggi campobassani con una curiosità morbosa. E leggevo nei suoi occhi l’amore per la sua città. Nessuno osi dichiarare che Alfredo non era innamorato di Campobasso».
NdS

 

 

In foto: Il primo complesso di Fred Bongusto, anni ‘60 (dalla pagina Fb Fred Bongusto fanclub)

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