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A Campobasso pazienti fin troppo “pazienti”, 27 ore in Pronto soccorso

Pronto soccorso: due parole che, almeno in teoria, dovrebbero indicare un tempestivo intervento nei confronti di chi necessita cure urgenti. È ciò che accade nel reparto dell’ospedale Cardarelli dove, giorno e notte, professionisti del settore sanitario si prodigano, nei limiti del possibile, a garantire un servizio efficiente nei confronti dei propri pazienti.
Purtroppo, però, nell’ospedale cittadino ci sono altri fattori che giocano a ‘sfavore’ di chi ha bisogno di cure, come le interminabili ore di attesa, se non intere giornate, a causa della carenza di posti letto nei reparti di destinazione. E così, alla preoccupazione e al dolore di chi soffre, si aggiunge anche la frustrazione di non trovare subito ‘sollievo’ attraverso cure specifiche per il proprio problema. Per i familiari, poi, la frustrazione ‘raddoppia’ nel vedere i propri cari stazionare in quei caotici corridoi o nei box adiacenti. A raccontarci la propria disavventura la familiare di una paziente dopo il calvario vissuto nei giorni scorsi: «Siamo entrati in pronto soccorso di pomeriggio. Inizialmente eravamo sollevati dal fatto che in sala d’attesa non ci fosse nessuno. “Forse faremo in un lampo”, ricordo di aver pensato. Da lì a poco mi sarei pentita di quella frase. Una volta dentro mia madre è stata sottoposta al consueto triage, in cui si domanda al paziente, o a chi per lui, i sintomi che lo hanno portato a richiedere il tempestivo intervento. Al termine delle domande le è stato assegnato un codice e da lì è iniziata un’attesa interminabile». La donna, infatti, dopo l’ingresso al pronto soccorso avrebbe dovuto ricevere subito un consulto dal medico di riferimento. I chirurghi, però, in quel momento, erano tutti impegnati in sala operatoria. «Ci hanno detto di aspettare e così abbiamo fatto. Mia madre è stata messa prima su una sedia a rotelle, perché non poteva stare in piedi, poi su una barella. Non c’erano posti nei box e quindi è stata ‘parcheggiata’ insieme ad altre persone nei corridoi, esattamente accanto al bagno. Nel frattempo si era fatta sera e ancora non aveva ricevuto alcun tipo di trattamento. Solo in serata i medici sono riusciti a visitarla e, anche dopo la visita, avremmo dovuto aspettare il ‘famoso’ posto letto. Dopo ore si è liberato uno spazio in un box e ci hanno messo lì, insieme ad altri 3 pazienti con i rispettivi parenti, separati solo da una tendina. Loro sulle barelle, noi su scomodissimi sgabelli. Ma a noi è andata bene. In molti hanno dormito nel corridoio quella notte e alcuni dei pazienti non avevano neanche un parente accanto.
L’esperienza, inutile dirlo, non è stata delle migliori. Quando mi hanno detto che non c’era certezza sul tempo di attesa mi hanno anche garantito che “di norma passano anche 2 o 3 giorni prima del ricovero” ma non ci volevo credere. Come se fosse una cosa normale. Il giorno dopo è stata sottoposta agli esami di routine e finalmente, dopo circa 27 ore, si è liberato un posto letto in un reparto e ora sta ricevendo le cure di cui necessita».
L’esperienza della nostra lettrice è solo l’ennesima di una lunga serie vissuta da altre centinaia di pazienti. Una disavventura dalla quale emerge il grave problema della carenza di organico e di posti letto all’interno della struttura, un ospedale cittadino, in cui cure e interventi tempestivi dovrebbero essere sempre garantiti.

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