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Ripensare la sanità pubblica, Ernesto La Vecchia detta l’agenda del sindacato

Ripensare la sanità pubblica, Ernesto La Vecchia detta l’agenda del sindacato

Il dottore Ernesto La Vecchia, medico di famiglia dell’Arsem Molise e presidente del consiglio comunale di Vinchiaturo, è stato eletto ieri segretario regionale della Federazione italiana sindacale medici di famiglia. Numerose e diversificate le tematiche discusse nel primo congresso tenutosi in Molise per proporre un nuovo progetto, dalla ospedalità alle cure primarie e pediatriche, alla specialistica ambulatoriale sul territorio, al sistema di emergenza-urgenza e continuità dell’assistenza, progetto da proporre alla politica regionale e nazionale. Così da poter concretizzare un nuovo contratto tra i professionisti della sanità territoriale, medici di medicina generale, di continuità assistenziale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatori interni, medici ospedalieri e dirigenti pubblici ed i cittadini. E di questo nuovo progetto il dottor La Vecchia ha esposto i principi generali per poter ripensare la sanità pubblica e che sarà il cavallo di battaglia di questo sindacato medico moderno e nuovo e che dovrà dare risposte concrete a queste problematiche. Affrontando il futuro in maniera unitaria come hanno voluto già dimostrare gli iscritti eleggendo all’unanimità il nuovo segretario e le altre cariche collegiali. Nella sua relazione il nuovo segretario ha presentato le proposte partendo dalle risorse da investire sul territorio per prendere in carico il paziente cronico-fragile ed offrendo risposte adeguate ai bisogni ambulatoriali e domiciliari e di conseguenza senza ospedalizzare. Un’attenzione particolare è stata rivolta al medico di famiglia che il dottor La Vecchia ha così definito: «Medico di medicina generale, di base, di assistenza primaria, pediatra di libera scelta esperto della personalizzazione della cura, della promozione della salute direttamente collegata alla prevenzione generica, all’assistenza alla persona, alla famiglia ed alla comunità». Pertanto a suo giudizio è necessario applicare la legge Balduzzi per azzerare le differenziazioni professionali e di conseguenza applicare un contratto unico di tutti i medici.
Rivedere l’emergenza medica sul territorio garantendo l’omogeneità del servizio 118, l’assistenza territoriale, l’associazionismo medico, l’assistenza territoriale, l’integrazione ospedale e territorio e di conseguenza la continuità assistenziale. Ed ancora l’importanza dei corsi di formazione, della creazione di progetti e programmi innovativi e di numerose altre problematiche in ambito medico ma anche di numerose altre della quotidianità come l’attenzione per la fatturazione elettronica e delle tante altre incombenze. Ha poi così concluso: «Un intellettuale collettivo, di donne e uomini, giovani e meno giovani che parte da una consapevolezza e da una precisa analisi dei problemi della categoria e del SSN, soprattutto dalla volontà di avviare un forte processo riformatore. Questa è una realtà che unisce medici di tutti i settori della sanità pubblica, ospedale e territorio».

L.R.

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