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Fred, ricordi senza tempo: i giochi in via Marconi e quell’amore finito

Vive a Milano da decenni Franco Discenza, classe 1934. E dal capoluogo lombardo, con una voce che non tradisce affatto il peso dell’età, chiede a Primo Piano Molise di diventare ambasciatore della richiesta, sua e di un nutrito gruppo di campobassani sparsi in Italia che non si sono mai persi di vista. «Noi vorremmo che Campobasso onorasse l’artista Fred Bongusto intitolandogli il Savoia. Ho letto che c’è questa idea, anche noi vorremmo che l’artista famoso nel mondo avesse questo riconoscimento» spiega a telefono. Franco e Alfredo si sono conosciuti in via Marconi, quando entrambi ragazzini con i pantaloni corti, trascorrevano i pomeriggi giocando insieme. «Frequentavamo la stessa scuola, sa – continua – la gioventù ci ha visto crescere insieme. Elementari e medie, poi i percorsi scolastici diversi ci hanno allontanato ma in strada ci vedevamo sempre». Franco abitava in via Marconi, al civico 79. «Ha presente l’angolo per Santa Maria? Lì, proprio lì» incalza. Un anno in più dell’amico Alfredo, diventato poi Fred Bongusto, chansonnier applaudito nel mondo. Chi l’avrebbe mai immaginato allora. A ripensarci oggi, a poche ore dall’addio all’amico mai dimenticato, Franco Discenza, ormai milanese d’adozione, ricorda la famosa chitarra che Alfredo strimpellava. Un regalo dello zio, come le cronache degli ultimi giorni hanno consegnato ai titoli e alle cronache di una vita fatta di musica e famiglia, di pacatezza ed educazione. Sei corde che sono diventate, anche per lui, le scale verso il successo, verso paradiso della musica. «Ci siamo rivisti a Milano, tanti anni fa, quando venne qui per un evento» spiega ancora Franco, che non torna a Campobasso da troppo tempo ma che ricorda angoli e suggestioni, profumi e volti, storie e aneddoti di un passato che di colpo è tornato ad affacciarsi, assieme alla voce calda dell’amico Alfredo. «Giocavamo a pallone in strada, ma mica avevamo una palla vera. Usavamo quella di carta, per divertirci. Non erano bei tempi, sa – continua, pescando ricordi nel suo personale album che è il viaggio nella memoria che s’intreccia con la storia dell’amico famoso nel mondo – poi Alfredo aveva perso il papà. La mamma, che donna. Si occupava dei figli con sacrificio e dignità. Con i tappi delle bottiglie, ha presente le gazzose?, giocavamo a ‘giri d’Italia’. Conosce?». Intuita la difficoltà del cronista, Franco sorride dall’altro capo del filo, si avverte dal tono della voce. «Vinceva chi faceva arrivare il tappo più lontano. Un po’ come le biglie sulla sabbia». Quel racconto di un tempo lontano, difficile ma vissuto con sorrisi e spensieratezza diventa una fotografia nitida nei ricordi. «Alfredo era un ragazzo brillante, gioviale. Già strimpellava la sua chitarra quando si innamorò follemente di una ragazza. Anche lei abitava tra via Marconi e via Sant’Antonio. Era bellissima, non ricordo il nome – mi perdoni – ma il suo viso.
Lei lo lasciò perché non accettava che Alfredo volesse diventare un cantante. Per lui fu un dolore immenso». Chissà se la ragazza che disse no a Fred Bongusto, questo amore rimasto nei ricordi dell’amico Franco, vive ancora nel piccolo rione dove Alfredo giocava con il pallone di carta e i tappi delle gazzose, lì dove il cuore cominciò a battere forte. La macchina del tempo riporta di nuovo Franco in via Marconi. «A lei ha dedicato Frida, lo sa?». Un amore tormentato che rivive nei ricordi di un amico che oggi chiede alla città di prendersi cura della memoria di Alfredo, in arte Fred Bongusto. «Frida, t’aggio vuluto bene, ma doppo tantu bbene, te si’ scurdata ‘e me… Frida, bastava na parola, detta ‘a ‘sta vocca toja, pe’ mme fá cunzulà». Quasi un monito, a sentirla oggi, perché Campobasso non dimentichi.
l.s.

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