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La Fondazione Macte “respinta al mittente”

La Fondazione Macte “respinta al mittente”

Al dottor Paolo De Matteis Larivera, presidente della presunta Fondazione Macte, è arrivata addosso una tegola dalla Prefettura di Campobasso, che ha rifiutato l’iscrizione della Fondazione Macte nel registro delle persone giuridiche, negando addirittura che essa sia mai esistita, in quanto «nel caso delle Fondazioni, diversamente da quanto avviene per le associazioni, l’ente non viene ad esistenza fino all’avvenuto riconoscimento da parte dell’Autorità preposta, in quanto non esistono nel nostro Ordinamento fondazioni di fatto».
Le motivazioni del diniego della Prefettura sono due: la mancanza del preventivo parere del Ministero dei beni culturali e l’insussistenza del patrimonio della fondazione, in quanto «i beni conferiti in comodato d’uso [dal Comune di Termoli, ndr] non possono essere imputati a patrimonio della Fondazione, così come i beni promessi o che si prevede di acquisire [da parte di Larivera, ndr]».
La Fondazione Macte a guida Larivera è stata voluta dall’amministrazione Sbrocca e ha sollevato da subito numerose perplessità, che la dottoressa Marcella Stumpo, consigliera comunale di Termoli Bene Comune, ha individuato in sei punti, contenuti in una memoria inviata il 10 ottobre al Prefetto di Campobasso, al Presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, alla Direttrice della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del Molise, e, per conoscenza, al Sindaco di Termoli ed ai presidenti della II e V commissione consiliare di Termoli.
Il sesto punto della memoria, intitolato “Discordanze sulla dotazione patrimoniale”, sviluppa argomentazioni molto simili a quelle ora esposte dal Prefetto. Gli altri punti sono: (1) “Incongruenze tra il potere decisionale e l’apporto patrimoniale dei fondatori”, dove si rileva che il Comune di Termoli mette a disposizione 3,3 milioni di euro, tra opere ed edificio, ma ha una rappresentanza minoritaria in consiglio di amministrazione rispetto a Larivera, che promette di conferire 360.000 euro in tre anni; (2) “Difformità tra l’atto costitutivo approvato dal consiglio comunale e quello rogitato”, specialmente riguardo alla presidenza della fondazione, attribuita all’avv. Sbrocca in quanto persona, non in quanto sindaco di Termoli; (3) “Difetto di accettazione della nomina dell’avv. Sbrocca a presidente della fondazione”, che non sarebbe mai diventato presidente, in quanto assente al rogito dell’atto costitutivo e dello statuto; (4) “Introvabilità dell’elenco delle opere conferite dal Comune di Termoli alla fondazione”; (5) “Incongruenza tra non profit e possibilità di costituire o partecipare a società di capitali”.
Il pronunciamento prefettizio tronca in maniera gordiana tutte le questioni di cui si è detto. Ora è il momento di formulare nuove proposte per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio delle opere di arte contemporanea di proprietà del Comune di Termoli, in maniera composta e trasparente, semmai riproponendo la creazione di una fondazione di partecipazione, ma questa volta a guida pubblica.

Pino D’Erminio

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