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Crac Banca Etruria, in fumo i risparmi dei venafrani

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Decine di migliaia di euro in fumo. Tutti i risparmi di una vita persi. Questo è il rischio, concreto, che corrono anche diversi venafrani che avevano deciso di investire in banca i loro averi. Magari frutto, come in un caso, della liquidazione. Affidato il malloppo all’istituto di credito, si sentivano al sicuro. Invece, alcuni giorni fa l’amara scoperta. Allarmati dalla notizia rilanciata da tutti i mass media nazionali del sostanziale crac di quattro banche, i correntisti sono scappati subito presso la filiale venafrana dell’Etruria (unico istituto presente in città di quelli coinvolti), dove avevano dei conti. Dopo aver chiesto spiegazioni a tutti, altro non hanno potuto fare che lasciarsi andare alla disperazione. Ingenti somme, sono andate molto probabilmente perse: in un caso si parla addirittura di 70mila euro investiti in obbligazioni cosìddette “subordinate”, quelle in particolare che sono state azzerate. I clienti si sono rivolti anche alle forze dell’ordine per trovare giustizia. Ora non resta che appellarsi alle associazioni dei consumatori per far valere i propri diritti e sperare di riavere indietro i soldi sudati per tutta una vita.

La sensazione è che chi – consapevole o no – ha investito in quel tipo di obbligazioni rimarrà con ogni probabilità con un pugno di mosche in mano. Per tutto il resto, invece, va sottolineato come anche grazie all’intervento del governo che ha decretato il salvataggio degli istituti i soldi non sono andati in fumo.

Le storie sembrano più o meno le stesse in tutta Italia. Clienti che si sono affidati agli ‘esperti’ mettendo tutto i loro averi in fondi e obbligazioni, senza sapere di correre il rischio che un giorno i risparmi di una vita potessero andare irrimediabilmente perduti. Rabbia e disperazione hanno dunque investito i malcapitati che hanno chiesto spiegazioni alla banca. Tuttavia, come sottolineato da una sezione di Federconsumatori, che proporrà una class action, “con lo stato di dissesto della Banca Etruria decretato dalla Banca d’Italia, quest’ultimo organo di vigilanza ha decretato la trasformazione delle obbligazioni subordinate (emesse principalmente dall’anno 2011 in poi) in capitale azzerandone il valore e l’esigibilità”. In buona sostanza, diversi obbligazionisti convinti di aver comprato un titolo remunerativo “hanno visto perdere tutto il loro investimento per via del dissesto della banca (condizione prevista dall’emittente del titolo)”. Questo vale però – va specificato – “solo per le obbligazioni subordinate ma non per le altre obbligazioni che saranno soddisfatte dalla nuova società”.

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