Menù

A Venafro proteste contro l’accoglienza di 25 migranti

profughi venafro

Come in (pochi) altri comuni del Molise, anche a Venafro è allerta per l’arrivo degli immigrati. In realtà un allarme alquanto ingiustificato se è vero, come risulta, che per una popolazione di oltre 10mila abitanti sono al momento appena 25 i richiedenti asilo accolti in città. Ovviamente, il problema è di tipo sociale. Molti residenti si dicono preoccupati e provano, detto senza infingimenti, fastidio per quelle persone che – spesso – non fuggono da guerre ma sono (semplicemente) in cerca di un futuro migliore. «Tutto il giorno senza fare niente, a spese nostre, mentre molti nostri concittadini muoiono di fame», è questo ciò che si sente più spesso in merito proprio all’accoglienza. A Venafro i 25 migranti assegnati (gran parte dei quali già arrivati) sono accolti in abitazioni private: le ultime messe a disposizione di associazioni e cooperative sono una su corso Campano e un’altra in via Michelangelo Buonarroti.
Ricordiamo che tali cooperative si accreditano presso la Prefettura di Isernia e dichiarano di avere un progetto di integrazione e alloggi dove ospitare i richiedenti asilo. A queste vanno, pertanto, i “famosi” 35 euro al giorno per immigrato: soldi che servono per vitto, alloggio, assistenza. Agli extracomunitari, invece, spetta solo il «pocket money», ovvero circa 2,5 euro al giorno. Insomma, il problema è che i cittadini, in questo caso i venafrani, nonostante la popolazione sia quasi interamente cattolica, sono stufi di vedere il proprio vicino di casa non arrivare a fine mese mentre persone venute da fuori «bivaccano» a spese dello Stato. La questione è gigantesca e non è possibile limitarla, confinarla a xenofobia o razzismo. Il fenomeno migratorio andrebbe affrontato e regolato attentamente. Invece, malgrado siano ormai anni che si verifica, il governo è in perenne stato di emergenza. Così, si bypassano norme e leggi e spesso la sistemazione offerta ai migranti appare indecorosa, offerta più che altro per lucrarci e non con spirito di vera accoglienza. Poi c’è il problema/opportunità integrazione. Un numero limitato di profughi può, anzi deve essere integrato. Ma quando questo sfora i parametri della normale convivenza, la conseguenza sono solo i ghetti. E lo scontro, più che il confronto, tra culture. La diversità è ricchezza, lo predica pure la Chiesa. Ma simili principi e concetti fanno a pugni in questo momento storico di grave e perdurante crisi economica dove anche i più ferventi cattolici pensano prima alla propria “sopravvivenza” e poi a quella del prossimo.
In ogni caso, non è possibile condannare chi si dice pronto ad alzare barricate contro l’arrivo degli immigrati se questo è il modello di accoglienza e integrazione. Tuttavia, nemmeno se ne può fare una colpa ai “poveri cristi” che affrontano un viaggio infernale pur di trovare per lo meno un posto sicuro, dove non subire violenze e patire sofferenze. Se la questione è che tipo di accoglienza praticare, le istituzioni dovrebbero drizzare le antenne e ascoltare i cittadini. Quando invece il discorso però diventa «i profughi non possono essere sistemati su corso Campano ma vanno confinati in periferia» l’impressione è che più per il modello di integrazione, i cittadini protestino per xenofobia o altro. Certamente Venafro, con la sua cultura, saprà non far sentire i richiedenti asilo un peso. Del resto è pur sempre il Comune venafrano ad avere voluto quale «consigliere straniero aggiunto» l’ex calciatore bianconero «Bubù» Keita, perfettamente integratosi nel tessuto sociale cittadino.
In definitiva, anche se l’ente locale subisce le scelte e le decisioni della Prefettura, la sensazione è che un intervento dell’amministrazione comunale sia necessario. Al momento, però, il dibattito è stato animato – senza seguito – solo dal capogruppo di minoranza, Alfonso Cantone, il quale ha invitato proprio a discutere del tema di quale integrazione sia possibile a Venafro. La speranza è che i vertici di Palazzo Cimorelli non si lascino travolgere dal problema ma sappiano invece governarlo.

(su Primo Piano Molise di oggi in edicola)

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.