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Lavori ‘fantasma’ alla Don Milani di Campobasso, genitori e insegnanti esasperati: «Ora vogliamo risposte»

Lavori ‘fantasma’ alla Don Milani di Campobasso, genitori e insegnanti esasperati: «Ora vogliamo risposte»

Hanno incontrato la stampa all’ingresso della ‘loro’ scuola. Dietro la dirigente, gli insegnanti e i genitori un poster con tutti gli articoli che raccontano un anno di emergenza, di precarietà. Tanto è passato da quando il sindaco Antonio Battista dispose la chiusura per motivi di sicurezza della Don Milani. Dodici mesi in cui i genitori e i piccoli alunni hanno dovuto fare i conti prima con i doppi turni e poi con il trasferimento delle 18 classi, dislocate tra i locali dell’Unimol, il Liceo Artistico Manzù e l’Istituto Petrone. Una sistemazione definita ‘provvisoria’ dall’amministrazione comunale, in attesa del completamento dei lavori di adeguamento sismico del corpo B della Don Milani che, stando agli annunci, avrebbe dovuto riaprire i suoi cancelli a settembre. Una promessa disattesa, visto che ad oggi in via Leopardi di ruspe e operai non c’è traccia. Per questo i componenti del Consiglio d’istituto e la dirigente scolastica della Petrone, Maria Cristina Battista, hanno voluto per l’ennesima volta accendere i riflettori sulla questione. Il senso di rassegnazione è palpabile, lo si evince nella parole dei genitori: «Abbiamo l’amaro in bocca – dice una mamma – è davvero frustante pensare che non riusciamo ad ottenere delle risposte da chi dovrebbe rappresentare i cittadini».
«Non abbiamo più spazi disponibili all’interno della struttura – incalza il professor Natilli, docente della Petrone – abbiamo riadattato la biblioteca a segreteria, la presidenza non esiste più, la dirigente scolastica è sistemata nello sgabuzzino. Abbiamo dovuto far slittare gli orari di uscita, alle 13.10 suona la campanella per la primaria, alle 13.20 escono gli alunni delle medie. Ma nonostante questo escamotage il parcheggio è stracolmo, c’è una bolgia infernale di auto che crea disagio a tutto il quartiere. È evidente che questa struttura non è stata pensata e realizzata per contenere un numero così alto di studenti. Siamo stati costretti a sistemare i bambini della scuola dell’Infanzia nei laboratori musicali. Non solo. La scuola ha dovuto anche pagare di tasca propria i banchi e le sedie per i piccoli, quando in realtà le spese per l’acquisto del materiale didattico spettano al Comune. Quello che ci fa paura è che questa situazione di emergenza possa rappresentare per qualcuno al normalità».
Interviene anche la preside Battista. I toni sono come sempre pacati, ma il messaggio che lancia è chiaro e forte: «Il problema di un singolo segmento scolastico continua a rappresentare un problema per l’intero istituto. La riduzione di spazi adesso si sta facendo preoccupante. I nostri ragazzi della scuola primaria sono ospitati – evidenzia – in modo esemplare ed eccezionale dall’Unimol e dal Manzù. Ben venga l’ospitalità, ma nel momento in cui si è dovuta superare l’emergenza dei doppi turni. Ora però i ragazzi hanno bisogno di ambienti didattici. E non voglio sprecare parole inutili per spiegare cosa sia la didattica, lo sappiamo noi che siamo operatori della scuola e che ci confrontiamo con il nostro lavoro quotidianamente. Lo scopo di questa manifestazione non persegue né da parte mia, né da parte degli insegnanti, nessun altro fine se non quello di mantenere viva l’attenzione su una problematica che ormai sta passando il limite della sopportazione. Non per noi adulti, ma per gli alunni che devono necessariamente ritornare in ambienti didattici. E per ambienti didattici non mi riferisco alla classica vecchia aula a cui una certa mentalità è rimasta ancorata. La scuola è cambiata, i bambini hanno bisogno di altro, di poter usufruire di una scuola che si occupi di loro a 360 gradi. Questa situazione di emergenza – il monito al Comune – non può essere ulteriormente prorogata nel tempo. Io, come dirigente scolastica, devo poter garantire il diritto allo studio ai miei ragazzi e alle famiglie che ancora decidono di iscrivere, grazie alla nostra offerta formativa, i loro figli nella nostra scuola».
Insomma, la misura è colma e genitori e insegnanti non sono più disposti ad attendere oltre e vogliono risposte certe. Risposte a cui il Comune non può più sottrarsi.

md

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