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Quella telefonata di assenso a Ianiro, Niro ironizza: avrò capito male quel che ha detto Annaelsa…

Di sicuro, in questa storia c’è solo molta confusione. Intervistato da Teleregione a margine dell’inaugurazione della mostra di Tony Vaccaro, il governatore Donato Toma getta acqua sul fuoco: «La salute del centrodestra è ottima, la dialettica è la normale dialettica che in tutte le buone famiglie si deve sviluppare». Ribadisce il suo ruolo: «Sono al di sopra delle parti, rappresento l’unità del centrodestra». Cerca di ridimensionare l’attacco di Patriciello alla coordinatrice di Forza Italia, «non penso abbia attaccato Tartaglione – dice – ha mosso delle critiche.
Io penso che si debbano fare nel chiuso delle stanze e non sui giornali, però ognuno ha il proprio stile e va bene così».
Ma dal partito di Berlusconi arriva la nota che apre definitivamente il conflitto: gli azzurri guidati da Tartaglione dicono che in realtà il candidato del centrodestra alle provinciali di Isernia era Alfredo Ricci. «Ma allora deve essere accaduto che ho partecipato a un’altra riunione il 3 agosto. O che gli esponenti di Forza Italia che erano in via Berta a Isernia hanno preso parte a un’altra riunione. Non erano loro quelli che stavano con me e gli altri rappresentanti dei partiti, deve essere così. No?». Vincenzo Niro, capo dei Popolari per l’Italia, usa l’ironia. I fatti li ha ricostruiti spesso in questi giorni: il 3 agosto ‘sul tavolo’ riunito da Tartaglione a Isernia c’erano i nomi del sindaco di Frosolone Ianiro e di quello di Roccamandolfi (avanzato da Iorio) Lombardi. Ci si lasciò col mandato alla coordinatrice di FI di sondare la disponibilità del primo cittadino di Isernia d’Apollonio, in caso di sua indisponibilità ci sarebbe stata la convergenza su Ianiro. Solo Iorio aveva detto no. E comunque il nome di Ricci non era venuto fuori. «Io devo aver capito male allora… E devo aver malinteso anche la telefonata che poi Annaelsa Tartaglione mi fece alle 21.40 circa di quella sera e le telefonate successive. Forse è colpa delle interferenze…» Quella sera, alle 21.40 più o meno, la deputata azzurra a Niro disse che d’Apollonio non era disponibile a candidarsi e che quindi il candidato era Ianiro. Questa la versione di Niro. E d’altro canto prima d’ora Forza Italia non aveva mai detto che il sindaco di Frosolone non era il candidato uscito da quel tavolo come nome del centrodestra per la guida della Provincia di Isernia.
Usa l’ironia, ma la rabbia di Niro traspare. «Passare per menzognero? Non ci sto. E tra l’altro l’accusa di dire il falso è a me e a tutti gli altri che erano a quella riunione». Toma lo tiene fuori, «lui non era a quel tavolo». Ma insiste che ci debba essere un chiarimento nella coalizione, chiarimento che Niro aveva sollecitato già dopo la batosta rimediata alle comunali di Campobasso.
Per Vincenzo Cotugno, invece, è proprio Toma ad avere il pallino in mano adesso. «Io faccio mie le sue parole: è il garante della coalizione. È sempre più evidente che c’è bisogno di un chiarimento per ristabilire la verità dei fatti. Non si può passare per bugiardi, nessuno di noi può passare per bugiardo. Quindi, credo che Toma debba chiamare tutti noi contendenti intorno a un tavolo, a porte chiuse, dove potremo chiarirci sui ruoli e sui fatti». A Cotugno, inoltre, non risulta che «Toma abbia detto che Ricci era il candidato del centrodestra. Non l’ho letto e a me il presidente non l’ha detto. Io resto alla riunione del 3 agosto. E lì – conclude il coordinatore di Orgoglio Molise – il nome di Ricci non è stato fatto da nessuno».
r.i.

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