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Abuso d’ufficio a Bojano, il gip prende tempo: decisione rinviata

Abuso d’ufficio a Bojano, il gip prende tempo: decisione rinviata

Ieri mattina, presso il Tribunale di Campobasso, al termine degli interventi in camera di consiglio dei vari avvocati nel procedimento penale che vede indagati i componenti della giunta comunale di Bojano in carica nella prima metà del 2017 per presunti reati di abuso d’ufficio e maltrattamenti nei confronti dell’ex responsabile del Secondo settore di Palazzo San Francesco, ragioniere Tommaso Ramacciato, e il giornalista Enzo Colozza per il reato di presunta diffamazione a mezzo stampa, il giudice per le indagini preliminari Veronica D’Agnone, si è riservato di decidere l’esito del suo pronunciamento. Si dovrà quindi attendere la decisione del magistrato per conoscere se il procedimento avrà uno sviluppo nelle aule giudiziarie oppure sarà archiviato. Tra gli indagati, come è noto, figura anche l’attuale governatore del Molise, Donato Toma, all’epoca dei fatti contestati assessore esterno al Comune di Bojano, oltre all’allora sindaco Marco di Biase, al vicesindaco Virgilio Spina e agli assessori Michelina Iannetta e Angelo Arena. Il fascicolo contro Toma e gli ex amministratori bojanesi è stato aperto in Procura a seguito della denuncia querela del Ramacciato presentata il 20 ottobre 2017, dopo il suo trasferimento dal Comune di Bojano a quello di Colli al Volturno dove lavora tuttora, avvenuto nell’agosto di quell’anno. Nel suo esposto il ragioniere ricostruiva, dal suo punto di vista, tutta la vicenda dei rapporti tesi tra lui e la nuova amministrazione Di Biase, rappresentando le sue doglianze nei confronti dell’esecutivo che non aveva voluto approvare il progetto del bilancio di previsione e le proposte di deliberazione da lui predisposte, mentre poi le stesse, a suo dire, erano state approvate dal commissario ad acta nominato dal prefetto. I contrasti erano sorti sul Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) che per Ramacciato era di circa 400 mila euro mentre per la Corte dei conti la cifra si aggirava intorno a 3,9 milioni di euro. Il Ramacciato, nell’esposto, ha riferito che anche per il rendiconto consuntivo era stato nominato un commissario ad acta, in quanto nei suoi confronti ci sarebbe stata una vera e propria persecuzione all’interno del Comune che sarebbe stata accompagnata da una presunta campagna stampa denigratoria nei suoi confronti. Sempre nell’esposto il ragioniere riferiva che oltre a negargli le ferie gli amministratori avrebbero cambiato le chiavi del portone d’ingresso di Palazzo San Francesco per impedirgli di entrare in orari non di ufficio. Le Fiamme Gialle, come abbiamo riferito nella cronaca di ieri, nel ricostruire dettagliatamente la vicenda con l’acquisizione della relativa documentazione, invece, non hanno ravvisato condotte dolose ai danni dell’ex funzionario del Comune di Bojano. Anche dalle testimonianze degli impiegati non è emerso alcun episodio di vessazione da parte degli amministratori dell’epoca nei confronti del Ramacciato. I consiglieri comunali Carmen Zuccarino, Roberta Scinocca, Gaetano Policella, invece, hanno riferito ai finanzieri che c’era da parte della maggioranza un atteggiamento persecutorio nei confronti dell’ex responsabile del Secondo settore, cosa che, invece, è stata negata dall’altro consigliere di opposizione, Massimo Romano. Dalle indagini è emerso che sicuramente all’interno del Palazzo di Città era in atto un clima di conflittualità, dovuto anche alla situazione critica in cui versava il Comune che ha poi portato la stessa amministrazione Di Biase a dichiarare, nell’agosto 2018, il dissesto finanziario. Per quel che riguarda i presunti articoli denigratori, è stato riconosciuto che le espressioni utilizzate dal giornalista Colozza rientrano nell’esercizio del diritto di critica e di cronaca per cui non si ravvisa il reato di diffamazione. Alla luce di tutto ciò, come è noto, il sostituto procuratore Elisa Sabusco aveva chiesto l’archiviazione del procedimento per tutti gli indagati, a questa richiesta di archiviazione si è opposto il Ramacciato, da qui è scaturita la camera di consiglio di ieri mattina. Durante l’udienza, gli avvocati degli indagati oltre a smentire azioni vessatorie e persecutorie nei confronti del Ramacciato, associandosi alla richiesta di archiviazione del pm, hanno invitato il giudice d’Agnone ad approfondire eventuali reati (abuso d’ufficio e peculato), che il ragioniere avrebbe commesso per l’uso distorto di strumenti amministrativi, quale l’adozione di alcune determinazioni dirigenziali per giustificare il suo operato in maniera autoreferenziale. L’avvocato del Ramacciato, invece, nel chiedere il rigetto della richiesta di archiviazione proposta dal pubblico ministero, ha invitato il giudice a procedere ad un’indagine suppletiva sulla scorta dell’opposizione formulata dallo stesso denunciante. Donato Toma è assistito dall’avv. Giuliana Terzano; Marco di Biase dagli avv.ti Ulrico Quaranta e Lucio Perrella; Virgilio Spina dagli avv.ti Michele Coromano e Domenico Spano; Angelo Arena dagli avv.ti Michele Coromano e Guglielmo Pettograsso; Michelina Iannetta dall’avv. Lucia Murgolo; Enzo Colozza dall’avv. Alfonso Mainelli. Il ragioniere Ramacciato, invece, è stato assistito dall’avv. Fernanda Tabasso.
ppm

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