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Tesori nascosti, visita nel Museo di Scienze Naturali di Agnone

Non molti sanno che in Agnone, nel Settecentesco palazzo baronale Tamburri antistante la chiesa dell’Annunziata, è religiosamente custodita e coltivata una preziosa raccolta di animali imbalsamati. Una specie di Wunderkammer, una di quelle camere delle meraviglie o gabinetti delle curiosità che arricchivano le abitazioni dei nobili e degli eruditi dei secoli scorsi, prevalentemente dedicata alla fauna selvatica locale, dalle Mainarde all’Alto Molise, con qualche esemplare esotico, come un simpatico ornitorinco dal muso ad anatra.
La cura amorevolmente Mimmo La Gamba, già tecnico biomedico presso la sezione di Isernia dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo ma soprattutto appassionato cacciatore ed amante e conoscitore della natura. Ci accoglie con il figlio Gabriele che continua con impegno e passione la tradizione familiare.
«Tutto nasce – racconta – dall’incontro di due cacciatori sfegatati, mio padre Gabriele e Serafino Serafini, farmacista galenico e personaggio memorabile, dotato di grande preparazione scientifica, di carattere estroso e dai modi vulcanici. Pur di cacciare insieme a mio padre don Serafinuccio, come veniva chiamato, ricorreva spesso alla sua autorità – si sa che all’epoca i personaggi più influenti nei paesi erano il prete, il medico ed, appunto, il farmacista – presso la preside del Liceo Scientifico Custode Carlomagno perché concedesse a mio padre, che lì faceva il bidello, qualche mattina libera da dedicare a memorabili battute. Quando seppe che il suo precedente mestiere era stato quello del sarto, lo invogliò a sfruttare le sue qualità artigianali per dedicarsi alla tassidermia, fornendogli quantità industriali di un prodotto indispensabile per l’imbalsamazione, la pomata arsenicale, che rende inattaccabili dal tempo piumaggi e pellicce. Parliamo naturalmente del sesto e settimo decennio del Novecento, perché dal ‘73 l’imbalsamazione della selvaggina non è più possibile».
Ma i cento e più uccelli ed i circa 50 mammiferi non derivano solo dal lascito di papà Gabriele.
«Alcuni pezzi derivano dalla collezione di un appassionato che me ne ha fatto donazione gratuita. Altri ancora provengono dal piccolo museo naturale del Liceo Scientifico; dopo il trasloco nella nuova sede erano stati destinati alla distruzione ma furono acquisiti e restaurati. Infine, ho recuperato diverse carcasse animali di animali investiti sulle strade da autovetture, portate all’Istituto per i riscontri autoptici e destinate all’incenerimento, previo il permesso delle autorità competenti. C’è una lupa investita da un treno, un istrice ucciso da vandali. È una forma di recupero di cui sono particolarmente fiero per la quale non finirò mai di ringraziare i vertici dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo che l’hanno permessa, dando a questi sfortunati animali una seconda vita».
Mimmo ci mostra un cospicuo carteggio, perché la detenzione e la realizzazione di animali imbalsamati richiede un particolare iter autorizzativo e le carte, come si suol dire, devono «stare a posto».
Entrare nelle ex dispense di Palazzo Tamburri , che forniscono agli esemplari lì conservati un microclima ideale per la loro conservazione, rappresenta un esperienza indimenticabile. È impossibile non provare un senso di stupore, di sorpresa, di curiosità di fronte allo spettacolo di tanti animali che sembrano vivi, colti come in una fotografia che li ha eternati. Guardare da vicino i colori, le forme, i riflessi fa pensare che, da un momento all’altro, possano animarsi, fuggire via o, nella peggiore delle ipotesi, aggredirci. Un mondo fantastico, ma al tempo stesso reale… Le vetrine che occupano le pareti della stanza, precedute da un vestibolo anch’esso stipato di animali imbalsamati, sono piene di una grande quantità di animali che costituisce un campione rappresentativo della fauna locale, con pezzi particolarmente rari ed alcuni diorami che rappresentano gruppi di animali in relazione tra loro in maniera realistica e suggestiva. Un insieme che lascia a bocca aperta, una ricchezza inimmaginabile di specie, di colori, di piumaggi e pellicce.
Non mancano diversi palchi di cervi, di cui alcuni premiati in concorsi nazionali per la complessità delle ramificazioni.
Mimmo e Gabriele sono prodighi di notizie, informazioni, curiosità: una vera miniera di conoscenze naturalistiche, ambientali e zoologiche. Ci mostrano una grande varietà di rapaci notturni, gufi, allocchi, barbagianni, civette. Il succiacapra, ingiustamente accusato di succhiare il latte degli armenti, mentre in realtà non si nutre che di insetti. E poi magnifici esemplari di gatti selvatici, volpi, tassi, istrici.
Riassumere tutto quello che ci raccontano è impossibile, il consiglio è di andarli a trovare di persona e godere della loro accoglienza. Questa camera delle meraviglie non è un capriccio o una semplice curiosità ma soddisfa rilevanti finalità didattiche ed educative. È uno strumento utilissimo per la conoscenza della natura, della sua ricchezza, della sua diversità, ed insieme uno stimolo per la sua tutela e protezione; diverse scolaresche visitano ogni anno questo museo naturale. Non va trascurato il contributo che questo autentico scrigno può arrecare all’offerta culturale ed allo sviluppo turistico di Agnone.
Mimmo ci dice che a richiesta la visita è aperta a tutti. Ricorda ancora l’interesse manifestato dal celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi «quando durante un indimenticabile tour notturno ferragostano lo costringemmo ad una inaspettata quanto gradita vista-lampo».
Con Mimmo, al termine della visita, avviamo un discorso sulla caccia, sull’ambientalismo, sulle critiche radicali degli animalisti alla tassidermia.
«Mi ritengo più ambientalista che cacciatore. Il cacciatore non può essere un distruttore. C’è gente che in due settimane uccide tanti animali quanti ne ho cacciati io in una vita. Amo particolarmente la caccia alla beccaccia, particolarmente poetica perle sue modalità, mentre non mi appassiona la caccia agli ungulati, una specie di caccia grossa. Credo che l’uso della tecnologia massicciamente introdotta in questi anni, penso alla caccia col satellitare ad esempio, rompa l’equilibrio della sfida tra uomo ed animale, il corretto rapporto col territorio e con la selvaggina. Questa non è più una sfida, è una carneficina. Ho avuto sempre degli ottimi cani, tutti allevati ed addestrati da me soprattutto alla caccia alla beccaccia, che è difficilissima. Quanto agli animalisti che ci accusano di essere dei killer dovrebbero occuparsi degli animali ancora in vita; con la tassidermia non si fa altro che far rivivere un’animale che era già morto».
Ma questi sono temi che meritano più spazio, un approfondimento ed un dibattito che potremo sviluppare. Lasciamo Mimmo e Gabriele con l’augurio che il Museo di Scienze Naturali “Gabriele La Gamba” possa regalare a tanti altri visitazioni le magnifiche sensazioni che ci ha dato e che se ne possa sempre più valorizzare il ruolo, ringraziandoli per l’impegno e la passione con cui custodiscono questo piccolo grande gioiello.

I.M.

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