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Dopo l’affaire Vaticano altre grane per il broker Torzi, finito nel caso Popolare di Bari

Dopo l’affaire Vaticano altre grane per il broker Torzi, finito nel caso Popolare di Bari

Dopo l’affaire Vaticano – finito anche al centro dell’inchiesta giornalistica di Milena Gabanelli pubblicata sul Corsera – nella vicenda che ha coinvolto la Banca Popolare di Bari, torna alla ribalta della cronaca il nome del faccendiere molisano Gianluigi Torzi. Secondo la ricostruzione di Repubblica, la procura pugliese – su segnalazione della Banca d’Italia – starebbe indagando su una emissione obbligazionaria da 30 milioni di euro – operazione portata al Cda nei primi mesi del 2019 dall’amministratore delegato Vincenzo De Bustis (indagato sempre dalla magistratura pugliese) – che la società maltese Muse Ventures Ltd (facente capo a Torzi, ndr) avrebbe dovuto sottoscrivere. Sempre secondo la ricostruzione di Repubblica, per l’amministratore delegato quella emissione obbligazionaria avrebbe dovuto rimettere in sicurezza la Popolare di Bari. La Muse Ventures Ltd è una società di consulenza, nata solo nel 2017. Il suo capitale sociale è di soli mille e 200 euro. I dubbi li avanza proprio la Bnp Paribas, la banca incaricata di curare l’operazione, che rivela problemi di trasparenza sull’entità del sottoscrittore. Il problema è tutto nella sproporzione tra i mezzi del sottoscrittore e l’importo della stessa. De Bustis nicchia, non presta attenzione alle sirene e tutto fila come da previsioni. Con quei 30 milioni di euro sottoscrive quote di un fondo lussemburghese per 51 milioni. La Banca d’Italia, però, continua a monitorare la vicenda. E si scopre che la Muse Ventures Ltd è amministrata da Gianluigi Torzi che, secondo Repubblica, assieme al padre Enrico «è nelle liste nere antiriciclaggio del sistema bancario e al centro di alcune inchieste giudiziarie». La Muse del molisano Torzi non versa il denaro promesso, la sottoscrizione delle quote del fondo da 51 milioni non finisce bene tanto che parte l’inchiesta sull’identità degli amministratori della Muse, società con poco più di mille euro di capitale che avrebbe dovuto sottoscrivere una emissione obbligazionaria da 30 milioni. E per Gianluigi Torzi, dopo l’affaire Vaticano, arriva anche quello in salsa pugliese.

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