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Otto mesi senza treni, i dem sposano i timori dei sindacati

Otto mesi senza treni, i dem sposano i timori dei sindacati

Il Pd porta a Palazzo D’Aimmo le preoccupazioni dei sindacati per la chiusura della linea Campobasso-Venafro da marzo a ottobre a causa dei lavori necessari all’elettrificazione.
Pur condividendo l’ammodernamento (tra le altre cose deciso dal precedente governo regionale a marchio Pd), i consiglieri Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla hanno trasferito in un ordine del giorno le domande e i timori, a partire dalla mancata informativa a sindacati e associazioni dei pendolari.
In attesa di capire se la notizia di chiusura sia già ufficiale, quali siano i lavori che si vogliono mettere in opera con annesso cronoprogramma puntuale, se tali lavori sono già completamente finanziati, onde evitare lunghe sospensioni, quali effetti si avrebbero sui lavoratori di tutte le imprese coinvolte (Trenitalia, Rfi, Mercitalia Shunting, Rekeep Rail, appalti), Fanelli e Facciolla hanno stilato un elenco di impegni per il governatore Toma e l’assessore ai Trasporti Niro. In particolare: a far sì che i lavori di ammodernamento della Campobasso-Venafro da parte di Rfi vengano svolti durante le ore notturne, così da evitare eccessivi disagi agli utenti ed ai pendolari; a richiedere un tavolo d’incontro specifico da tenersi nel più breve tempo possibile con tutti gli attori coinvolti (aziende, organizzazioni sindacali, associazioni dei consumatori) e la commissione consiliare competente, sulle altre problematiche che investono il trasporto ferroviario molisano. Tra questi, la riapertura della Termoli – Campobasso, le prospettive per le tratte sospese (Benevento-Campobasso e Isernia-Sulmona), il raddoppio della Termoli – Lesina, lo stato dei lavori di elettrificazione della Roccaravindola-Campobasso, quello della metropolitana leggera tra Matrice e Bojano e numerosi altri fino alla chiusura della stazione di Isernia.

Il viaggio di Natale: prigioniero per sei ore sul Roma-Campobasso

Sono le 9.07 del 22 dicembre. Uno cerca di fare la partenza intelligente di domenica e si ritrova prigioniero su un treno Roma-Campobasso per 6 ore.
Tutto doveva essere già chiaro e invece siamo ancora con il naso all’insù in attesa che il tabellone di Roma Termini indichi il numero del binario, pur consapevoli che all’99% sarà il 20 bis. I più temerari già sono lì ma la maggior parte dei viaggiatori è ancora all’inizio dei binari, non sia mai che questa volta cambiassero idea. Tutti con l’adrenalina a palla sui blocchi di partenza. Appare, si inizia la corsa consapevoli che, lungo quei 500 metri in cui ancora è presente l’olezzo di piscio dei barboni che vivevano in quel tratto di stazione, i vecchi e quelli con tante valigie resteranno indietro.
Si raggiunge il 20bis con l’affanno mentre il piccolo treno che doveva arrivare dal capoluogo molisano alle 8.53 sta per fermarsi. È quasi Natale. Perché non uniscono due minuetti o mettono un convoglio più lungo?
Lasciato un piccolo spiraglio per fare uscire l’imbarcata in arrivo nella capitale, si inizia a fare a spallate per collocarsi in un punto utile per poter poi entrare ed accaparrarsi uno qualsiasi dei posti del minuetto. Anche tra quelli più scomodi, anche in bagno. L’importante è sedersi. Sembra la mossa del palio di Siena. La contrada nemica è rappresentata da quelli di Cassino. I nemici, che pur avendo i loro ampi e moderni treni (che però fanno tutte le fermate…) sembrano dei masochisti che vogliono soffrire con noi e crearci disagi aggiuntivi, occupando quel poco di spazio che abbiamo per tornare a casa. Non si fanno da parte neppure sotto le feste.
Ma questa è un’altra storia.
Per chi è seduto sembra già di essere a casa. Si parte con una decina di minuti di ritardo. Dopo altri 10 minuti il treno si ferma. Siamo alla stazione di Ciampino. Esce dalla cabina il capotreno: «Ci fermiamo per una decina di minuti». I 10 minuti passano e la previsione cambia: «C’è un albero sui binari, saremo fermi per un po’». I minuti passano. Dopo una mezz’ora riesce e ci comunica che la storia è lunga, gli operai sono stati avvisati da poco.
La gente inizia a mormorare. C’è chi parla di autobus sostitutivi, chi di un ufo atterrato sui binari. Addirittura si dice che l’albero non sia caduto accidentalmente sui binari ma che forse si tratta di un suicidio. L’albero non ne poteva più di vedere quei trenini pieni di gente passargli così vicini a orari sempre variabili. Soffriva per loro. Probabilmente bisogna attendere il magistrato di turno per rimuovere il cadavere dell’albero dal treno.
Dopo un paio d’ore, quando ormai la rassegnazione regna sovrana e si pensa a come tornare indietro e dove poter passare il Natale, un omino di Trenitalia avvisa il capotreno che si può ripartire. Sembra già il 2020. Si riparte a passo d’uomo. Arrivati a Cassino i tanti nemici scendono. Si inizia a respirare ma entrati in territorio molisano inizia il binario unico e iniziano le precedenze. Bisogna far passare i trenini che vanno verso Roma.
Il ritardo si accumula. Arriviamo a Campobasso con 143 minuti.
Dopo una breve intervista con il Tgr Molise, avvisato prontamente da alcuni passeggeri, si passa in biglietteria.
«Vorrei il rimborso per il treno arrivato con ritardo». L’unico addetto che sembra vivere in quello stanzone senza avere alcun contatto con l’esterno mi risponde: «Quale treno? Quale ritardo?».
«Il treno arrivato da Roma con 143 minuti di ritardo».
«E che ne so io, mica mi occupo di circolazione, in ogni caso bisogna aspettare 24 ore e poi ti dico».
In una stazione dove arrivano meno di dieci treni al giorno questo mi conferma che vive fuori dal mondo, forse in attesa di una pensione che arriverà in ritardo.
Torno questa mattina in biglietteria. Perdo un’altra ora per riempire un po’ di documentazione. Se tutto andrà bene mi contatteranno e potrò avere il 50% di rimborso (7,60 €).
Mentre i nostri governanti discutono sull’elettrificazione del tratto molisano, noi viaggiatori rimaniamo vittime della mancanza di buon senso, della scarsa manutenzione e della burocrazia. Nella speranza di non fare la fine di quel povero albero, buon viaggio e buone feste a tutti.
Giorgio Nardacchione

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