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Il Pd a testa bassa: in 365 giorni la minoranza è diventata maggioranza

Il Pd a testa bassa: in 365 giorni la minoranza è diventata maggioranza

Dodici mesi, 365 giorni di attività amministrativa che sintetizzano con un solo termine. Flop, su tutta la linea. È impietoso il giudizio del gruppo consiliare del Pd che incontra la stampa per il resoconto delle attività messe in campo nell’anno che si sta concludendo. Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla posizionano ideologicamente l’azione dei dem, sottolineando l’incessante attività di proposta su «piattaforme valoriali e di indirizzi strategici come le riforme sul lavoro, lo sviluppo, l’ambiente,il sociale e la cultura» spiega il capogruppo Fanelli e, ultima ma non per ultima, la proposta di legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Il perimetro è chiaro: proposte, idee, suggerimenti come la legge sulla partecipazione del Molise al percorso europeo che però, secondo la lettura del Pd, poco sortiscono in termini di concretezza. «Registriamo il notevole ritardo in tema di nuova programmazione dei fondi europei al contrario delle altre regioni» puntualizza Micaela Fanelli. Tema poi ribadito con forza anche dal segretario regionale Facciolla. Insomma, tante parole e pochi fatti: il giudizio dem, in quattro parole, sull’amministrazioneToma è lapidario. «Ho sentito le dichiarazioni del presidente: un’ora di ordinaria amministrazione – ironizza Fanelli -. È evidente l’assoluta mancanza di strategia ed è questo l’aspetto più critico che riguarda la presidenza e la giunta. Lo dicono i dati macroeconomici: la sfiducia aumenta, non è insoddisfatta solo la minoranza che è diventata maggioranza – aggiunge, riferendosi agli ultimi avvenimenti dell’Aula -. Il giudizio arriva dai sindacati, dal mondo del sociale, dalle associazioni di categoria». Dopo aver accentrato ogni funzione, secondo la chiave di lettura dem, Toma non ha brillato in qualità amministrativa nemmeno lì dove avrebbe dovuto eccellere. E su quelle che vengono annunciate come vittorie o conquiste, ad esempio la deroga al Balduzzi o la revisione dei commissariamenti, la Fanelli puntualizza: i successi sono la conseguenza dell’azione di tutte le Regioni. Non ci sono solo i viaggi a Bruxelles o la partecipazione alle conferenze delle Regioni. C’è anche e soprattutto il Molise dove, invece, si registrano solo insuccessi. «Clamorosi errori, come la normativa sul trasporto pubblico locale» rincara la dose. Nel 2019 il Pd ha lavorato su 66 atti, «un numero maggiore rispetto a quanto fatto da giunta e maggioranza – rivendica – ma abbiamo sofferto una forma voluta di esclusione, anche nei confronti del partenariato. E anche rispetto agli atti di accesso: sul Cis ancora non abbiamo i documenti richiesti. Toma dice che le opposizioni fanno perdere del tempo? Ma noi dobbiamo capire cosa è successo, cosa fare. È anche questo il ruolo della minoranza». Il refrain del Pd era, è e sarà – anche nel 2020 – «proposta e controllo, in virtù oggi del mandato più forte del popolo molisano che ci chiede di mettere a nudo un’azione amministrativa insufficiente, carente e negativa per i risultati conseguiti».
Le considerazioni del segretario regionale Facciolla partono dall’esigenza, non più procrastinabile, di rimettere al centro la buona politica. «Abbiamo sempre denunciato l’assenza di visione strategica del governo regionale: per noi è centrale che l’esecutivo sia in grado di dare prospettive al territorio. Non parlo solo di iniziativa amministrativa o legislativa. Il governo Toma ha dimostrato una invincibile, insuperabile carenza strategica e metodologica – dice con pacatezza -. Il Consiglio si è soffermato su singoli atti amministrativi, quanto di più inutile possa accadere. Spesso, per provocare dibattito alto o lumeggiarne la bassezza, ho detto: questo è il consiglio comunale del Molise. Abbiamo discusso di piccole beghe e di dispute di natura personale, al di fuori di una visione strategica del territorio che poi avrebbe dovuto trasformarsi in prospettive di azioni politiche e legislative. Questo governo non l’ha fatto: politicamente si è posto male in tema di sanità per il mancato confronto con i commissari, non l’ha fatto con la previsione di norme che servono a costruire il rilancio del territorio. L’unico documento di programmazione arrivato in Aula, la modifica della legge sui trasporti, è stato sonoramente bocciato». Non solo assenza di una prospettiva di sviluppo, di un piano di rilancio. C’è stata, nella narrazione di Facciolla, anche la negazione del lavoro delle minoranze. I buoni propositi per il 2020 non possono che partire dal grande tema sparito dall’agenda politica del centrodestra e dell’esecutivo Toma. «Il lavoro, uscito dai radar del governo regionale. L’unica grande difficoltà dei cittadini sulla quale la massima istituzione regionale è assente e non è in grado di programmare nulla».

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