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Campobasso, lettera con proiettili in casa Di Giacomo: minaccia che va oltre la semplice intimidazione

Campobasso, lettera con proiettili in casa Di Giacomo: minaccia che va oltre la semplice intimidazione

Qualcuno molto probabilmente lo considera un personaggio ‘scomodo’, di quelli che non hanno paura a puntare i riflettori sulle criticità che si riscontrano all’interno degli istituti penitenziari italiani. Tanto scomodo da minacciarlo finanche di morte. Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, ha ricevuto nei giorni scorsi l’ennesimo anonimo ‘avvertimento’: una lettera contenente due proiettili e un messaggio intimidatorio rivolto a lui e alla sua famiglia. Il sindacalista, purtroppo, non è nuovo ad episodi simili: lo scorso anno, sempre presso la sua abitazione, qualcuno aveva deciso di inviargli un pacco bomba, un caso sul quale sono ancora in corso le indagini da parte degli inquirenti. Ma anche lettere, mail intimidatorie e molto altro.
Il perché è chiaro: più volte Di Giacomo si è fatto portavoce della legalità, denunciando le attività illecite ‘gestite’ dai detenuti. Dalla droga ai cellulari, tanti gli episodi che hanno richiamato l’attenzione del sindacalista. Un segnale preoccupante da cui emerge la posizione che rivestono alcuni pericolosi malviventi che continuano ad agire indisturbati e ad esercitare il proprio potere anche dall’interno di una cella. Stavolta, però, sono ‘arrivati’ fin dentro casa sua, dove vivono anche le persone a lui più care. Un chiaro tentativo di porre un freno alla sua attività da sindacalista, chiamato a ‘scavare’ e a riportare alla luce scomode verità.
Ma l’attività di Di Giacomo è andata ben oltre i confini della nostra regione. Dal lungo tour che ha attraversato i principali istituti penitenziari del Paese, tra cui quello di Poggioreale, tante le criticità evidenziate dal sindacalista, molte delle quali riconducono alla criminalità organizzata. E forse l’ennesima minaccia arriva proprio da uno di questi istituti e dalla rispettiva malavita locale.
«Non credo si tratti di persone di Campobasso. Qui la questione è davvero seria e grave – commenta amareggiato il sindacalista – non abbiamo a che fare con semplici delinquenti ma con veri e propri criminali. Quando poi la minaccia arriva dentro casa ed è rivolta anche ai propri figli, certo non si può stare tranquilli. Ma non possono nemmeno pensare di evitare che io continui a compiere il mio lavoro».
Ma tra i temi cari a Di Giacomo c’è anche la posizione ricoperta dalla Polizia Municipale di Campobasso.
La preoccupante escalation di furti sul territorio ha fatto inevitabilmente riaccendere i riflettori sul tema della sicurezza. Non solo dei cittadini, ma anche quella delle forze dell’ordine chiamate ad intervenire in caso di reati come furti e rapine e ai quali, secondo Di Giacomo, va garantita la possibilità di svolgere il proprio compito senza rischi, né per se stessi né per gli altri.
«I numerosi furti avvenuti nelle ultime settimane sul territorio fanno riflettere su un aspetto molto importante. Nello specifico trovo assurdo che alla Polizia locale di Campobasso, un organo di Polizia a tutti gli effetti, non venga data la possibilità di potersi difendere di fronte a malviventi probabilmente pronti a tutto.
Di fronte ad una rapina, ad esempio, la Polizia ha il compito di intervenire: se non lo fa compie un reato ma se lo fa e non può difendersi rischia sia la sua vita sia quella degli altri.
Ad oggi la Polizia locale di Campobasso risulta in possesso di 9 calibro 9 Beretta che però non possono essere utilizzate. Non solo. Il nostro è l’unico comando in Italia senza un comandante. La domanda che nessuno si pone è una sola: se in una situazione di estremo pericolo qualcuno si fa male a chi andrà la responsabilità?».
E infine aggiunge: «La scelta di non dotare la municipale di armi la ritengo una scelta politica, una posizione pacifista che accetto ma non condivido. Certo è che il poliziotto municipale è un pubblico ufficiale e che quindi ha l’obbligo giuridico di intervenire. Il problema è che non si può prevedere quale sarà la reazione di un delinquente alla vista di un uomo in divisa.
Per questo – conclude Di Giacomo – ho deciso di scrivere al ministro degli Interni Lamorgese, al fine di scongiurare avvenimenti tragici che invece potrebbero essere evitati».
SL

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