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Campobasso, svaligiò la casa di un imprenditore cinese: rom in manette

Campobasso, svaligiò la casa di un imprenditore cinese: rom in manette

Il furto è stato commesso poco meno di un anno fa. Era il 3 febbraio quando venne svaligiata e pesantemente danneggiata l’abitazione di un imprenditore cinese, residente da anni a Campobasso.
Un colpo dal bottino ingente: circa 20mila euro in contanti e un orologio d’oro. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile con l’ausilio tecnico della Polizia Scientifica scattarono immediatamente e portarono in poco tempo all’identificazione del responsabile, un 30enne di etnia rom, residente a Roma in un campo rom ma di fatto irreperibile.
A carico dell’uomo, gravato da numerosissimi precedenti penali, su richiesta della Procura della Repubblica di Campobasso, il gip ha emesso lo scorso 6 maggio l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Ma le ricerche sul territorio nazionale della Squadra Mobile hanno dato esito negativo fino a mercoledì scorso quando il 30enne è stato rintracciato nel corso di un servizio di controllo del territorio dai Carabinieri di Aprilia che lo hanno arrestato.
Dalla indagini, per altro, è emerso che il giovane quando ha ‘colpito’ a Campobasso era ricercato dalle forze dell’ordine per un altro reato. Per il giudice, «la sottrazione e l’impossessamento della somma di denaro contante, lungi dall’apparire circostanza del tutto occasionale ed estemporanea, si palesa quale modus vivendi dell’indagato. La modalità della condotta esprime familiarità criminale ed una personalità sostanzialmente indifferente al precetto penale. L’indagato non ha manifestato remore di sorta nel delinquere, nonostante fosse destinatario di un ordine di carcerazione a seguito di arresto in flagranza di reato della stessa specie di quello per cui si è proceduto. Il dato rappresentato dai precedenti penali dello stesso, in massima parte rappresentati da furti in abitazione, ai quali si aggiungono false attestazioni a Pubblico Ufficiale sull’ identità personale e lesioni colpose in danno di persone, fa emettere un giudizio prognostico di concreto pericolo, quasi certezza che l’indagato, se privo di controlli, possa commettere delitti analoghi a quelli per cui si procede».

md

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