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Due fascicoli, una vicenda: l’antimafia ancora al lavoro sull’ipotesi voto di scambio

Due fascicoli, una vicenda: l’antimafia ancora al lavoro sull’ipotesi voto di scambio

Tre nuovi procedimenti penali per associazione mafiosa nel 2019. Nessun fascicolo ulteriore invece per il reato di scambio politico elettorale mafioso che l’anno scorso debuttò nella relazione del procuratore generale della Corte d’Appello di Campobasso.
È lo stesso Guido Rispoli, però, a precisare – nell’intervento alla sua ultima inaugurazione dell’anno giudiziario in Molise poiché a marzo si trasferirà a Brescia, dove il Csm lo ha nominato a capo del distretto – che le due inchieste sono ancora in corso.
«Restano pendenti le due iscrizioni relative allo scorso anno – attinenti ad una medesima vicenda – a riprova della serietà della relativa pista investigativa ancora bisognevole di mirati approfondimenti». Così Rispoli ieri. Il magistrato che rivelò l’anno scorso un fatto oggettivamente eclatante per questa regione ha poi sempre mantenuto il più stretto riserbo. E naturalmente è informato per sommi capi, come è previsto dalle norme, non nei dettagli.
La notizia dell’inchiesta per voto di scambio destò l’attenzione anche del presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra.
Nel 2018 si sono svolte in Molise tre tornate elettorali: le politiche, le regionali e le amministrative. Pur essendo circolate indiscrezioni, non ci sono mai stati rumors più sostanziosi che potessero indicare a quale dei tre test si riferiscano le indagini. Una vicenda, diverse persone coinvolte. Lo si desume dall’inciso del procuratore ieri. E d’altro canto l’articolo 416 ter del codice penale disciplina la pena per chi accetta voti promessi da mafiosi o con modalità mafiosa e per chi direttamente o attraverso intermediari assicura consensi in quel modo.
Sui fatti, che potrebbero essere stati espressamente segnalati o denunciati all’autorità giudiziaria, sta indagando la Procura di Campobasso, distrettuale antimafia del Molise, guidata da Nicola D’Angelo. E insieme agli investigatori molisani starebbe lavorando anche personale di fuori regione. L’anno scorso si parlò del Ros di Roma. Riscontri e accertamenti, probabilmente non facili, anzi complicati. Prima di ogni decisione, richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio, il procuratore D’Angelo evidentemente non vuole tralasciare nulla.

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