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Paleolitico, si scommette sul ‘bambino di Isernia’ per potenziare il Museo

È ufficiale: la realizzazione del bambino di Isernia, ossia della ricostruzione tridimensionale dell’ominide vissuto circa 600mila anni fa è quasi arrivata a conclusione e sarà consegnata agli inizi di marzo. A darne notizia è il direttore della Direzione Regionale Musei del Molise Leandro Ventura. Una buona notizia, che servirà di certo a valorizzare l’importante scoperta, legata al ritrovamento del dentino del bimbo preistorico, rinvenuto nell’area di scavo nel 2014.
«Si tratta di un’opera di paleoarte – ha spiegato Ventura – , che a tutti gli effetti si può considerare un’opera scientifica, che rispetta e riproduce misure, caratteristiche e forme del bambino, partendo da un’interpolazione di dati, studiati da un’équipe di ricercatori dell’Università di Ferrara, guidati dal professor Peretto. Non un’opera frutto di fantasia, dunque, ma una ricostruzione realistica e scientifica delle sembianze del bambino, a cui si è arrivati partendo dal ritrovamento del dentino di qualche anno fa, che consentirà al Museo Nazionale del Paleolitico di comunicare e sintetizzare le scoperte di anni di scavi e studi in modo diretto e didascalico. Per questa ricostruzione il Polo museale del Molise si è affidato volutamente ad una delle migliori paleo-artiste al mondo, la francese Elisabeth Daynès, che nel 2006 ha raggiunto la fama internazionale con la ricostruzione del busto di Tutankhamon, creato per la mostra “Il nuovo volto di re Tut” (“The New Face of King Tut”), poi utilizzata per la copertina di ben 25 uscite internazionali della rivista National Geographic. Tuttavia, “l’australopiteco Lucy” e “l’hobbit Flores”, che ha realizzato in collaborazione con il professor Bill Jungers, sono considerati i suoi capolavori, ma sono solo alcuni tra le centinaia delle sue sculture antropologiche (Toumaï, Australopithecus, Paranthropus, Homo habilis, Homo erectus, Neanderthals, Homo sapiens,…) sparse per i musei di tutto il mondo».
Per il nome da dare al bambino, al fine di identificarlo in maniera più agevole nell’immaginario collettivo, sarà indetto un concorso nazionale tra le scolaresche di tutta Italia, dal Polo museale del Molise con l’ausilio di importanti gruppi editoriali nazionali con cui sono già in corso trattative. «Entro la fine dell’anno, poi – conclude Ventura -, l’allestimento sarà completato anche dalla ricostruzione a grandezza naturale di quattro specie animali rinvenute sul sito della Pineta, nello specifico: il megacero, il rinoceronte, il bisonte e l’orso che si aggiungeranno all’elefante già presente».
Dunque si torna a scommettere sul Paleolitico di Isernia, da sempre considerato un importante volano di sviluppo per l’economia locale. Un sito che ha bisogno di essere potenziato, anche alla luce della scoperta del dentino preistorico. Come è noto, il reperto rinvenuto viene attribuito a Homo heidelbergensis sulla base delle sue caratteristiche, per le sue dimensioni e per la sua età cronologica In Europa, infatti, Homo heidelbergensis è attestato a partire da circa 600 mila anni e rappresenta l’antenato dell’Uomo di Neanderthal che si diffuse successivamente in tutta Europa e che scomparve in seguito alla diffusione dell’Homo sapiens)almeno a partire da 40mila anni fa.
Il dente umano rinvenuto ad Isernia rappresenta una scoperta straordinaria in quanto permette di fare luce sulla variabilità di Homo heidelbergensis, che sembra essere molto pronunciata, e di sottolineare la peculiarità dei resti umani italiani più recenti che mostrano spesso una persistenza di caratteri arcaici se confrontati al resto dell’Europa. Un vero e proprio tesoro dunque quello che, allo stato attuale delle ricerche, rappresenta il più antico resto umano della penisola italiana.

Deb.Div.

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