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Qualità dell’aria a Venafro, il vento aiuta: stop agli sforamenti

Qualità dell’aria a Venafro, il vento aiuta: stop agli sforamenti

Il vento forte che ha sferzato negli ultimi giorni Venafro ha fatto registrare grossi benefici sulla qualità dell’aria. Da inizio febbraio, infatti, la centralina Arpa di via Campania non segnala più sforamenti, dopo un gennaio che è stato, invece, da record. Tanto per le polveri sottili che per il particolato fine.In dettaglio, il Pm10 ha superato per ben 22 volte la soglia prevista dalla normativa vigente pari a 50 ug/m3, oltre la quale le autorità sono tenute ad intervenire con contromisure. L’ultimo sforamento è datato primo febbraio. La situazione, chiaramente, va monitorata ora più che mai. In attesa dell’acquisto promesso dalla Regione di altre due centraline mobili da offrire in dotazione all’Arpa per analizzare l’aria in tutta la Piana, i cittadini chiedono pure ulteriori controlli. Con lo studio epidemiologico di tipo eziologico in rampa di lancio ad opera dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa, per completare il quadro da attenzionare sarebbero pure altre sostanze, come ad esempio le diossine. A tal proposito, in questi giorni non pochi residenti hanno ricordato come siano state riscontrate nella Piana già dall’agosto 2011. «Il campione di carne bovina proveniente da un allevamento di Venafro è stato prelevato il 4 luglio scorso, nell’ambito del Piano straordinario denominato “Diossina Venafro”, presso un mattatoio di Isernia. Nella carne è stata riscontrata la presenza di diossina oltre i limiti previsti dal Regolamento Ce numero 1881 del 2006», riferirono all’epoca le Mamme per la salute.
Nell’aprile 2013, poi, la diossina venne rinvenuta persino nel latte materno. La situazione appariva così grave che il governatore di allora, Paolo di Laura Frattura, fece sapere: «Siamo tutti sconcertati di fronte ai risultati delle analisi effettuate sul latte materno delle donne di Venafro, non è ammissibile mettere a rischio la salute dei nostri neonati. Prendere coscienza della presenza di tracce di diossina nella fonte di prima alimentazione ci impone di proseguire sulla via che avevamo già garantito di percorrere per la tutela della salute dei cittadini venafrani e delle zone limitrofe». Da allora, sono passati praticamente 9 anni, manco a dirlo, ovviamente (purtroppo) nulla è stato fatto: o quantomeno nulla è stato comunicato pubblicamente.
Eppure l’Istituto superiore di sanità da sempre ha messo in guarda circa i pericoli derivanti dalla presenza della sostanza nell’aria. «Le diossine non sono sostanze prodotte volontariamente. Per lo più derivano infatti da processi naturali di combustione (come gli incendi di foreste o le emissioni di gas dei vulcani) oppure da specifiche attività umane quali l’incenerimento di rifiuti o i processi di produzione industriale». Le diossine, si legge dal dossier dell’Iss, «riescono a rimanere per tempi piuttosto lunghi sia nell’ambiente che all’interno degli organismi, compreso il corpo umano, dove si localizzano principalmente nel tessuto grasso (adiposo): per eliminare il 50% di una dose di diossine ci vogliono più di 10 anni. Queste sostanze chimiche, inoltre, sono in grado di diffondersi facilmente nell’ambiente, raggiungendo distanze anche molto lontane rispetto al luogo di rilascio». Al di là delle ordinanze di limitazione del traffico, quindi, chi di dovere dovrebbe prendere coscienza che non è più tempo di iniziative sporadiche e disgiunte. Bene le centraline mobile aggiuntive, insomma, purché monitorino pure le diossine e altre sostanze tossiche e non solo le polveri sottili. Intanto, un nuovo spettro si aggira per la Piana: la turbogas di Presenzano. A quanto pare sarà difficile – per usare un eufemismo – bloccarne la costruzione. A tal proposito, i comitati mettono in guardia rispolverando un articolo del noto mensile Focus, edito da Mondadori Scienze, che nell’articolo “Inquinamento da metano: le vere cifre” segnala come «il metano è uno dei gas serra più potenti e nocivi: un recente studio ha fatto i conti di quanto se ne perde durante i processi estrattivi e quanto costa in termini di impatto ambientale». Il metano, principale ingrediente del cosiddetto gas naturale, «è un potente gas serra il cui effetto – in termini di riscaldamento dell’atmosfera – è 80 volte superiore a quello della Co2 nei primi 20 anni dopo l’emissione. Secondo lo studio le emissioni di metano prodotte dall’industria estrattiva negli ultimi due decenni avrebbero azzerato i benefici sul clima portati dalla conversione a metano degli impianti a carbone nello stesso periodo».
Insomma, i pericoli per l’ambiente e di conseguenza per la salute umana, se non si presta la dovuta attenzione sono praticamente dietro ogni angolo…
Ric. Pre.

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