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Carte di credito, guerra infinita fra Toma e Greco: tutti guardano alla Procura

Andrea Greco: «Non so se il presidente della Regione non vuole darci gli atti relativi alle spese pagate con le carte di credito perché in quei documenti ci potrebbero essere dei reati. Ma so che questo significa che c’è qualcosa che non ci vogliono raccontare e mi auguro che a fare luce sia il nucleo ispettivo della Guardia di Finanza e non quello di Toma».
Donato Toma: «La funzione di controllo dell’opposizione non vuol dire libertà di dileggiare chi va a mangiare il pesce. C’è un’inchiesta della Procura? Io non ho ricevuto nulla, ma se è in corso io non ho nulla da temere, anzi auspico che ci sia perché così si farà chiarezza. La verità è i 5 stelle in questa vicenda utilizzano la loro tecnica di sempre per abbattere l’avversario politico che conta. Greco ha il manuale sotto il letto…».
(Ri)scoppia il caso carte di credito in Molise. In estate il capogruppo dei pentastellati Greco ha chiesto di avere tutti i dati relativi alle missioni che presidente, assessori e capi dipartimento hanno pagato utilizzando le carte di credito dell’amministrazione. Una prima risposta del direttore del Bilancio spiega di aver chiesto il parere dell’avvocatura distrettuale e di aver ricevuto quello dell’avvocatura regionale. Quest’ultimo parere arriva anche a Greco, l’allora responsabile Alberta De Lisio, ricostruisce adesso il grillino, «scriveva che ci dovevano dare quegli atti» perché la prerogativa di controllo dei consiglieri non incontra limitazioni se non quando la richiesta si sostanzia in ostruzionismo o paralisi degli uffici. È quello che invece secondo l’avvocatura distrettuale e secondo i direttori del I e II dipartimento accadrebbe a dar seguito alla richiesta del capogruppo 5s: una richiesta che si concretizza in un controllo generalizzato. Le mette nero su bianco poi anche il governatore citando la sentenza del Tar che ha dato torto ai 5s sul mancato accesso dei consiglieri ai dati contabili della Regione.
I vertici della Regione mantengono questa posizione anche quando Greco ripete l’istanza per le carte di credito degli assessori Niro e Cavaliere, Primiani la protocolla per Cotugno, Fontana per Toma e Mazzuto e De Chirico per Di Baggio. Ancora generiche, risponde Toma a metà dicembre, le richieste e ancora esteso il lasso di tempo (un anno). Senza esito le ulteriori diffide di Greco, Toma non risponde più. La corrispondenza epistolare ‘monstre’ che per il grillino è una stranezza – «15 lettere con un presidente di Regione che si mette a occuparsi di queste cose» – e Toma minimizza – «è lui che scrive ed è chiaro che io e i dirigenti rispondiamo» – si è interrotta.
Greco integrerà l’esposto presentato in Procura a Campobasso in autunno. Ma nelle ore in cui rende noto questo viaggio ulteriore in viale Elena, nello stesso video postato su Fb, dà atto all’ufficio di presidenza di Palazzo D’Aimmo di aver dato corso a un suo accesso agli atti dello stesso genere. Lo fa in un modo che al presidente del Consiglio Salvatore Micone sarà piaciuto assai poco. Perché illustra in dettaglio le informazioni chieste e ricevute sulla missione a Bruxelles dello stesso Micone e del presidente della I Commissione Andrea Di Lucente dall’8 al 10 ottobre 2019. Due giorni per la partecipazione a un evento sul futuro delle Regioni, hanno speso – dice Greco – «circa 1.750 euro ciascuno». Per il biglietto aereo, 720/730 euro a persona, per il pernottamento – «al Thon Hotel dove di norma pernottano Angela Merkel e Sarkozy» – 830 euro e poi la cerna al ristorante Belga Queen. In mano la fotografia del ‘Plateau Belga queen’, una cascata di pesce crudo, Greco spiega che Micone e Di Lucente hanno speso «180 euro in due» e pagato alla romana. «A detta dello stesso Toma il Molise è pieno di debiti. Una famiglia in questo stato va a mangiare pesce crudo?», attacca il capogruppo 5s. E a Primo Piano ribadisce: «Del gruppo io sono quello che restituisce di meno, perché ho molte spese legali. Ma riesco a restituire soldi alla Regione. A inizio mandato siamo stati a Bruxelles io, il collega Primiani e il nostro addetto stampa. In totale abbiamo speso 900 euro per tre giorni. nessuno di noi, inoltre, ha mai fatto richiesta di rimborso per missioni. E dovrebbe farlo chiunque perché si percepisce un rimborso per le spese di mandato di 4.500 euro esentasse».
In generale, conclude, «è giusto sapere come si stanno spendendo i soldi pubblici. E già il fatto che ci vengano negati gli atti, adesso non solo a me ma a quattro consiglieri regionali, è una violazione. Per esempio, abbiamo visto la determina per i 28mila euro di spese legali del ricorso alla Corte costituzionale sul commissariamento della sanità…». Un ricorso che, va detto, la Regione ha vinto contro l’incompatibilità voluta dall’ex ministro 5s Grillo che tecnicamente non l’ha saputa inserire nel provvedimento giusto. «Non capisco perché le uniche spese che devono restare celate sono quelle di Toma, degli assessori e dei capi dipartimento».
Sul sito del Consiglio, ribatte il presidente della giunta, «c’è una scheda, nella mia potrete trovare i dati sulle mie missioni: vitto, alloggio e trasporto. Perché i 5 stelle vogliono sapere il ristorante? Per infangare l’avversario, come dimostra il video di Greco». Si dice che la Procura stia indagando, che abbia delegato la Finanza e che le Fiamme Gialle siano state in Regione a prelevare i documenti relativi alle carte di credito. In via Genova, dice invece Toma, la Finanza è andata in questi giorni «perché sta controllando i contributi concessi alle imprese, abbiamo un protocollo di collaborazione per le verifiche sulla rendicontazione delle aziende». Ad ogni modo, Toma sostiene di non avere nulla da temere da un’inchiesta: «Per quanto mi riguarda sulla carta di credito troveranno pagamenti per vitto, alloggio e trasporto». E conclude: «Quello che mi dispiace è che un consigliere sedicente vendicatore dei molisani fa accesso agli atti, gli si risponde che la sua richiesta è generica e paralizza gli uffici e non va al Tar, dove ha già perso, ma in Procura. Il controllo che vuole lui è assegnato alla Corte dei conti e la mia posizione è suffragata dai pareri dell’Avvocatura distrettuale. I 5 stelle si sono rivolti al Consiglio di Stato per l’accesso ai dati contabili, se avranno ragione avranno anche l’accesso. Ma il Tar ha dato ragione a me».

ritai

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