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Toma scopre le ‘carte’: «Tutto trasparente, Greco chieda come si deve»

Toma scopre le 'carte': «Tutto trasparente, Greco chieda come si deve»

Le sue spese personali – missione per missione con importi a carico della carta di credito della Regione e scontrini o ricevute – sono già pronte. «Ma Greco deve chiederle correttamente. Non ho nulla da temere, tuttavia il capogruppo dei 5 Stelle non farà politica con me e ai miei danni».
Il governatore Donato Toma ha davanti a sé una pila di fascicoli, la corrispondenza con l’avversario che ha presentato un esposto in procura per il mancato accesso agli atti che riguardano i pagamenti eseguiti da presidente, assessori e capi dipartimento con le carte dell’ente. E la documentazione che la sua segreteria conserva per ogni missione, in Italia e all’estero. «Mi sono candidato promettendo trasparenza, pensate che sarei così sprovveduto da non praticarla?».
Ma perché non ha concesso gli atti a Greco? C’è qualcosa che vuole nascondere dentro quelle carte? Toma ammette che le domande e i dubbi siano comprensibili vista la situazione. Quindi, mette a disposizione i faldoni. Dentro, spulciando missioni a caso – peraltro rintracciabili nei dati essenziali (luogo, data e importo) alla sezione ‘trattamento economico’ dei singoli eletti sul sito del Consiglio regionale – importi normali per i viaggi (taxi, aerei o treni), i pernottamenti e pranzi o cene.
La missione più costosa del 2019 per le casse di Palazzo Vitale? Quella a Washington per l’evento Niaf dal 29 al 30 ottobre, dove il Molise era Regione d’onore: 1.478 euro. Il resto è molto al di sotto. Per esempio, missione a Roma del 16 e 17 ottobre: 236,97 euro. A Milano il 12 e 13 ottobre, 230,92 euro.
Quando il presidente partecipa al Comitato delle Regioni a Bruxelles, inoltre, il viaggio glielo rimborsa l’istituzione europea. Non lo paga, quindi, con la carta di credito. Gli estratti conto con i relativi scontrini, inviti e convocazioni: lo staff del gabinetto del presidente tiene tutto in ordine. Epperò con i 5 stelle c’è ormai un lotta senza quartiere, oltre che un carteggio copioso pur ancora senza esito. Greco cosa ha mangiato e dove ha dormito Toma in un anno di mandato, per fare un esempio, ancora non lo sa. Perché?
Tutto comincia a luglio, il capogruppo pentastellato chiede le copie di 12 mesi di pagamenti con le carte di credito istituzionali di presidente, assessori e capi dipartimento. Il parere dell’Avvocatura regionale non risolve i dubbi del governatore sulla concedibilità dell’accesso a tutti gli atti che gli sono stati chiesti. Dall’Avvocatura distrettuale, che sta curando la causa instaurata al Tar sempre dai 5s per il mancato accesso ai dati contabili attraverso la piattaforma Urbi, riceve un parere che conclude: la richiesta di Greco non è conforme ai principi seguiti dalla giurisprudenza amministrativa. In pratica, il consigliere ha prodotto istanze generiche, emulative che mirano a un controllo generalizzato sulla spesa della Regione. I motivi per cui il Tar ha nel frattempo respinto il ricorso dei 5 stelle sui dati contabili.
Per ottenere l’accesso bisogna indicare i documenti in maniera precisa. Non mirare a paralizzare l’attività degli uffici, rileva pure il capo di Palazzo Vitale. E si è vincolati al segreto sulle informazioni che si ricevono dagli uffici. Greco – stavolta insieme a Primiani, Fontana e De Chirico – reitera la richiesta: ogni consigliere lo fa per uno o più componenti dell’esecutivo e indicando le singole determine. Ma sempre per l’arco temporale di un anno. Le cose quindi non cambiano. Confortato dall’Avvocatura distrettuale, Toma non concede l’accesso. Resta sempre salva la sua discrezionalità politica. E il punto per il governatore è proprio questo: «Non ho nulla da nascondere. Per quanto mi riguarda ho perfino già approntato gli atti. Perché Greco non mi chiede di sapere di una singola missione, come ha fatto con Micone e Di Lucente? I dati ci sono, scelga quale e me la chieda. Perché non lo fa? Forse sa che non troverà nulla fuori posto?».
Si dice che la Procura di Campobasso stia indagando. E d’altro canto Greco ha prodotto un esposto che conta di integrare in questi giorni, dopo l’ulteriore diniego. «Ripeto, non ho nulla da temere. E di sicuro sarei molto più tranquillo con questi documenti in mano alla Procura, con cui i nostri uffici collaborano fattivamente ogni volta che ne sono richiesti, e non ad altri…». Greco, è evidente che lo pensi, li strumentalizzerebbe magari in un video su Fb. Quanto alla visita della Finanza per acquisire gli atti della (per ora ipotetica) indagine, il governatore ribadisce: «La Finanza è venuta due volte in questo mese in Regione ma non per questo. Ha acquisito documentazione che riguarda altre indagini».
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