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Legge sui trasporti impugnata, Niro sbotta: l’avevo detto io….

Legge sui trasporti impugnata, Niro sbotta: l’avevo detto io....

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta dell’altro ieri sera su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia, ha impugnato la legge regionale sul trasporto pubblico. Quella votata in consiglio regionale, in una fredda domenica di dicembre, tre giorni prima del Natale. E che ha avuto effetti a cascata visto che ha aperto una crisi di maggioranza e ha di fatto stoppato l’iter del bando per i gestori del trasporto pubblico che, nella ipotesi iniziale spinta dall’Esecutivo Toma avrebbero dovuto essere due . Il perché dell’impugnativa – a fronte del laconico comunicato pubblicato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri che ha ingenerato varie ipotesi – è invece chiaro: sotto accusa l’articolato con il quale si autorizza «la Regione Molise – nelle more della redazione, pubblicazione e aggiudicazione del bando di gara per l’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma – a porre in essere tutte le iniziative necessarie ad adeguare i “contratti ponte” in essere». Nei fatti, secondo il CdM, questa disposizione conferma e proroga la validità degli attuali affidamenti diretti, violando i principi dell’articolo 117 della Costituzione nelle parti in cui impone il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e afferma che la materia dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale rientra nella sfera di esclusiva competenza statale relativa alla tutela della concorrenza. La legge impugnata deve essere letta in combinato con la legge originaria, la 19 del 2000. Nell’articolato di quella norma, ascrivibile al Governo Iorio, al comma 5 dell’articolo 15, che non è stato modificato, si dispone che la Regione Molise «dal primo gennaio 2004 stipula contratti di servizio della durata quinquennale preferendo, a parità di condizioni e in prima applicazione, le precedenti imprese private concessionarie già operanti nelle aree interessate». L’insieme di queste due norme, quindi, confligge con il regime degli affidamenti, in violazione della legge sulla concorrenza, e «conferma di fatto, prorogandola, la validità degli attuali affidamenti». Inoltre, si legge ancora, è stato superato anche il termine ultimo del 3 dicembre 2019, fissato dalla normativa europea, per il bando di gara. Anche l’altra legge regionale ha subito la stessa sorte: la norma con la quale si disponeva la proroga al 31 dicembre 2020 del termine ultimo per i bandi di gara per il trasporto pubblico locale è stata parimenti impugnata. L’assessore Vincenzo Niro, a margine di quella votazione così burrascosa, aveva adombrato qualche dubbio. «Sia chiaro, però – spiega Niro –: io non ho ostacolato alcun iter successivo all’approvazione di quella legge, anzi, gli incontri che ho tenuto con gli operatori e i sindacati hanno avuto come base proprio la legge regionale 22 del 30 dicembre 2019, la stessa che oggi è impugnata. Il Consiglio regionale è sovrano, tanto per chiarire. E il prossimo incontro che è già stato fissato al 5 marzo, con il gruppo del Ministero delle Infrastrutture che sarà a Campobasso su convocazione del dirigente, è dedicato proprio al piano regionale dei trasporti. Certo è che l’avevo detto in Aula quel giorno, l’ho ridetto in Prefettura e oggi il Governo conferma le mie perplessità». Vincenzo Niro non entra nel dettaglio delle motivazioni, ragiona però ad alta voce. «La limitazione del principio della libera concorrenza è il motivo che ho sempre rimarcato per spiegare la mia contrarietà anche a quelle modifiche» ricorda. C’è anche un aspetto, più squisitamente politico, che a questo punto si riaffaccia con prepotenza. «Prendo atto che dove mettono mano Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, poi arrivano le impugnative del Governo. Quale è la tecnica? Farci fare figuracce? Non ho trascorso un bel Natale – si lascia andare ad una confidenza – sarò il nulla, sarà inadeguato ma le mie preoccupazioni si sono rivelate fondate. Ecco, li avevo avvisati. Era un atto già approvato dall’Autorità per i trasporti, si arriva in aula e viene ribaltato completamente. Carta straccia che ora però, gli torna in faccia». Non c’è solo la minoranza su quello che è un virtuale banco degli imputati. «C’è un tema – rilancia Niro -: se faccio parte della maggioranza, allora ho sottoscritto un programma e se non lo condivido, allora devo uscirne fuori». Linguaggio criptico? Non proprio. I riferimenti sono chiari. E l’impugnativa del Governo potrebbe riaprire ferite mai rimarginate.
red.pol.

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