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Al Neuromed 9 infetti, due sintomatici: «Pazienti al Cardarelli o ‘paghiamo’ noi la riattivazione di Venafro e Larino»

Al Neuromed 9 infetti, due sintomatici: «Pazienti al Cardarelli o 'paghiamo' noi la riattivazione di Venafro e Larino»

Nove pazienti positivi al test del Sars-Cov2. Tutti ricoverati nel reparto di Neuroriabilitazione. Da lì è partito l’alert martedì. Il giorno dopo il responso positivo sull’83enne campano e la decisione quindi di sottoporre a tampone altri degenti, quelli che sono nello stesso reparto del paziente 1 del Neuromed e quelli in Rianimazione. In quest’ultimo reparto, tutto sotto controllo: nessun contagiato. Otto invece i positivi in Neuroriabilitazione.
C’è una emergenza sanitaria in atto a Pozzilli, dove è stato identificato un altro cluster. L’ospedale Cardarelli è stato individuato dall’Asrem come hub di riferimento per il trattamento dei casi sospetti e dei covid-19 accertati. Per questo, l’Irccs ha da subito chiesto il trasferimento urgente dei malati a Campobasso. Specializzata in Neurochirurgia, la struttura non ha il reparto di Malattie infettive e dunque – è immaginabile – neanche i farmaci antivirali disponibili. Né gli specialisti che servono per il coronavirus. Sette dei nove pazienti contagiati sono asintomatici, due invece no. Quindi hanno necessità di trattamento, che senza malattie infettive non può essergli somministrato.
Da ieri mattina, però, fino al pomeriggio nessun trasferimento è stato disposto da Pozzilli a contrada Tappino. Il Neuromed ha sollecitato la dirigenza dell’azienda sanitaria regionale coinvolgendo anche le due prefetture, il commissario della sanità e la sub, il presidente della Regione e il ministro della Salute a cui ha inviato la richiesta di trasferire i pazienti. Non solo. Con una seconda nota, anche questa inviata all’attenzione della segreteria generale del ministro e pure al capo dipartimento della Protezione civile Borrelli, l’Irccs ha proposto – in alternativa al ricovero a Campobasso – di valutare la riapertura di Larino e Venafro come ospedali covid, ha messo a disposizione il proprio personale e dichiarato di voler donare il materiale che serve ad allestire e far funzionare i posti letto al Vietri e al Ss Rosario. Ma niente, da via Petrella nel tardo pomeriggio ancora non era arrivato alcun assenso. Un problema, con tutta evidenza, serissimo. Sempre più serio col passare delle ore. In serata, il presidente Toma ha dichiarato che i due pazienti sintomatici saranno trasferiti a Terapia intensiva del Cardarelli. Gli altri sette, senza sintomi, e ricoverati a Pozzilli per cure riabilitative resteranno lì per ora. Lo ha confermato poi nel bollettino quotidiano anche il dg dell’Asrem.
Il piano di gestione dell’emergenza, pubblicato ieri in allegato alla delibera del dg Florenzano che lo approva, prevede quattro fasi: per il numero di malati che necessitano di cure ospedaliere siamo già alla seconda. La capienza massima al Cardarelli è pari a 19 posti letto di Terapia intensiva e 37 di Malattie infettive. Esauriti i posti, il piano prevede che anche gli ospedali pubblici spoke (San Timoteo e Veneziale) e i privati accreditati siano coinvolti nella gestione dei pazienti covid. Nella riunione dell’unità di crisi a Palazzo Vitale è stata ipotizzata la possibilità di convertire, a questo punto, il Neuromed in covid hospital per la provincia di Isernia. Finora ai due principali privati era stato chiesto solo, in base al piano Asrem, i letti di Terapia intensiva ‘non covid’. Attrezzare una struttura peraltro specialistica per la cura del coronavirus non è un’operazione rapida. Ci vogliono poi gli infettivologi e il personale formato per l’assistenza di pazienti covid. E non è una cosa immediata. Ancora nessuna domanda è pervenuta in via Petrella per gli avvisi delle assunzioni straordinarie di infettivologi e rianimatori e per gli incarichi libero professionali allargati ad altre branche. Al tg di Teleregione il governatore Toma ha lanciato un appello: «Non faranno volontariato, saranno contrattualizzati dall’Asrem. Abbiamo bisogno di medici, candidatevi! Abbiamo spazi a disposizione ma non le nostre strutture non possono funzionare senza medici». Sull’ipotesi di trasformare Neuromed in covid hospital ha detto che è in corso la valutazione fra la direzione sanitaria regionale e quella dell’Irccs, non tocca a lui decidere. «Non posso confermare né smentire, si stanno confrontando i tecnici».
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