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“Focolaio” Neuromed, l’Arma vuole vederci chiaro

Venafro e Pozzilli zona rossa. È questa la decisione della Regione Molise a seguito del focolaio esploso al Neuromed. La motivazione del perché questi due centri siano stati chiusi è da ricercare nel fatto che 29 persone sulle 85 segnalate dall’Istituto che hanno lavorato di recente nell’ospedale sono maggiormente concentrate tra Venafro – 22 – e Pozzilli – 7 -. Si attendono i tamponi per capire se oltre ai 9 pazienti positivi (di cui uno morto ieri mattina, l’83enne di Roccamonfina), vi siano anche sanitari contagiati. Dunque l’ordinanza per chiudere i due comuni sarebbe stata emanata a scopo precauzionale. Ovviamente la preoccupazione è tantissima. Molti chiedono lumi su cosa stia accadendo e su cosa accadrà.
A cercare maggiori spiegazioni, a quanto pare, pure l’Arma dei Carabinieri che, con almeno una mezza dozzina di uomini, è stata notata entrare ed uscire dagli uffici Neuromed portando via della documentazione. Ovviamente, non è dato sapere se si tratti di normale e semplice attività di routine pure perché in realtà dalla direzione giornalmente hanno diffuso note per aggiornare della situazione in atto.
«Sin da metà febbraio, Neuromed ha adottato, a tutela dei pazienti e del personale, stringenti e progressive misure di prevenzione che sono risultate coerenti e anche talvolta precedenti a quelle imposte dai decreti del governo e delle ordinanze del governo regionale. Malgrado tali cautele e la drastica riduzione dell’attività clinica, che è stata limitata ai soli casi di urgenza e di interventi non differibili – sia ambulatoriali che di ricovero – si sono riscontrati 9 casi di infezione -7 dei quali asintomatici – in un solo reparto, la Neuroriabilitazione. Sono quindi state immediatamente attuate tutte le misure di isolamento di questi pazienti e di tutela del personale sanitario previste dalle procedure e dai protocolli ministeriali e regionali, in stretto contatto con l’Azienda sanitaria regionale Asrem. La situazione viene costantemente e strettamente monitorata. In ragione di ciò chi ha frequentato e continua a frequentare la struttura di Neuromed per ragioni urgenti e indifferibili, non è esposto a un più elevato rischio di contrarre l’infezione, se si attiene alle norme raccomandate per la frequenza di qualsiasi ambiente. Segnaliamo, peraltro, che le visite ai pazienti ricoverati presso Neuromed sono state precluse già dal 12 marzo Neuromed continua a svolgere l’attività clinica assolutamente indifferibile per la cura e la continuità terapeutica delle patologie neurologiche gravi ed oncologiche, delle quali i pazienti continuano a soffrire, indipendentemente dall’epidemia di Covid-19, in ossequio alle determinazioni delle competenti autorità».
Dunque, «come fatto sinora, con la trasparenza che da sempre contraddistingue Neuromed, saranno diffusi comunicati giornalieri sull’evolversi della situazione».
La reazione dei sindaci. In attesa di comprendere la portata della situazione, la sindaca di Pozzilli Stefania Passarelli a Primo Piano Molise ha riferito di prendere atto della decisione del governatore Toma di dichiarare Pozzilli zona rossa e di essere «preoccupata, come sindaco e per il Neuromed: con l’indotto parliamo di mille persone, sono preoccupata quindi anche per l’economia locale e per i dipendenti che gravitano intorno all’Istituto».
La Passarelli ha poi fatto sapere che la decisione è stata subìta dai sindaci, nel senso che c’è stata una comunicazione ma non è stato chiesto nemmeno informalmente un parere. Al momento di andare in stampa la sindaca era quindi presso il Municipio per prepararsi alla nuova condizione e per preparare la comunità pozzillese. In ogni caso, la sindaca, che è anche dipendente dell’Istituto, ha specificato come le attività nell’ospedale fossero state già ridotte allo stretto necessario.
Più duro è apparso Alfredo Ricci. Il sindaco di Venafro ha infatti sottolineato la necessità di chiudere sin da subito il Neuromed per una sanificazione e per le verifiche del caso. A Primo Piano Molise il primo cittadino ha confidato che «in più occasioni e anche stamattina (ieri, ndr) l’ho chiesto». Evidentemente, però, invano.
«Al momento voglio precisare che allo stato a Venafro non sono stati registrati casi di contagio. Mi risulta – ha aggunto sibillino – che ci siano stati 9 casi al Neuromed. Non è un mistero che io fin da subito, e reiteratamente, abbia chiesto la chiusura dell’Istituto, come nel caso di Termoli per sanificare e verificare. Adesso dobbiamo restare calmi e tranquilli più possibile. Le regole che valevano prima le abbiamo anche adesso. E dobbiamo rispettarle più che mai. La situazione non è cambiata granché per noi. Dobbiamo restare uniti come comunità – è stato l’appello di Ricci -, poi avremo modo di verificare tante cose… Tutti possono stare ben tranquilli che il sindaco di Venafro le veriicherà fino in fondo, come ha già iniziato a fare… Ora però è il momento dell’emergenza. Ho notato con piacere – ha aggiunto il primo cittadino venafrano – che Asrem aveva interrotto ogni attività non strettamente necessaria, tra cui quelle ambulatoriali, facendo da esempio su come ci si comporti». Comunque, «ci sarà modo di verificare dopo. Non farò sconti a nessuno, per il mio territorio. E ritengo di parlare a nome dei sindaci di tutta la provincia, con i quali mi sento costantemente. Dobbiamo essere ancora più una comunità. E dobbiamo essere vicini tra di noi e prima di tutto con i dipendenti Neuromed, ponendo l’attenzione per prima cosa sui diritti dei lavoratori. Ma adesso restiamo più tranquilli possibile con la giusta e dovuta fiducia in tutte le istituzioni. La voce dei venafrani, talvolta anche alzando i toni se serve, sarà sempre rappresentata in tutte le sedi deputate».
Pr

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