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Kit rapidi per scovare gli asintomatici: migliaia in altre Regioni, in Molise no

Kit rapidi per scovare gli asintomatici: migliaia in altre Regioni, in Molise no

L’emergenza sanitaria ha parole e volti chiave. Il tampone è ormai il vocabolo entrato nel lessico familiare L’esame che indica con precisione l’eventuale contagio da Covid-19. Ma c’è anche un’altra strada, che potrebbe essere percorsa non in alternativa bensì a supporto dell’esigenza di ‘scovare’ il coronavirus, anche e soprattutto nelle categorie più esposte e fra gli asintomatici.
Le Regioni Campania, Umbria e Puglia, ad esempio, hanno deciso di procedere con indagini a tappeto utilizzando il test rapido per il rilevamento qualitativo di anticorpi IgG e IgM per il 2019-nCoV in campioni umani di sangue intero. Tempi ridottissimi, costi in linea con qualsiasi altro test (ad esempio quello di gravidanza) visto che si aggirano sui 25 euro e un livello di attendibilità parecchio elevato (intorno al 97%). Le decisioni assunte per consentire questo screening sierologico – un supporto importante alla valutazione della circolazione del Covid-19 visto che coinvolge soggetti asintomatici – non sono univoche. Molti dinieghi all’utilizzo, scelte diverse operate dalle Regioni. Ma, ad esempio, in Puglia dove il test rapido parte dagli operatori sanitari dell’Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, ne accerta la validità e l’utilità in un momento in cui bisogna fare davvero presto, uno dei massimi epidemiologi italiani. Quel professor Lopalco chiamato dal presidente Emiliano a dirigere il coordinamento epidemiologico della Regione Puglia. È proprio lui che sottolinea come i test rapidi, «pur non essendo ancora validati per fare diagnosi individuali di malattia, sono comunque in grado di fornire importanti informazioni scientifiche sulla modalità di circolazione dei virus. Alla luce degli esiti di questa sperimentazione – ha spiegato dalle colonne di un quotidiano locale qualche giorno fa – valuteremo l’estensione di questi test rapidi ad altre strutture ospedaliere. La scienza ha bisogno dei suoi tempi, in questo caso parliamo di pochi giorni di sperimentazione che però saranno fondamentali per stabilire se questo metodo dei test rapidi è quello più utile per le nostre finalità di prevenzione e analisi».
Il test rapido utilizza un metodo colorimetrico, con un prelievo capillare attraverso la puntura del polpastrello. In 30 minuti dal prelievo consente di rilevare se sono presenti anticorpi anticoronavirus nelle due tipologie: immunoglobuline M, che marcano la risposta immunitaria precoce, e immunoglobuline G che marcano la risposta immunitaria successiva. Quasi 3mila i kit che saranno utilizzati in Puglia.
L’Oms, come è ormai noto, raccomanda di fare il test «a qualsiasi persona che potrebbe aver contratto l’infezione da coronavirus» in modo da ‘trovare’ gli asintomatici o chi, apparentemente, non ha sintomi e spezzare in questo modo la catena del contagio.
In Italia, le Regioni hanno scelto strade diverse. L’analisi dei tamponi è molto complessa e dura diverse ore, per questo si cerca di ‘sperimentare’ un test rapido che consenta ai medici di conoscere subito la presenza del Covid-19 nel paziente sospetto. Anche su persone senza sintomi.
In Umbria si farà ricorso a due tipologie di test, uno immunologico e l’altro molecolare, attraverso 15mila kit. La Regione ha deciso di scovare il Covid 19 andando a campionare oltre che gli operatori delle strutture pubbliche e private, anche le categorie dei lavoratori essenziali – quelli che non si sono fermati dall’inizio dell’emergenza e dall’entrata in vigore delle misure restrittive, che continuano ad avere contatti con migliaia di persone – come ad esempio gli addetti al commercio.
Cercare di individuare prima di tutto gli asintomatici consente di isolare i positivi, i contatti e di fatto arginare il contagio.
Anche la Regione Campania ha acquistato un milione di kit. Arrivano oggi, ha spiegato il presidente De Luca, e saranno utilizzati per «fare in primo luogo un’attività di tutela del personale medico, infermieristico, sanitario». Se cresce la quantità di medici contagiati, ha aggiunto, faticheremo a tenere aperti gli ospedali. Poi, ancora De Luca, si può pensare di sottoporre a screening il personale impegnato nel trasporto pubblico, chi lavora nei supermercati o negli uffici più a contatto col pubblico. Meno attendibile del tampone, ha ammesso De Luca, ma il test veloce consente di fotografare la situazione e il livello di gravità.
A Sky tg 24 ieri pomeriggio, inoltre, il governatore dell’Emilia Romagna Bonaccini ha riferito che nella sua regione si stanno effettuando migliaia di test veloci. E in Toscana il presidente Rossi ha annunciato già il 20 marzo l’avvio dello screening sierologico.
E in Molise? Al momento non pare essere stata presa in considerazione l’idea di poter procedere in tale direzione sebbene i numeri della popolazione potrebbero favorire un vero e proprio screening di massa. Certo, è il caso di ribadirlo, il test rapido non sostituisce il tampone che, a questo punto, potrebbe essere processato solo per chi risulti positivo al primo step, cioè il prelievo del sangue. Un’idea, chissà se qualcuno non ci abbia già pensato.

red.pol.

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