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Nascere ai tempi del coronavirus, papà presenti al parto con le videochiamate

Nascere ai tempi del coronavirus, papà presenti al parto con le videochiamate

«Dovremmo contare anche chi nasce, non solo chi muore. È la vita che sboccia, ostinatamente, in barba alle avversità».
Al magazine Vita, il filosofo Leonardo Caffo ha raccontato così l’emozione per la nascita, il 12 marzo, della sua prima figlia.
Nascere ai tempi del coronavirus: non è semplice, per le mamme soprattutto. Ma è al contempo un segnale, in direzione ostinata e contraria alla malattia che sta sconvolgendo il mondo, che il futuro è qui, a portata di mano.
Più difficile partorire psicologicamente parlando, dunque, per le misure di sicurezza che gli ospedali sono chiamati a rispettare e far rispettare in piena pandemia. A Campobasso le misure diramate dall’azienda sanitaria sono le più stringenti perché il Cardarelli è hub di riferimento per il Covid.
Visite interdette, nel reparto di ginecologia, da settimane per evitare ogni potenziale rischio di contagio. Pure le prestazioni intramoenia sono sospese. Si effettuano solo gli esami indifferibili, come la morfologica e l’amniocentesi, naturalmente con le adeguate protezioni. Degenti e personale hanno sempre la mascherina. Un caso di positività comporterebbe la chiusura del reparto per la sanificazione e uno screening su pazienti e personale non certamente immediato. Al momento del parto non è possibile che ci sia il marito. Nessun familiare, proprio in virtù delle disposizioni di sicurezza dettate per il centro Covid.
Le partorienti, però, non sono sole ovviamente. L’équipe coordinata dal responsabile del reparto Franco Doganiero le assiste con le attenzioni di sempre, anzi con più attenzioni. «La gravidanza e il parto ancora di più sono momenti importantissimi e delicati per una donna. Ci rendiamo perfettamente conto, perciò, di cosa significa che non possa esserci il marito o una persona di fiducia. Per questo – racconta il dottore Doganiero – le ostetriche si sono organizzate per far partecipare comunque i familiari, il marito principalmente, con le videochiamate. Un modo per garantire la sicurezza imposta dalle linee guida e dal buon senso in questo momento così difficile e anche la presenza delle persone che amano la partoriente».
r.i.

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